Tutto sul Santo Rosario

Indice dei contenuti

Importanza del Santo Rosario -  ALCUNE PROMESSE di MARIA SS. ai devoti del Rosario (fatte al domenicano B. Alano de la Roche) -

PROMESSE DELLA VERGINE MARIA A COLORO CHE PORTANO SEMPRE CON SE' LA CORONA DEL SANTO ROSARIO - LO STRANO EPISODIO DI PADRE TARDIF - Indicazioni per il "rosario" - La meravigliosa storia del Rosario - Rosarium Virginis Mariæ -

Dalla Lettera Apostolica DI   S.S. GIOVANNI PAOLO II - Preghiamo il Rosario

 

Importanza del Santo Rosario

Si consiglia l’integrale lettura del documento di Giovanni Paolo II “Rosarium Virginis Mariae”

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_letters/documents/hf_jp-ii_apl_20021016_rosarium-virginis-mariae_it.html 

 

“5. Il 16 ottobre 2002 ho proclamato l'"Anno del Rosario" ed ho invitato tutti i figli della Chiesa a fare di questa antica preghiera mariana un esercizio semplice e profondo di contemplazione del volto di Cristo. Recitare il Rosario significa infatti imparare a guardare Gesù con gli occhi di sua Madre, amare Gesù con il cuore di sua Madre. Consegno oggi idealmente anche a voi, cari giovani, la corona del Rosario. Attraverso la preghiera e la meditazione dei misteri, Maria vi guida con sicurezza verso il suo Figlio! Non vergognatevi di recitare il Rosario da soli, mentre andate a scuola, all'università o al lavoro, per strada e sui mezzi di trasporto pubblico; abituatevi a recitarlo tra voi, nei vostri gruppi, movimenti e associazioni; non esitate a proporne la recita in casa, ai vostri genitori e ai vostri fratelli, poiché esso ravviva e rinsalda i legami tra i membri della famiglia. Questa preghiera vi aiuterà ad essere forti nella fede, costanti nella carità, gioiosi e perseveranti nella speranza.”

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
PER LA XVIII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
(13 APRILE 2003)

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/messages/youth/documents/hf_jp-ii_mes_20030311_xviii-world-youth-day_it.html

 

I MISTERI DEL ROSARIO

Riteniamo essenziale riportare alcune frasi bibliche che evidenziano l’importanza della preghiera. Il Santo Rosario, dopo la Santa Messa, è da considerarsi la preghiera più efficace come dimostrano le sotto riportate affermazioni della Madonna, dei santi e le conferme del demonio durante gli esorcismi.

 

·         "Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova ed a chi bussa sarà aperto". (Mt. 7,7)

·         "In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro". (Mt. 18,19)

·         "In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nel mio nome. Chiedete ed otterrete, perché la vostra gioia sia piena". (Gv. 16,23 seg.)

 

ALCUNE PROMESSE

di MARIA SS. ai devoti del Rosario

(fatte al domenicano B. Alano de la Roche)

 

Ø      A tutti coloro che reciteranno il mio Rosario prometto la mia specialissima protezione.

Ø      Il Rosario sarà un'arma potentissima contro l'inferno, distruggerà i vizi, dissiperà il peccato e abbatterà le eresie.

Ø      Chi si raccomanderà col Rosario non perirà.

Ø      Chiunque reciterà devotamente il S. Rosario, con la meditazione dei Misteri, si convertirà se peccatore, crescerà in grazia se giusto e sarà fatto degno della vita eterna.

Ø      Io libero ogni giorno dal Purgatorio le anime devote del mio Rosario.

Ø      I veri figlioli del mio Rosario godranno di una grande gioia in Cielo.

Ø      Ciò che chiederai col Rosario, l'otterrai.

Ø      Coloro che propagano il mio Rosario saranno da me soccorsi in ogni loro necessità.

Ø      La devozione del Santo Rosario è un gran segno di predestinazione.

(Il Santo Rosario meditato)- Ed. Parrocchia S. Antonio a Posillipo-Napoli-pag.3 seg.

 

·         Maria in persona: "Premunitevi della corona come di un'arma e fate che nelle vostre case echeggi come un canto armonioso, canto d'amore, questa formidabile preghiera, formidabile per potenza, per forza e per grazia. Nessun devoto del mio Rosario perirà". (Dagli scritti di un Missionario della Consolata).

·         S. Vincenzo Dè Paoli: "Dopo la S. Messa, la devozione al Rosario ha fatto scendere nelle anime più grazie che tutte le altre devozioni, e con le sue "Ave Maria" compie più miracoli di ogni altra preghiera".

·         Il Santo Curato d'Ars: "Una sola "Ave Maria" ben detta fa tremare l'inferno".

·         San Luigi Maria De Montfort: "L'Ave Maria ben detta (con attenzione, devozione e modestia), secondo i Santi è il nemico che mette in fuga il diavolo, è il martello che lo schiaccia, la santificazione e fecondità dell'anima, la gioia degli Angeli, la melodia dei predestinati, il cantico del Nuovo Testamento, la gloria della SS. Trinità, il piacere di Maria, un bacio casto e amoroso che le si dà...".

·         San Giovanni Bosco: "Il Rosario è una continuazione di Ave Maria, con le quali si possono battere, vincere, distruggere tutti i demoni dell'inferno".

·         Lucia di Fatima: "Per il potere che il Padre ha dato, in questi ultimi tempi, al Rosario non c'è' problema personale, nè familiare, nè nazionale, nè internazionale, che non si possa risolvere con il Rosario".

·         Satana, costretto nel nome di Dio dall'esorcista, ha dovuto parlare del Rosario.

·         Ecco perchè, in un celebre esorcismo, Lucifero, cioè satana in persona, fu costretto ad affermare: "Dio ha dato a Lei (la Madonna) il potere di scacciarci, e Lei lo fa con il Rosario, che ha reso potente. Per questo il Rosario è la preghiera (dopo la Santa Messa) più forte, la più esorcizzante. Esso è il nostro flagello (sic!), la nostra rovina, la nostra sconfitta...

·         Il Rosario ci vince sempre, ed è la sorgente di grazie incredibili per quanti lo recitano intero (15 misteri). Per questo noi lo avversiamo e lo combattiamo con tutte le nostre forze, ovunque, ma specialmente nelle Comunità (principalmente la famiglia, chiesa domestica - Concilio Vaticano II), la cui forza spezzerebbe ogni nostra resistenza.

·         Molte di esse lo sanno: non vi è male che possa resistere ad un Rosario intero comunitario (principalmente familiare - Veggente Viska di Medjugorje).

·         Lucifero (durante un altro esorcismo): "È più potente il Rosario (intero e recitato col cuore) dell'Esorcismo solenne. Il Rosario è più potente del bastone di Mosè!"

·         "Voglio che veniate qui il tredici del mese prossimo e che continuate a recitare il Rosario tutti i giorni in onore della Madonna del Rosario, per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra, perché soltanto lei vi potrà aiutare"

·         A questo punto fece alcune richieste che non ricordo bene. Quel che mi ricordo è che la Madonna disse che bisognava recitare il rosario per ottenere le grazie durante l'anno". (La Madonna ai bambini di Fatima)

·         "Cari figli! Oggi, come non mai, vi invito alla preghiera. Che la vostra preghiera sia preghiera per la pace. Satana è forte e vuole distruggere non solo la vita umana, ma anche la natura e il pianeta su cui vivete, perciò cari figli, pregate per poter essere protetti, mediante la preghiera, con la benedizione della pace di Dio. Dio mi ha mandata tra voi per aiutarvi. Se volete, aggrappatevi al Rosario, giacché solamente il Rosario può ottenere il miracolo nel mondo e nella vostra vita..." (Giovedì 25 gennaio 1991 - Messaggio dato dalla Madonna a Medjugorje).

·         "...Cari figli, rivestitevi dell'armatura contro Satana e vincetelo con il Rosario in mano...." (Giovedì 8.8.1985 - Messaggio dato dalla Madonna a Medjugorje).

·         Il Santo Rosario è compendio di tutto il vangelo (Pio XII)

·         Il Santo Rosario è pratica perfetta (Paolo VI)

 

Madonna di LourdesPROMESSE DELLA VERGINE MARIA A COLORO CHE PORTANO SEMPRE CON SE' LA CORONA DEL SANTO ROSARIO

 

1)      Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, saranno da me condotti a mio Figlio.

2)      Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, saranno da me aiutati nelle loro imprese.

3)      Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, impareranno ad amare la Parola e la Parola li farà liberi. Non saranno più schiavi.

4)      Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, ameranno sempre di più mio Figlio.

5)      Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, avranno una conoscenza più profonda di mio Figlio nella loro vita quotidiana.

6)      Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, avranno un desiderio profondo di vestire con decenza per non perdere la virtù della modestia.

7)      Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, cresceranno nella virtù della castità.

8)      Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, avranno una coscienza più profonda dei loro peccati e cercheranno sinceramente di correggere la propria vita.

9)      Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, avranno un profondo desiderio di diffondere il messaggio di Fatima.

10)  Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, sperimenteranno la grazia della mia intercessione.

11)  Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, avranno pace nella loro vita giornaliera.

12)  Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, saranno ripieni di un profondo desiderio di recitare il S. Rosario e meditare i Misteri.

13)  Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, saranno confortati nei momenti di tristezza.

14)  Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, riceveranno il potere di prendere decisioni sagge illuminati dallo Spirito Santo.

15)  Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, saranno invasi da un profondo desiderio di portare oggetti benedetti.

16)  Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, venereranno il mio Cuore immacolato e il Sacro Cuore di mio Figlio.

17)  Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, non useranno il nome di Dio invano.

18)  Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, avranno una profonda compassione per Cristo crocifisso e aumenterà il loro amore per Lui.

19)  Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, saranno guariti da malattie fisiche, mentali ed emozionali.

20)  Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, avranno pace nelle proprie famiglie.

(Promesse fatte dalla Vergine durante varie apparizioni)

da "Tutti mi chiameranno Beata" di Padre Dario Betancourt - Ed. S. Michele (tel. 0974-845342 fax 845668), pag. 153 seg.

 

LO STRANO EPISODIO DI PADRE TARDIF

 

Padre Michele Vassallo ha raccontato il misterioso episodio che segue, estremamente emblematico del potere del Santo Rosario in quanto gli è stato"donato misteriosamente" dal grande taumaturgo ed esponente del Rinnovamento Carismatico Cattolico mondiale Padre E. Tardif, considerato  dall'Arcivescovo di Santiago (Mons. Flores)"…Uno dei più grandi uomini della Chiesa Cattolica negli ultimi decenni…".

·         Questo dono del Rosario costituisce una ulteriore convalida del valore del Santo Rosario: la preghiera dei miracoli.

- Durante la veglia di preghiera accadde un fatto strano: mi ritrovai a dialogare con P. Emiliano così come facevamo spesso durante la sua vita terrena. Gli dissi: "Padre, io non potrò più rivederti fino al giorno in cui avrò il privilegio di raggiungerti nella Gerusalemme Celeste. Mi resta di te solo il dolce ricordo del tuo paterno affetto, del tuo sorriso e della tua semplicità. Sei stato per me padre e maestro, il messaggero di Dio, la voce dello Spirito Santo. Ora mi lasci, così, all'improvviso senza darmi il tempo di accettare questo vuoto. Mi vergogno quasi a confessartelo, ma in tutti questi anni ho sempre desiderato chiederti un oggetto qualsiasi che ti appartenesse al fine di conservarlo in tuo ricordo…Avrei tanto voluto avere il coraggio di esternarti questo mio desiderio, ma ora è troppo tardi. Tu sei partito…"

Dopo qualche altro minuto di silenzio mi resi conto di essere un po’ stanco, quindi decisi di recarmi in cucina per bere un bicchiere d'acqua. Mi ero appena seduto quando arrivò una delle guardie che vegliava la salma e preoccupato mi disse: "Padre, dovrei chiederle un favore. Stranamente, nelle mani di Padre Emiliano, è capitata una corona del rosario. Al collo ne ha già una. Non capisco chi abbia potuto mettergliene una seconda nelle mani! Dovremmo toglierla ma non vorrei farlo io. Vorrei che lo facesse lei che è un sacerdote ed era un suo intimo amico-. Queste parole mi risuonarono come una risposta di P. Emiliano…Quella corona era il dono per me, ecco perché dovevo essere io a toglierla dalle sua mani per conservarla in suo ricordo. Tornai nella cappella, mi avvicinai alla bara e con molta attenzione presi la corona e la posi in un fazzoletto. Provai una dolce sensazione.Sembrava che Padre Emiliano mi stesse sorridendo. La posi in tasca e la conserverò gelosamente fino alla fine dei miei giorni. -

Da "P. Emiliano Tardif- l'amico di Dio", di Padre Michele Vassallo, Ed. S. Michele (tel. 0974-845342 fax 845668), pag. 16/17

 

Poiché si sta diffondendo sempre più l’abitudine di recitare il Rosario secondo libere interpretazioni (ad esempio vengono sostituiti i misteri con altri episodi evangelici o addirittura con accadimenti della vita moderna; oppure viene eliminata una parte dell’Ave Maria e/o delle altre preghiere per essere sostituite da frasi bibliche o commenti umani ecc.) conviene rammentare ai “liberi pensatori” le sempre valide prescrizioni stabilite al riguardo da papa Paolo VI nella sua enciclica “Marialis Cultus

 

Indicazioni per il "rosario"

42. Vogliamo ora, fratelli carissimi, soffermarci alquanto sul rinnovamento di quel pio esercizio, che è stato chiamato " il compendio di tutto quanto il vangelo ": la corona della beata vergine Maria, il rosario. Ad essa i nostri predecessori hanno dedicato vigile attenzione e premurosa sollecitudine: ne hanno più volte raccomandata la recita frequente, favorita la diffusione, illustrata la natura, riconosciuta l’attitudine a sviluppare una preghiera contemplativa, che è insieme di lode e di supplica, ricordata la connaturale efficacia nel promuovere la vita cristiana e l’impegno apostolico. Anche noi, fin dalla prima udienza generale del nostro pontificato (13 luglio 1963), abbiamo dimostrato la nostra grande stima per la pia pratica del rosario, e in seguito ne abbiamo sottolineato il valore in molteplici circostanze, ordinarie alcune, gravi altre, come quando, in un’ora di angoscia e di insicurezza, pubblicammo l’epistola enciclica "Christi matri" (15 settembre 1966), perché fossero rivolte supplici preghiere alla beata Vergine del rosario, per implorare da Dio il bene supremo della pace; appello che abbiamo rinnovato nella nostra esortazione apostolica "Recurrens mensis october" (7 ottobre 1969), nella quale commemoravamo il quarto centenario della lettera apostolica "Consueverunt romani pontifices" del nostro predecessore s. Pio V, che in essa illustrò e, in qualche modo, definì la forma tradizionale del rosario.

43. Il nostro assiduo interesse verso il tanto caro rosario della beata vergine Maria ci ha spinto a seguire molto attentamente i numerosi convegni, dedicati in questi ultimi anni alla pastorale del rosario nel mondo contemporaneo: convegni promossi da associazioni e da persone che hanno profondamente a cuore la devozione del rosario, ed ai quali hanno partecipato vescovi, presbiteri, religiosi e laici di provata esperienza e di accreditato senso ecclesiale. Tra questi è giusto ricordare i figli di s. Domenico, per tradizione custodi e propagatori di così salutare devozione. Ai lavori dei convegni si sono affiancate le ricerche degli storici, condotte non per definire con intenti quasi archeologici la forma primitiva del rosario, ma per coglierne l’intuizione originaria, l’energia primigenia, la essenziale struttura. Da tali convegni e ricerche sono emerse più nitidamente le caratteristiche fondamentali del rosario, i suoi elementi essenziali e il loro mutuo rapporto.

44. Così, per esempio, è apparsa in più valida luce l’indole evangelica del rosario, in quanto dal vangelo esso trae l’enunciato dei misteri e le principali formule; al vangelo si ispira per suggerire, movendo dal gioioso saluto dell’angelo e dal religioso assenso della Vergine, l’atteggiamento con cui il fedele deve recitarlo; e del vangelo ripropone, nel susseguirsi armonioso delle Ave Maria, un mistero fondamentale - l’incarnazione del Verbo contemplato nel momento decisivo dell’annuncio fatto a Maria. Preghiera evangelica è, dunque, il rosario, come oggi forse più che nel passato amano definirlo i pastori e gli studiosi.

45. È stato, altresì, compreso più facilmente come l’ordinato e graduale svolgimento del rosario rifletta il modo stesso con cui il Verbo di Dio, inserendosi per misericordiosa determinazione nella vicenda umana, ha operato la redenzione: di essa il rosario considera, infatti, in ordinata successione i principali eventi salvifici che si sono compiuti in Cristo: dalla concezione verginale e dai misteri dell’infanzia fino ai momenti culminanti della pasqua - la beata passione e la gloriosa risurrezione - ed agli effetti che essa ebbe sia sulla chiesa nascente nel giorno di pentecoste, sia sulla vergine Maria nel giorno in cui, dopo l’esilio terreno, ella fu assunta in corpo e anima alla patria celeste. Ed è stato ancora osservato come la triplice partizione dei misteri del rosario non solo aderisca strettamente all’ordine cronologico dei fatti, ma soprattutto rifletta lo schema del primitivo annuncio della fede e riproponga il mistero di Cristo nel modo stesso in cui è visto da s. Paolo nel celebre inno della lettera ai Filippesi: umiliazione, morte, esaltazione ( Fil 2,6-11).

46. Preghiera evangelica, incentrata nel mistero dell’incarnazione redentrice, il rosario è, dunque, preghiera di orientamento nettamente cristologico. Infatti, il suo elemento caratteristico - la ripetizione litanica del " Rallegrati, Maria " - diviene anch’esso lode incessante a Cristo, termine ultimo dell’annuncio dell’angelo e del saluto della madre del Battista: " benedetto il frutto del tuo seno " (Lc 1,42). Diremo di più: la ripetizione dell’Ave, Maria costituisce l’ordito, sul quale si sviluppa la contemplazione dei misteri: il Gesù che ogni Ave, Maria richiama, è quello stesso che la successione dei misteri ci propone, di volta in volta, Figlio di Dio e della Vergine, nato in una grotta di Betlemme; presentato dalla madre al tempio; giovinetto pieno di zelo per le cose del Padre suo; Redentore agonizzante nell’orto; flagellato e coronato di spine; carico della croce e morente sul Calvario; risorto da morte e asceso alla gloria del Padre, per effondere il dono dello Spirito. È noto che, appunto per favorire la contemplazione e far corrispondere la mente alla voce, si usava un tempo - e la consuetudine si è conservata in varie regioni - aggiungere al nome di Gesù, in ogni "Ave Maria", una clausola che richiamasse il mistero enunciato.

47. Si è pure sentita con maggiore urgenza la necessità di ribadire, accanto al valore dell’elemento della lode e dell’implorazione, l’importanza di un altro elemento essenziale del rosario: la contemplazione. Senza di essa il rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule e di contraddire all’ammonimento di Gesù: " Quando pregate, non siate ciarlieri come i pagani, che credono di essere esauditi in ragione della loro loquacità " (Mt 6,7). Per sua natura la recita del rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano all’orante la meditazione del misteri della vita del Signore, visti attraverso il cuore di colei che al Signore fu più vicina, e ne dischiudano le insondabili ricchezze.

48. Dalla riflessione contemporanea sono stati, infine, compresi con maggior precisione i rapporti intercorrenti tra liturgia e rosario. Da una parte, è stato sottolineato come il rosario sia quasi un virgulto germogliato sul tronco secolare della liturgia cristiana, per il quale gli umili venivano associati al cantico di lode ed alla universale intercessione della chiesa; dall’altra, è stato osservato che ciò è avvenuto in un’epoca - il declino del medioevo -, in cui lo spirito liturgico era in decadenza e si verificava un certo allontanamento dei fedeli dalla liturgia in favore di una devozione sensibile verso l’umanità di Cristo e verso la beata Vergine Maria. Se in tempi non lontani poté sorgere nell’animo di alcuni il desiderio di vedere annoverato il rosario tra le espressioni liturgiche ed in altri, per la preoccupazione di evitare errori pastorali del passato, una ingiustificata disattenzione verso il medesimo rosario, oggi il problema si può facilmente risolvere alla luce dei principi della costituzione "Sacrosanctum concilium": le celebrazioni liturgiche e il pio esercizio del rosario non si devono né contrapporre né equiparare. Ogni espressione di preghiera riesce tanto più feconda, quanto più conserva la sua vera natura e la fisionomia che le è propria. Riaffermato quindi il valore preminente delle azioni liturgiche, non sarà difficile riconoscere come il rosario sia un pio esercizio che si accorda facilmente con la sacra liturgia. Come la liturgia, infatti, esso ha un’indole comunitaria, si nutre della sacra scrittura e gravita intorno al mistero di Cristo. Sia pure su piani di realtà essenzialmente diversi, l’anamnesi della liturgia e la memoria contemplativa del rosario hanno per oggetto i medesimi eventi salvifici compiuti da Cristo. La prima rende presenti, sotto il velo dei segni ed operanti in modo arcano, i più grandi misteri della nostra redenzione; la seconda, con il pio affetto della contemplazione, rievoca quegli stessi misteri alla mente dell’orante e ne stimola la volontà perché da essi attinga norme di vita. Stabilita questa sostanziale differenza, non è difficile comprendere come il rosario sia un pio esercizio che dalla liturgia ha tratto motivo e, se praticato secondo la ispirazione originaria, ad essa naturalmente conduce, pur senza varcarne la soglia. Infatti, la meditazione dei misteri del rosario, rendendo familiari alla mente e al cuore dei fedeli i misteri del Cristo, può costituire un’ottima preparazione alla celebrazione di essi nell’azione liturgica e divenirne poi eco prolungata. È, tuttavia, un errore, purtroppo ancora presente in qualche luogo, recitare il rosario durante l’azione liturgica.

49. La corona della beata vergine Maria, secondo la tradizione accolta dal nostro predecessore s. Pio V e da lui autorevolmente proposta, consta di vari elementi, organicamente disposti: a) la contemplazione in comunione con Maria di una serie di misteri della salvezza, sapientemente distribuiti in tre cicli, che esprimono il gaudio dei tempi messianici, il dolore salvifico di Cristo, la gloria del Risorto che inonda la chiesa; contemplazione che, per sua natura, conduce a pratica riflessione e suscita stimolanti norme di vita; b) l’orazione del Signore, o Padre nostro, che per il suo immenso valore è alla base della preghiera cristiana e la nobilita nelle sue varie espressioni.

c) la successione litanica dell’Ave, Maria, che risulta composta dal saluto dell’angelo alla Vergine (cf. Lc 1,25) e dal benedicente ossequio di Elisabetta (cf. Lc 1,42), a cui segue la supplica ecclesiale "Sante Maria". La serie continuata delle "Ave, Maria" è caratteristica peculiare del rosario, e il loro numero, nella forma tipica e plenaria di centocinquanta, presenta una certa analogia con il salterio ed è un dato risalente all’origine stessa del pio esercizio. Ma tale numero, secondo una comprovata consuetudine, diviso in decadi annesse ai singoli misteri, si distribuisce nei tre cicli anzidetti, dando luogo alla corona di cinquanta Ave, Maria, la quale è entrata nell’uso come misura normale del medesimo esercizio e, come tale, è stata adottata dalla pietà popolare e sancita dai sommi pontefici, che la arricchirono anche di numerose indulgenze; d) la dossologia Gloria al Padre che, conformemente ad un orientamento comune alla pietà cristiana, chiude la preghiera con la glorificazione di Dio, uno e trino, dal quale, per il quale e nel quale sono tutte le cose (cf. Rm 11,36).

50. Questi sono gli elementi del santo rosario. Ognuno di essi ha la sua indole propria che, saggiamente compresa e valutata, deve riflettersi nella recita, perché il rosario possa esprimere tutta la sua ricchezza e varietà. Detta recita, pertanto, diventerà grave e implorante nell’orazione del Signore; lirica e laudativa nel calmo fluire delle Ave, Maria; contemplativa nell’attenta riflessione intorno ai misteri; adorante nella dossologia. E ciò deve avvenire nelle varie forme, in cui si è soliti recitare il rosario: o privatamente, quando l’orante si raccoglie nell’intimità con il suo Signore; o comunitariamente, in famiglia o tra fedeli riuniti in gruppo, per creare le condizioni di una particolare presenza del Signore (cf. Mt 18,20); o pubblicamente, cioè in assemblee nelle quali è convocata la comunità ecclesiale.

51. In tempi recenti sono stati creati alcuni pii esercizi, che traggono ispirazione dal rosario. Tra essi, desideriamo indicare e raccomandare quelli che inseriscono nello schema consueto delle celebrazioni della parola di Dio alcuni elementi del rosario della beata Vergine, quali la meditazione dei misteri e la ripetizione litanica del saluto angelico. Tali elementi acquistano così maggior risalto, essendo inquadrati nella lettura di testi biblici, illustrati con l’omelia, circondati da pause di silenzio, sottolineati con il canto. Ci rallegra sapere che tali esercizi hanno contribuito a far comprendere più compiutamente le ricchezze spirituali del rosario stesso ed a rivalutarne la pratica presso associazioni e movimenti giovanili.

52. Vogliamo ora, in continuità di intendimenti con i nostri predecessori, raccomandare vivamente la recita del rosario in famiglia. Il concilio Vaticano II ha messo in luce come la famiglia, cellula prima e vitale della società, "grazie all’amore scambievole dei suoi membri e alla preghiera a Dio elevata in comune, si riveli come il santuario domestico della chiesa". La famiglia cristiana, quindi, si presenta come una chiesa domestica, se i suoi membri, ciascuno nell’ambito e nei compiti che gli sono propri, tutti insieme promuovono la giustizia, praticano le opere di misericordia, si dedicano al servizio dei fratelli, prendono parte all’apostolato della più vasta comunità locale e si inseriscono nel suo culto liturgico; ed ancora, se innalzano in comune supplici preghiere a Dio: ché, se non ci fosse questo elemento, le verrebbe a mancare il carattere stesso di famiglia cristiana. Perciò, al recupero della nozione teologica della famiglia come chiesa domestica, deve coerentemente seguire un concreto sforzo per instaurare nella vita familiare la preghiera in comune.

53. Conformemente alle direttive conciliari, i principi e norme per la liturgia delle ore giustamente annoverano il nucleo familiare tra i gruppi, a cui si addice la celebrazione in comune dell’ufficio divino: " È cosa lodevole (...) che la famiglia, santuario domestico della chiesa, oltre alle comuni preghiere celebri anche, secondo l’opportunità, qualche parte della liturgia delle ore, inserendosi così più intimamente nella chiesa ". Nulla deve essere lasciato intentato, perché questa chiara e pratica indicazione trovi nelle famiglie cristiane crescente e gioiosa applicazione.

54. Ma, dopo la celebrazione della liturgia delle ore - culmine a cui può giungere la preghiera domestica -, non v’è dubbio che la corona della beata vergine Maria sia da ritenere come una delle più eccellenti ed efficaci " preghiere in comune ", che la famiglia cristiana è invitata a recitare. Noi amiamo, infatti, pensare e vivamente auspichiamo che, quando l’incontro familiare diventa tempo di preghiera, il rosario ne sia espressione frequente e gradita. Siamo ben consapevoli che le mutate condizioni della vita degli uomini non favoriscono, ai nostri giorni, la possibilità di riunione tra familiari e che, anche quando ciò avviene, non poche circostanze rendono difficile trasformare l’incontro della famiglia in occasione di preghiera. È cosa difficile, senza dubbio. Ma è pur caratteristico dell’agire cristiano non arrendersi ai condizionamenti ambientali, ma superarli; non soccombere, ma elevarsi. Perciò, le famiglie che vogliono vivere in pienezza la vocazione e la spiritualità propria della famiglia cristiana, devono dispiegare ogni energia per eliminare tutto ciò che ostacola gli incontri in famiglia e le preghiere in comune.

55. Concludendo queste osservazioni, testimonianza della sollecitudine e della stima di questa sede apostolica per il rosario mariano, vogliamo raccomandare, tuttavia, che nel diffondere così salutare devozione non ne vengano alterate le proporzioni, né essa sia presentata con inopportuno esclusivismo; il rosario è preghiera eccellente, nei riguardi della quale però il fedele deve sentirsi serenamente libero, sollecitato a recitarlo, in composta tranquillità, dalla sua intrinseca bellezza.

 

 

 

La meravigliosa storia del Rosario


di Massimo Introvigne


Da dove viene il Rosario, ancora oggi la preghiera preferita da centinaia di milioni di cattolici in tutto il mondo? Anne Winston-Allen, docente di germanistica alla Southern Illinois University, negli Stati Uniti d'America, fa il punto sulla questione - per la verità non poco controversa - in un volume pubblicato dalla Pennsylvania State University Press: Stories of the Rose. The Making of the Rosary in the Middile Ages, "Storie della rosa. La formazione del rosario nel medioevo" [1]. Riccamente illustrato, il libro non propone ipotesi rivoluzionarie. Ha tuttavia il merito di mettere a disposizione del pubblico i risultati di ricerche comparse spesso solo su riviste specializzate - dalla Germania agli Stati Uniti d'America e all'Italia -, non sempre facilmente accessibili.

Molte delle controversie storiografiche derivano dalla definizione stessa del temine "Rosario". Per alcuni si tratta semplicemente di una sequenza di Ave Maria, o comunque di preghiere cristiane ripetute per un numero definito di volte. La storiografia tradizionale riteneva che questo tipo di sequenze fosse di origine orientale. Da una radice indiana shivaita il mondo islamico aveva tratto l'abitudine di recitare in sequenza reiterata i novantanove nomi di Allah, servendosi di apposite catenelle di novantanove semi; un analogo sviluppo nel mondo buddhista, sempre derivato da una radice induista e con possibili influenze mussulmane, era stato fatto conoscere all'Europa da Marco Polo. I crociati - secondo questa ipotesi storiografica - avrebbero importato in Occidente e adattato alla preghiera cristiana una pratica di origine orientale. Oggi tuttavia ipotesi formulate alla fine del secolo scorso dallo specialista tedesco Thomas Esser [2] hanno trovato ampie conferme, e nessuno studioso dubita dell'esistenza di stringhe o di cordicelle utilizzate per la preghiera reiterata nel mondo cristiano fin dai tempi dei Padri del Deserto, nei secoli III e IV dopo Cristo, ben prima delle crociate. Catenelle che si avvicinano già ai nostri rosari sono appartenute a Gertrude, figlia di Pipino I di Francia, morta nel 659, e a Lady Godiva di Coventry, morta nel 1041. L'uso di strumenti per tenere il conto di preghiere ripetute e così più antico della stessa Ave Maria, le quali origini risalgono al settimo secolo ma che si afferma nella forma attuale soltanto intorno all'anno Mille. Sembra che gli strumenti fossero inizialmente utilizzati per ripetere un certo numero di volte il Padre Nostro, da cui il nome di paternoster attribuito a un antenato dei nostri rosari. Cesario di Heistebach (1180-1240) loda le virtù di una matrona che aveva l'abitudine di recitare regolarmente cinquanta Ave Maria, e storie simili diventano relativamente comuni fra i secoli XII e XIII. I laici usano corone o rosari - zaplet in tedesco e hoedekins in fiammingo - da cinquanta, cento o centocinquanta Ave Maria; i religiosi e le religiose vanno anche molto oltre, come le domenicane del convento di Unterlinden, a Colmar, in Germania, che nel secolo XIII s'impegnavano a recitare mille Ave Maria al giorno e duemila nei giorni di festa. Non vi è dubbio, pertanto, che la pratica di recitare più volte la stessa preghiera servendosi di appositi strumenti sia di origine molto antica nel mondo cristiano, prescinda da derivazioni islamiche e sia stata applicata all'Ave Maria a partire almeno dal dodicesimo secolo.

Per altri autori - ed è questa la terminologia preferita dalla stessa Anne Winston-Allen - perché si possa propriamente parlare di Rosario non è sufficiente la semplice reiterazione della stessa preghiera. Specifico del Rosario è in fatti l'abbinamento simultaneo di una sequenza di Ave Maria e di una serie di meditazioni sulla vita di Gesù Cristo e della Vergine. A partire almeno dalla storia del Rosario pubblicata don Franz M. Willam nel 1948 [3], gli storici ripetono che il Rosario rappresenta un'evoluzione dei salteri della Beata Vergine Maria, dove venivano ripetuti dapprima centocinquanta salmi con antifone cristologiche e mariane, poi solo le antifone o le antifone accompagnate da un Padre Nostro o da un'Ave Maria. Anne Winston-Allen osserva tuttavia che queste teorie non spiegano come si sia passati alle vere e proprie meditazioni sulla storia della salvezza, assenti nei salteri. A questo proposito tre teorie hanno dominato la ricerca storica. Una versione tradizionale, diffusa nel mondo cattolico sino alla fine del secolo XIX, attribuiva la nascita del Rosario meditato a san Domenico (1170-1221).Per circa un secolo, dagli anni 1880 al 1977, gli storici hanno seguito Thomas Esser secondo cui l'attribuzione tradizionale a san Domenico è il risultato di una confusione con un altro Domenico, un certosino di Treviri chiamato Domenico di Prussia (1384-1460), vissuto due secoli dopo il fondatore dei domenicani e che sarebbe il vero "inventore" del Rosario. Nel 1977, tuttavia, Andreas Heinz [4] ha scoperto un manoscritto con un Rosario meditato precedente di oltre cento anni rispetto a quello di Domenico di Prussia - e apparentemente ignoto a quest'ultimo, nonostante la prossimità geografica -, recitato dalle suore cistercensi di San Tommaso sulla Kyll, a una quarantina di chilometri da Treviri, intorno al 1300. Ma non è neppure sicuro - osserva l'autrice americana - che il documento scoperto da Andreas Heinz sia davvero il primo Rosario - meditato - in assoluto. Oggi si vanno diffondendo presso gli storici teorie di un terzo tipo, secondo cui il passaggio dai salteri della Beata Vergine Maria al Rosario meditato è un processo dinamico e graduale, a coronamento del quale Domenico di Prussia mantiene un ruolo fondamentale per la diffusione popolare della devozione. La versione del Rosario di Domenico di Prussia era piuttosto diversa da quella che conosciamo oggi. Comprendeva cinquanta meditazioni, una per ogni Ave Maria.

Per i fedeli più semplici era ancora troppo difficile. Il domenicano Alano della Rupe (1428-1475) - un grande divulgatore della devozione, fondatore a Douai, in Francia, nel 1470 della prima confraternita del Salterio della Gloriosa Vergine Maria - obiettava che cinquanta Ave Maria erano troppo poche - ne chiedeva almeno centocinquanta -, e non amava il nome "Rosario", adottato invece - ma non inventato- dal certosino tedesco, colpevole di ricordare troppo la letteratura mondana che associava la rosa dell'amore profano. Alla fine tuttavia, osserva Anne Winston-Allen, i fedeli assicuravano il successo sia del nome "Rosario" sia di modelli non più complicati, ma più semplici rispetto a quello di Domenico. Dove esattamente siano stati adottati per prima gli attuali quindici misteri, cui corrispondono centocinquanta Ave Maria - nonché, quasi fin da subito, quindici Padre Nostro -, è oggetto di dispute fra gli storici. Si pensava che il metodo attuale fosse stato proposto per la prima volta da una delle più antiche opere a stampa sul Rosario, il Salterio di Nostra Signora, pubblicato per la prima volta a Basilea nel 1475 [5] è divenuto estremamente popolare nelle sei successive edizioni di Ulm [6], dove quindici incisioni - per altro non accompagnate da una spiegazione scritta - rappresentavano gli attuali misteri con il giudizio universale al posto della gloria del Paradiso o dell'incoronazione di Maria come quindicesimo mistero; la tradizione avverrà lentamente nel corso del Cinquecento. Tuttavia Stefano Orlandi nel 1965 [7] e Gilles Gèrard Meersseman nel 1977 hanno pubblicato gli statuti di confraternite fondate a Firenze nel 1481 e a Venezia nel 1480 che menzionano i quindici misteri, indizio possibile di una pratica italiana più antica, anche se Giovanni d'Erfordia, fondatore della confraternita di Venezia, era sua volta un domenicano tedesco. A poco a poco i quindici misteri vengono adottati anche dalle confraternite maggiori: la più importante era stata fondata a Colonia dal domenicano Jakobi Sprenger (1436 o 1438-1495) l' 8 settembre 1475, un giorno dopo la morte di Alano della Rupe, e contava fra i suoi primi membri l'imperatore Federico III. La storia delle confraternite del Rosario rappresenta un fenomeno sociale affascinante: in pochi anni arruolano centinaia di migliaia, forse milioni, di membri di tutte le classi sociali, e il loro carattere internazionale e autonomo suscita le lamentele di chi le considera un elemento capace di fare concorrenza al sistema delle parrocchie e delle diocesi: le controversie odierne in tema di movimenti, come si vede, non sono poi così nuove.

La storia raccontata da Anne Winston-Allen è, fino a questo punto, la storia di un successo di cui si avrebbe torto a sottovalutare, secondo la studiosa americana, la quantità spirituale, spesso tutt'altro che disprezzabile. Il lettore protestante, che ha familiarità soprattutto con le feroci polemiche di Lutero contro il Rosario meno di cinquant'anni dopo la fondazione della confraternita di Jakob Sprenger, solleverà facili obiezioni. Certo, osserva Anne Winston-Allen alcune deviazioni facilmente attaccate da Lutero si erano effettivamente verificate in Germania, come la pratica, ammessa da alcune confraternite, secondo i più ricchi potevano pagare terzi per recitare il Rosario al loro posto e lucrare comunque i relativi benefici e indulgenze. Ma sarebbe sbagliato considerare le deviazioni come uniformemente diffuse. D'altro canto il Rosario s'inserisce nelle case religiose all'interno della riforma detta "osservante" del Quattrocento, un fenomeno che tocca tutti i maggiori ordini religiosi, si propone di reagire ad alcuni degli stessi abusi più tardi denunciati da Lutero e anticipa la Riforma cattolica.

Se il Rosario recitato a pagamento per conto terzi corrisponde a una "teologia delle opere" che stupisce per la sua rozzezza, il successo del Rosario non nasce da questi abusi ma dal desiderio dei laici - e di non pochi religiosi - di meditare in modo ordinato e sistematico sulla storia della salvezza.

Il poco che si chiedeva ai più - un quarto d'ora di preghiera meditata al giorno -, conclude la studiosa americana, rispetto al molto che le confraternite promettevano, attirava paradossalmente l'attenzione - in un modo, forse, ormai estraneo alla mentalità di Lutero - proprio sulla centralità della fede e sulla gratuità della grazia. Sono questi i motivi per cui il Rosario ha resistito alle critiche dei suoi detrattori e agli stessi abusi di certi suoi incauti promotori, conservando nella pietà cattolica il ruolo centrale che ha ancora ai nostri giorni.

* Articolo anticipato, senza note e con il titolo redazionale "Rosario, un mistero che si snoda nei secoli", in "Avvenire. Quotidiano di ispirazione cattolica", anno XXXI, n. 71, 25-3-1998, p. 16 e in "Cristianità", Organo ufficiale di Alleanza Cattolica, anno XXVI, n. 275-276, marzo aprile 1998, pp. 5-7.

 

 

Rosarium Virginis Mariæ
 

 

 

Anno del Rosario

ottobre  MMII  ottobre  MMIII

a cura di Mons. Tommaso Stenico
Congregazione per il Clero - Città del Vaticano

 
  Dalla Lettera Apostolica di S.S. Giovanni Paolo II Rosarium Virginis Mariæ 

  I Misteri del Rosario - Distribuzione settimanale
 
Misteri della Gioia 
 
Misteri della Luce
  Misteri del Dolore 
  Misteri della Gloria  
  Salve Regina - Litanie alla Madonna - Preghiere 
  

 

 

Dalla Lettera Apostolica DI

  

S.S. GIOVANNI PAOLO II

  

Rosarium Virginis Mariæ
  

1. Il Rosario della Vergine Maria, sviluppatosi gradualmente nel secondo Millennio al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata da numerosi Santi e incoraggiata dal Magistero. Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell'intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all'esperienza della profondità del suo amore.

 

3. Recitare il Rosario, infatti, non è altro che contemplare con Maria il volto di Cristo. A dare maggiore rilevanza a questo invito … desidero che questa preghiera nel corso dell'anno venga particolarmente proposta e valorizzata nelle varie comunità cristiane. Proclamo, pertanto, l'anno che va dall'ottobre di quest'anno all'ottobre del 2003 Anno del Rosario.

 

6. A dare maggiore attualità al rilancio del Rosario si aggiungono alcune circostanze storiche. Prima fra esse, l'urgenza di invocare da Dio il dono della pace.

Analoga urgenza di impegno e di preghiera emerge su un altro versante critico del nostro tempo, quello della famiglia, cellula della società, sempre più insidiata da forze disgregatrici a livello ideologico e pratico, che fanno temere per il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile istituzione e, con essa, per le sorti dell'intera società.

 

12. Il Rosario, proprio a partire dall'esperienza di Maria, è una preghiera spiccatamente contemplativa. Per sua natura la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano nell'orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il Cuore di Colei che al Signore fu più vicina, e ne dischiudano le insondabili ricchezze.

 

19. Affinché il Rosario possa dirsi in modo più pieno 'compendio del Vangelo', è perciò conveniente che, dopo aver ricordato l'incarnazione e la vita nascosta di Cristo (misteri della gioia), e prima di soffermarsi sulle sofferenze della passione (misteri del dolore), e sul trionfo della risurrezione (misteri della gloria), la meditazione si porti anche su alcuni momenti particolarmente significativi della vita pubblica (misteri della luce). Questa integrazione di nuovi misteri, senza pregiudicare nessun aspetto essenziale dell'assetto tradizionale di questa preghiera, è destinata a farla vivere con rinnovato interesse nella spiritualità cristiana, quale vera introduzione alla profondità del Cuore di Cristo, abisso di gioia e di luce, di dolore e di gloria.

21. …Volendo indicare alla comunità cristiana cinque momenti significativi – misteri 'luminosi' – di questa fase della vita di Cristo, ritengo che essi possano essere opportunamente individuati: 1. nel suo Battesimo al Giordano, 2. nella sua auto-rivelazione alle nozze di Cana, 3. nell'annuncio del Regno di Dio con l'invito alla conversione, 4. nella sua Trasfigurazione e, infine, 5. nell'istituzione dell'Eucaristia, espressione sacramentale del mistero pasquale. Ognuno di questi misteri è rivelazione del Regno ormai giunto nella persona stessa di Gesù.

È mistero di luce innanzitutto il Battesimo al Giordano. Qui, mentre il Cristo scende, quale innocente che si fa 'peccato' per noi (cfr 2Cor 5, 21), nell'acqua del fiume, il cielo si apre e la voce del Padre lo proclama Figlio diletto (cfr Mt 3, 17 e par), mentre lo Spirito scende su di Lui per investirlo della missione che lo attende.

Mistero di luce è l'inizio dei segni a Cana (cfr Gv 2, 1-12), quando Cristo, cambiando l'acqua in vino, apre alla fede il cuore dei discepoli grazie all'intervento di Maria, la prima dei credenti.

Mistero di luce è la predicazione con la quale Gesù annuncia l'avvento del Regno di Dio e invita alla conversione (cfr Mc 1, 15), rimettendo i peccati di chi si accosta a Lui con umile fiducia (cfr Mc 2, 3-13; Lc 7, 47-48), inizio del ministero di misericordia che Egli continuerà ad esercitare fino alla fine del mondo, specie attraverso il sacramento della Riconciliazione affidato alla sua Chiesa (cfr Gv 20, 22-23).

Mistero di luce per eccellenza è poi la Trasfigurazione, avvenuta, secondo la tradizione, sul Monte Tabor. La gloria della Divinità sfolgora sul volto di Cristo, mentre il Padre lo accredita agli Apostoli estasiati perché lo ascoltino (cfr Lc 9, 35 e par) e si dispongano a vivere con Lui il momento doloroso della Passione, per giungere con Lui alla gioia della Risurrezione e a una vita trasfigurata dallo Spirito Santo.

Mistero di luce è, infine, l'istituzione dell'Eucaristia, nella quale Cristo si fa nutrimento con il suo Corpo e il suo Sangue sotto i segni del pane e del vino, testimoniando « sino alla fine » il suo amore per l'umanità (Gv 13, 1), per la cui salvezza si offrirà in sacrificio.

 

Come recitare il Rosario?

 

29. Enunciare il mistero, e magari avere l'opportunità di fissare contestualmente un'icona che lo raffiguri, è come aprire uno scenario su cui concentrare l'attenzione.

30. Per dare fondamento biblico e maggiore profondità alla meditazione, è utile che l'enunciazione del mistero sia seguita dalla proclamazione di un passo biblico corrispondente che, a seconda delle circostanze, può essere più o meno ampio.

31. L'ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. È opportuno che, dopo l'enunciazione del mistero e la proclamazione della Parola, per un congruo periodo di tempo ci si fermi a fissare lo sguardo sul mistero meditato, prima di iniziare la preghiera vocale.

32. Dopo l'ascolto della Parola e la focalizzazione del mistero è naturale che l'animo si innalzi verso il Padre. Gesù, in ciascuno dei suoi misteri, ci porta sempre al Padre, a cui Egli continuamente si rivolge, perché nel suo 'seno' riposa (cfr Gv 1, 18).

33. Le dieci Ave Maria. È questo l'elemento più corposo del Rosario e insieme quello che ne fa una preghiera mariana per eccellenza. Ma proprio alla luce dell'Ave Maria ben compresa, si avverte con chiarezza che il carattere mariano non solo non si oppone a quello cristologico, ma anzi lo sottolinea e lo esalta.

34. La dossologia trinitaria è il traguardo della contemplazione cristiana. Cristo è infatti la via che ci conduce al Padre nello Spirito.

36. Strumento tradizionale per la recita del Rosario è la corona.

La prima cosa da notare è come la corona converga verso il Crocifisso, che apre così e chiude il cammino stesso dell'orazione. In Cristo è centrata la vita e la preghiera dei credenti. Tutto parte da Lui, tutto tende a Lui, tutto, mediante Lui, nello Spirito Santo, giunge al Padre.

 

Intenzioni del Papa per la recita del Rosario

 

39. Oggi all'efficacia di questa preghiera consegno volentieri la causa della pace nel mondo e quella della famiglia.

 

40. Le difficoltà che l'orizzonte mondiale presenta in questo avvio di nuovo Millennio ci inducono a pensare che solo un intervento dall'Alto può far sperare in un futuro meno oscuro. Il Rosario è preghiera orientata per sua natura alla pace, per il fatto stesso che consiste nella contemplazione di Cristo, Principe della pace e « nostra pace » (Ef 2,14).

 

41. …il Rosario è anche, da sempre, preghiera della famiglia e per la famiglia. Un tempo questa preghiera era particolarmente cara alle famiglie cristiane, e certamente ne favoriva la comunione. Occorre non disperdere questa preziosa eredità. Bisogna tornare a pregare in famiglia e a pregare per le famiglie, utilizzando ancora questa forma di preghiera. La famiglia che prega unita, resta unita.

La famiglia che recita insieme il Rosario riproduce un po' il clima della casa di Nazareth: si pone Gesù al centro, si condividono con lui gioie e dolori, si mettono nelle sue mani bisogni e progetti, si attingono da lui la speranza e la forza per il cammino.

42. A questa preghiera è anche bello e fruttuoso affidare l'itinerario di crescita dei figli. Pregare col Rosario per i figli, e ancor più con i figli, educandoli fin dai teneri anni a questo momento giornaliero di « sosta orante » della famiglia, non è, certo, la soluzione di ogni problema, ma è un aiuto spirituale da non sottovalutare.

 

Il Rosario, un tesoro da riscoprire

 

43. Carissimi fratelli e sorelle! Una preghiera così facile, e al tempo stesso così ricca, merita davvero di essere riscoperta dalla comunità cristiana.

Che questo mio appello non cada inascoltato!

« O Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell'inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell'ora dell'agonia. A te l'ultimo bacio della vita che si spegne. E l'ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti. Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo ».

 

Dal Vaticano, il 16 ottobre dell'anno 2002, inizio del venticinquesimo di Pontificato.

 

GIOVANNI PAOLO II

 

Testo completo della Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae

 

 

 

 


 

I Misteri del Rosario

Dalla Lettera Apostolica

Rosarium Virginis Mariæ

 

 

La distribuzione nel tempo

 

38. Il Rosario può essere recitato integralmente ogni giorno, e non manca chi lodevolmente lo fa. Esso viene così a riempire di orazione le giornate di tanti contemplativi, o a tener compagnia ad ammalati ed anziani che dispongono di tempo abbondante. Ma è ovvio – e ciò vale a maggior ragione, se si aggiunge il nuovo ciclo dei mysteria lucis – che molti non potranno recitarne che una parte, secondo un certo ordine settimanale. Questa distribuzione settimanale finisce per dare alle varie giornate della settimana un certo 'colore' spirituale, analogamente a quanto la Liturgia fa con le varie fasi dell'anno liturgico.

 

Secondo la prassi corrente, il lunedì e il giovedì sono dedicati ai «misteri della gioia», il martedì e il venerdì ai «misteri del dolore», il mercoledì, il sabato e la domenica ai «misteri della gloria». Dove inserire i «misteri della luce»? Considerando che i misteri gloriosi sono riproposti di seguito il sabato e la domenica e che il sabato è tradizionalmente un giorno a forte carattere mariano, sembra consigliabile spostare al sabato la seconda meditazione settimanale dei misteri gaudiosi, nei quali la presenza di Maria è più pronunciata. Il giovedì resta così libero proprio per la meditazione dei misteri della luce.  

 

  Distribuzione settimanale

  Misteri della gioia

  Lunedì e sabato

  Misteri della luce

  Giovedì

  Misteri del dolore

  Martedì e venerdì

  Misteri della gloria

  Mercoledì e domenica

     

   
 

Le preghiere del Rosario

 

·    Dio vieni a salvarmi,

Signore vieni presto in mio aiuto.

 

·    Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era in principio ed ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

 

 

 

Padre nostro che sei nei Cieli, sia santificato il Tuo Nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 

  

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta tra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.

    
 

La preghiera di Fatima

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia.

  

  

Preghiere conclusive

  

  

Sotto la tua protezione ci rifugiamo, Santa Madre di Dio; non respingere le nostre suppliche e, nel momento della prova, liberaci da ogni pericolo, Vergine gloriosa e benedetta.

 

  

Ricordati, o piissima Vergine Maria, che non si è mai inteso al mondo che alcuno sia ricorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo aiuto, chiesto il tuo patrocinio e sia stato da te abbandonato.

Animato da una tale confidenza a te ricorro, o Madre, Vergine delle vergini, a te vengo, e, peccatore come sono, mi prostro ai tuoi piedi a domandare pietà.

Non volere, o Madre del divin Verbo, disprezzare le mie preghiere, ma benigna ascoltale ed esaudiscile.

Amen.

(S. Bernardo di Chiaravalle) 


 


 

 

 

Misteri della Gioia

 

Rosarium Virginis Mariæ
1° mistero della gioia
L’annunciazione del Signore

 
 
la Parola del Signore

 

L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.... Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio… nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».

(Lc 1, 26-37)  

 

La Fede della Chiesa

 

L’Annunciazione a Maria inaugura la “pienezza del tempo” (Gal 4,4), cioè il compimento delle promesse e delle preparazioni. Maria è chiamata a concepire colui nel quale abiterà “corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9). La risposta divina al suo “Come è possibile? Non conosco uomo” (Lc 1,34) è data mediante la potenza dello Spirito: “Lo Spirito Santo scenderà su di te” (Lc 1,35).

La missione dello Spirito Santo è sempre congiunta e ordinata a quella del Figlio. Lo Spirito Santo, che è “Signore e dà la vita”, è mandato a santificare il grembo della Vergine Maria e a fecondarla divinamente, facendo sì che ella concepisca il Figlio eterno del Padre in un’umanità tratta dalla sua.

 (Catechismo della Chiesa Cattolica 484, 485)

   
 

Meditazione

 

Dalla Maestà divina fu assunta l'umiltà della nostra natura, dalla forza la debolezza, da colui che è eterno, la nostra mortalità; e per pagare il debito, che gravava sulla nostra condizione, la natura impassibile fu unita alla nostra natura passibile. Tutto questo avvenne perché, come era conveniente per la nostra salvezza, il solo e unico mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, immune dalla morte per un verso, fosse, per l'altro, ad essa soggetto.

Vera, integra e perfetta fu la natura nella quale è nato Dio, ma nel medesimo tempo vera e perfetta la natura divina nella quale rimane immutabilmente. In lui c'è tutto della sua divinità e tutto della nostra umanità.

[Dalle "Lettere" di san Leone Magno, papa (Lett. 28 a Flaviano, 3-4; Pl. 54,763-767)]

 

 

Preghiamo

 

O Dio, che all’annunzio dell’Angelo hai voluto che il tuo Verbo si facesse uomo nel grembo della Vergine Maria: concedi al tuo popolo, che la onora come vera Madre di Dio, di godere sempre della sua intercessione presso di te.

 

 

Rosarium Virginis Mariæ
2° mistero della gioia
La visitazione della Vergine Maria

 

 

la Parola del Signore

 

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore». Allora Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva.

(Lc 1, 39-48)

   
 

La Fede della Chiesa

 

"Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni" (Gv 1,6). Giovanni è "pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre" (Lc 1,15; Lc 1,41) per opera dello stesso Cristo che la Vergine Maria aveva da poco concepito per opera dello Spirito Santo. La "visitazione" di Maria ad Elisabetta diventa così visita di Dio al suo popolo.

 (Catechismo della Chiesa Cattolica 717)

   
 

Meditazione


«L’anima mia magnifica il Signore ed il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore» (Lc 1, 46). Con queste parole Maria per prima cosa proclama i doni speciali a lei concessi, poi enumera i benefici universali con i quali Dio non cessò di provvedere al genere umano per l’eternità.

Queste parole, che stanno bene sulle labbra di tutte le anime perfette, erano adatte soprattutto alla beata Madre di Dio. Per un privilegio unico essa ardeva d’amore spirituale per colui della cui concezione corporale ella si rallegrava. A buon diritto ella poté esultare più di tutti gli altri santi di gioia straordinaria in Gesù suo salvatore. Sapeva infatti che l’autore eterno della salvezza, sarebbe nato dalla sua carne, con una nascita temporale e in quanto unica e medesima persona, sarebbe stato nello stesso tempo suo figlio e suo Signore.

[Dalle «Omelie» di san Beda il Venerabile, sacerdote (Lib. 1, 4; CCL 122, 25-26, 30)]
    
 

Preghiamo

 

O Dio, salvatore di tutti i popoli, che per mezzo della beata Vergine Maria, arca della nuova alleanza, hai recato alla casa di Elisabetta la salvezza e la gioia, fa’ che docili allo Spirito Santo possiamo anche noi portare Cristo ai fratelli e magnificare il tuo nome con inni di lode e con la santità della vita.

 

 

Rosarium Virginis Mariæ
3° mistero della gioia
La nascita di Gesù a Betlemme

 

 

la Parola del Signore

 

Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo avvenne perché si adempisse c