Il povero vero volto di Cristo

e L'AMORE DI PREFERENZA DI MARIA PER I POVERI

 

1. L'opzione di Dio per i poveri nella Bibbia

 

La Redemptoris Mater ripropone alla luce della dottrina conciliare il mistero di Maria all'interno del mistero di Cri­sto e della Chiesa. In quest'ottica Maria aiuta i credenti ad incontrare Cristo nell'autenticità del suo essere e a riscopri­re la Chiesa nella fedeltà alla sua missione alle soglie del ter­zo millennio dell'era cristiana.

Maria è profondamente permeata dello spirito dei "poveri di Jahvé", che nella preghiera dei salmi attendevano da Dio la loro salvezza, riponendo in Lui ogni fiducia. Ella, invero, proclama l'avvento del mistero della salvezza, la venuta del "Messia dei poveri". Attingendo dal cuore di Maria, dalla profondità della sua fede, espressa nelle parole del Magnificat, la Chiesa rinnova sem­pre meglio in sé la consapevolezza che non si può separare la verità su Dio che salva, su Dio che è fonte di ogni elargizione, dalla mani­festazione del suo amore di preferenza per i poveri e per gli umili1.

 

Il Dio della Bibbia è il Dio che ha privilegiato gli schia­vi in Egitto e in Palestina i poveri della Galilea:

Jahvé si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli - siete infatti il più piccolo di lutti i popoli - ma perché Jahvé vi ha amato e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri. Jahvé vi ha fatto uscire con mano potente e vi ha riscattati liberando­vi dalla condizione servile, dalla mano del faraone, re d'E­gitto (Dt 7,7-8).

L'Esodo è il canto di speranza dei poveri liberati dalla schiavitù; la monarchia davidica si manifesta come strumen­to di Jahvé in favore dei poveri; i profeti sono i difensori degli ultimi: i salmi documentano l'anelito e la fiducia dei poveri che si rivolgono a Jahvé come loro difensore; i libri sapienziali riconoscono che Dio privilegia i poveri.

 

2. Maria: la povera di Jahvé

 

II Nuovo Testamento è la realizzazione piena in Gesù Cristo della solidarietà di Dio con i poveri. Nella realizzazione di questo progetto Maria è momento fondamentale, espressione visibi­le ed autentica dei piani di Dio. Maria attende da Dio la salvez­za. In Lui ripone ogni fiducia, da povera consapevole ma ricca di speranza.

Il Vangelo di Luca contestualizza la realtà di povertà di Maria: abita a Nazaret, insignificante villaggio della Galilea; lei, vergine, fanciulla debole e indifesa, inesperta e semplice, "si turba" alle parole dell'angelo, rimane sconvolta ma dispo­nibile ai piani di Dio, senza difese, si arrende, proclamandosi "serva".

La sua apertura a Dio è totale, come totale è la sua apertu­ra verso i fratelli: "eccomi"; di suo non ha niente, tutto sa di avere da Dio e per i fratelli. Si mette in viaggio "verso la mon­tagna", "in fretta" va per mettersi al servizio di Elisabetta. Maria sperimenta nella sua vita che il rapporto con Dio si incrocia con il rapporto con l'uomo, un rapporto di solidarietà con il più povero, con Elisabetta anziana, sterile, sconvolta dalla sua maternità, impegno di servizio, di condivisione.

 

3. Il magnificat ossia l'esultanza dei poveri (Lc 1,46-56)

 

Nell'incontro con Elisabetta, nell'esperienza dell'amore di serva, c'è l'incontro con Dio che santifica Giovanni e fa esultare Maria perché "ha creduto nell'adempimento della parola del Signore" (Lc 1,45).

Maria in casa di Elisabetta proclama la sua realtà di "umile serva", amata dal suo salvatore "che ha fatto grandi

cose".

Lo sguardo di Maria si allarga dalla sua storia personale alla storia del suo popolo, dell'umanità intera, "proclama l'avvento del mistero della salvezza, la venuta del Messia dei poveri".2  Una venuta che sconvolge e trasforma la storia, abbatte gli schemi delle logiche umane. Una venuta destina­ta a demolire il potente, a "rovesciare i potenti", a "riman­dare i ricchi a mani vuote".

L'opera messianica del Cristo passa per il cuore dell'uo­mo e si irradia sulle strutture della società, lo libera alla radi­ce del suo essere o mina nella profondità la strutturazione del male, del peccato, delle realtà politiche, sociali, economiche che lo visibilizzano. In un'opera che mentre tende a distruggere tutto ciò che si oppone al piano di salvezza, rico­struisce il nuovo mondo "soccorrendo Israele suo servo", scegliendo i poveri, "innalzando gli umili", "ricolmando di beni gli affamati".

Maria esulta perché vede il realizzarsi in pienezza dello spirito dell'alleanza, sperimenta che "non si può superare la verità su Dio che è fonte di ogni elargizione, dalla manifestazione del suo amore di preferenza per i poveri e per gli umili, il quale, cantato nel magnificat, si trova poi espresso nelle parole e nelle opere di Gesù".3

 

4. L'Incarnazione: il volto di un povero

 

Maria esulta perché nell'incontro di condivisione tra poveri, tra lei ed Elisabetta, tra Giovanni e Gesù, vede la realizzazione del mistero di Dio, del Dio povero e dei pove­ri, che per mezzo di lei "serva" (Le 1,38) si manifesta in Gesù "assumendo la condizione di servo" (Fil 2, 7), "sce­gliendo ciò che nel mondo è debole" (1Cor 1,27). Lui che "da ricco si fa povero" (2Cor 8.8): di una povertà che scan­dalizza e disorienta: "Venne tra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto" (Gv 1,11). Lui, "il figlio del fabbro", sepol­to per trent’anni a Nazaret, morto da maledetto sulla croce. Il sì di Maria al progetto di Dio l'apre alla condivisione tota­le del mistero del Figlio "segno di contraddizione" (Lc 2,34). Con lui, rifiutato dall'albergo perché per lei "non c'e­ra posto", "lo da alla luce in una mangiatoia" (Lc 2,7). Maria, povera di Jahvé, accetta il Figlio povero, e in luì il popolo dei poveri. Da Betlemme a Nazaret, da Cana al Cal­vario, al Cenacolo, il mistero di Maria è intrinsecamente legalo al mistero del Cristo totale. Il Cristo lo si incontra con lei e il segno sicuro che garantisce l'autenticità del Messia è la povertà: "Oggi vi è nato nella città di Davide un salvato­re, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: trovere­te un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia" (Lc 2,11-12). L'opzione dei poveri è il criterio di autenticità dell'opera messianica del Cristo, la garanzia che l'alleanza si realizza, che la salvezza si compie, entra nella storia degli uomini. "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attendere un altro?" (Mt 11.3). La risposta di Gesù e chiara: "Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete. I ciechi recu­perano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guari­ti, ai poveri è predicata la buona novella" (Mt 11,4-5).

In Maria sono scelti i poveri, da Maria i poveri ricevono la risposta al loro anelito di liberazione: "Entrati, videro il bambino con Maria sua madre" (Lc 2,16). Maria in Cristo è legata inscindibilmente al cammino dei poveri, con Cristo ne diventa serva disponibile.

 

 

5. Maria: immagine e tipo della Chiesa dei poveri

 

Maria, immagine della Chiesa, tipo di essa, diventa il paradigma di ciò che la Chiesa, popolo dei poveri, è chiamata ad essere, a diventare. La missione di Cristo è la mis­sione di Maria, la missione di Maria è la missione della Chiesa. Si legge nel documento che il Concilio ha dedicato alla natura e alla missione della Chiesa:

Maria primeggia tra quegli umili e quei poveri del Signore che con fiducia attendono e ricevono da Lui la salvezza. E infine, con lei, la figlia di Sion per eccellenza, dopo la lunga attesa della pro­messa, si compiono i tempi.4

 

Nello stesso documento si aggiunge:

(...) come Cristo infatti è stato mandato dal Padre "ad annunziare la buona novella ai poveri, a guarire quelli che hanno il cuo­re contrito", "a cercare e salvare ciò che era perduto", cosi pure la Chiesa asseconda e circonda d'affettuosa cura quanti sono afflitti dalla umana debole debolezza, anzi, riconosce nei poveri e nei sofferenti l'immagine del suo fondatore, povero e sofferente, si fa premura dì sollevarne l'indigenza e in loro cerca di servire il Cristo. 5

 

La fedeltà della Chiesa alla vita e al messaggio di Cristo passa attraverso la fedeltà alla scelta preferenziale dei pove­ri. Lo ricorda il papa nella sua enciclica mariana:

(...) la Chiesa, pertanto, è consapevole - e nella nostra epoca tale consapevolezza si rafforza in modo particolare - (...) che si deve salvaguardare accuratamente l'importanza che i poveri e l'op­zione in favore dei poveri hanno nella parola del Dio vivo.6

 

Riscoprire la presenza di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa vuol dire per la Chiesa di oggi, per la Chiesa locale, risco­prire il senso profondo della missione, dare la risposta più credi­bile agli uomini del terzo millennio cristiano:

II cammino della Chiesa, dunque, al termine ormai del secon­do millennio cristiano, implica un rinnovato impegno nella sua missione. Seguendo colui che disse di sé "Dio mi ha mandalo per annunciare ai poveri il lieto messaggio", la Chiesa ha cercato di generazione in generazione e cerca anche oggi di compiere la stes­sa missione.7

 

La credibilità della Chiesa di oggi si prova nella sua capacità di farsi come Maria.

Maria è l'icona più perfetta della libertà e della liberazione del­l'umanità e del cosmo. È a lei che la Chiesa, di cui ella è madre e modello, deve guardare per comprendere il senso della propria missione nella sua pienezza.8

 

 

6. Scelta dei poveri e rinnovamento ecclesiale

 

L'episodio di Maria a Cana é illuminante. Può offrire in termini attuali alla Chiesa l'indicazione della concreta modalità per vivere evangelicamente la preferenza per i poveri. Gesù e Maria percorrono la stessa strada, vivono le stesse esperienze.

Il problema nodale del rinnovamento della Chiesa locale è quello della capacità di recuperare la sintonia tra il cam­mino di Cristo e il cammino della Chiesa, di ritrovare in ter­mini vitali il ritmo per mettersi quotidianamente e progressi­vamente sulla via del Cristo, ridiventando in senso pieno una comunità di discepoli che nel vangelo e non nella sapienza umana trova il paradigma della strada da percorrere.

E in questo andare insieme con Gesù che la nostra Chie­sa si saprà fare presente laddove vive la gente, laddove sono i reali problemi della comunità e del territorio, in uno stile dì incarnazione che diventa presenza dal di dentro nella sua storia, e confronto con essa, capacità di saper cogliere i pro­blemi non solo, ma di saperli interpretare alla luce di Cristo.

Il "non hanno più vino" di Maria a Cana è sempre attuale. La nostra Chiesa saprà dirlo se riesce a liberarsi da quel peri­coloso ripiegamento su se stessa che si esprime in forme ste­rili di autocompiacimento, in infantili atteggiamenti di difesa, in un efficientismo vuoto ed esasperato, in modalità celebrati­ve vane.

Il superamento di queste forme di stasi e di ripiegamento potrà far rinascere lo spirito profetico che sa farsi lettura della realtà circostante, denunzia, coraggio di dire la verità: "non hanno più vino". Cioè: ci sono i poveri, i disoccupati, i giovani senza prospettive, gli adulti senza speranza, i cri­stiani senza vangelo, i drogati, gli handicappali, gli anziani, tutte le forme di povertà antica e nuova. Coraggio di dire la verità, di diventare come Maria sempre più "madre". Eccle­sia mater, vigile ed attenta, pronta a fare la verità, come Maria:

Maria, come madre, desidera anche che si manifesti la potenza messianica del Figlio, ossia la sua potenza salvifica, volta a soc­correre la sventura umana, a liberare l'uomo dal male che in diver­sa forma e misura prova nella sua vita.9

"Fate quello che vi dirà", ossia recuperare la capacità di additare con sicurezza il cammino della salvezza mediante la scelta effettiva del primato della evangelizzazione e della centralità della catechesi, l'impegno di una liturgia viva e trasformante, il servizio di un amore di liberazione, fuori da ogni verbalismo e dai ripetitivi incontri improduttivi, all'in­terno di una gioiosa riscoperta della propria missionarietà. "Fate quello che vi dirà", insomma, vuol dire ritrovare la capacità di partecipare alla festa delle nozze, al banchetto della vita, superando le diverse forme di divaricazione con la realtà e con la storia, pronti a dire: "Riempite le giare, ora attingete e portatene al maestro di tavola". Essere risposta ai problemi dei poveri, dare senso alle attese  di liberazione,  riportare speranza sulle mense povere e disadorne delle realtà locali smarrite e disorientate, offrendo il servizio del “vino buono” in alternativa a quello “meno buono” che possono offrire altre agenzie. In altri termini, recuperare l’utenticità del proprio essere, credibilità in un mondo ormai deluso e disincarnato.

Percorrendo l’itinerario di Maria la Chiesa ritroverà il suo volto autentico, la gioia della sua missione, il coraggio della testimonianza nella semplicità e nell'essenzialità al di là di forme di efficientismo, nello stile di Maria.

 

 

7. Il povero vero volto di Cristo

 

Scegliere i poveri vuoi dire scegliere il Vangelo, Cristo. Nel povero, infatti, si incontra Cristo. Ciò che si fa al pove­ro si fa a Cristo. Il povero è mediazione viva del Signore, sua icone, espressione reale. È il rispetto della logica dell'incar­nazione del Verbo, ne è conseguenza. Diventando uomo, assumendo l'umanità, facendosi servo, piccolo, il Figlio di Dio si è identificato con l'uomo povero, piccolo. Per questo si può dire che il povero è sacramento di Cristo, è manife­stazione di lui, luogo privilegiato della sua presenza. Nel povero si incontra Dio che, nella sua povertà, si fa domanda d'amore, provocazione ad amare concretamente, alla giusti­zia, al servizio, alla compromissione, alla condivisione. In quest'ottica si illumina quella realtà evangelica: "I poveri li avrete sempre con voi". Presenza permanente, parola costan­te dell'invito di Dio ad amare.

Ritrovare il povero oggi vuol dire ritrovare Cristo e convertirsi a Cristo vuol dire convertirsi al povero. Per questo la scelta dei poveri non è facoltativa, è vincolante, essenziale. Nel povero Dio percorre le nostre strade, bussa alle nostre porte, parla ai nostri cuori. Il povero è svelamento del mistero di Dio, che è agàpe, comunione, donazione all’altro. È "parola" che vuol farsi "carne", per mezzo di Maria, a Betlemme, nella povertà.

 

Tratto da:

Vincenzo Sorce,  "Nuova evangelizzazione e scelta degli ultimi". Ed. Solidarietà, Caltanissetta, 1995, pagg. 23-32

 

 

1  Giovanni Paolo II, Redemptoris Muter, Roma, 1987, 37.

2  Giovanni Paolo II. Op. Cit., ,37

3   Ivi, 37

4  Lumen Gentium, 55

5   Ivi, 8

6  Giovanni Paolo II. Op. Cit.., 37

7  Ivi

8  Ivi

9  Ivi, 21.