Collana «Mondo Nuovo» - Numero 108
NICOLA DE MARTINI
Problemi di coppia e di famiglia
Una spiritualità cristiana
per i fidanzati e i giovani sposi
EDITRICE ELLE DI CI
10096 LEUMANN (TORINO)
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1. PREPARARSI AL MATRIMONIO
Paura del matrimonio
Si sta diffondendo la pratica della semplice «convivenza» tra lui e lei. Perché? I motivi sono tanti. Uno dei motivi è, senza dubbio, questo: si ha paura del matrimonio come «stato definitivo di vita».
Questa paura non è senza ragione: tanti matrimoni, infatti, falliscono.
• Molti matrimoni sono trascinati avanti come un carro pesante, senza amore, senza gioia, senza entusiasmo.
• Altri matrimoni sono vissuti all'insegna dell'infedeltà (talvolta si tratta di un'infedeltà nascosta; altre volte di un'infedeltà concordata dalle due parti: «Stiamo insieme, ma ognuno dei due fa la sua vita».
• Altri matrimoni falliscono nel divorzio (27.000 divorzi in Italia nel 1987; 70 divorzi su 100 matrimoni negli Stati Uniti).
Perché tanti matrimoni falliscono?
Ci domandiamo: «Perché tanti matrimoni falliscono?». Le cause sono parecchie. Accenno ad alcune.
1. La mancanza di preparazione: come può essere bello un matrimonio non preparato?
2. L'immaturità dei due partner: come possono costruire una coppia matura due persone immature?
3. L'incapacità di dialogo: come possono dialogare due persone che non si sono formate al dialogo?
4. Il concetto sbagliato di sessualità: come possono vivere una sessualità intessuta di comunione ulteriore due persone che, per anni, hanno giocato al sesso?
Necessità di una preparazione
I matrimoni falliti aumenteranno di numero, se continuerà a mancare la preparazione al matrimonio.
Ci si prepara per anni a svolgere bene una professione. Ci si prepara per anni a suonare, a cantare, a ballare. Ci si prepara per anni a vincere una medaglia alle Olimpiadi. Perché non ci si prepara per anni al vero amore, al matrimonio, alla vita a due? Perché si scherza su se stessi, sul proprio futuro, sul futuro del partner, sul futuro dei figli?
Noi saremo domani quello che ci prepariamo a essere oggi. Noi faremo fuoco, per tutta la vita, con la legna accatastata nella giovinezza.
Lo sbocciare di attrattive affettive nell'adolescenza è un «avviso della natura», che dice; impara ad amare. Lo sbocciare di attrattive sessuali nell'adolescenza è un «avviso della natura», che dice: educa bene la tua sessualità. Quanti giovani, invece, cominciano subito a sfruttare egoisticamente queste attrattive, dimenticando che esse non sono ancora da seguire, ma sono soltanto un richiamo: «Preparati, preparati, preparati».
Come prepararsi
1. Preparare la propria personalità. Noi nasciamo persone, ma non nasciamo persone mature: persone mature dobbiamo diventarlo:
— eliminando i nostri difetti,
— sviluppando le nostre facoltà,
— armonizzando le nostre facoltà in una meravigliosa sintesi interiore, che possiamo chiamare personalità.
2. Formarsi un bel carattere. Si dice che molti matrimoni falliscono per incompatibilità di carattere. Occorre formarsi un carattere forte, dolce, sicuro, amabile, altruista, sereno, gioioso, comprensivo...
3. Imparare a dialogare. Molti matrimoni fanno naufragio per incapacità di dialogo: occorre imparare a dialogare in famiglia, con gli amici, con i vicini, nell'ambito del proprio gruppo... per sapere poi dialogare con il proprio coniuge.
4. Formarsi delle idee chiare sulla sessualità. I grandi mezzi di comunicazione sociale presentano continuamente delle idee sbagliate sulla sessualità: sembra che la sessualità sia un gioco, un passatempo, un imprestarsi vicendevolmente il corpo per godere fisicamente, un modo per strumentalizzarsi a vicenda, un modo per prendere qualcosa dall'altro.
La sessualità è, invece, «un modo di essere» dell'uomo e della donna, che deve far entrare in comunione profondissima due esseri e deve indurii a una decisione bellissima: dare la vita ad altri esseri.
5. Imparare ad amare. Come si può diventare «uno» nel matrimonio, se non si è imparato ad amare? E come si può imparare ad amare il proprio partner, se non s'impara ad amare i genitori, i fratelli, gli amici?
Evidentemente, per imparare ad amare occorre avere un concetto esatto dell'amore, che è «volere il vero bene dell'altro fino al sacrificio di sé».
6. Formarsi alla virtù della castità. La castità non è una virtù opprimente, ma è la virtù che:
— aiuta ad amare, in modo giusto, la persona con cui s'intende condividere la vita;
— e aiuta a vivere la sessualità ordinatamente, per i fini che le sono propri: esprimere e approfondire la comunione coniugale e dare la vita a dei figli.
7. Altri mezzi di preparazione prossima al matrimonio.
• Occorre aggiungere alcuni altri mezzi:
— approfondire la conoscenza reciproca; approfondire l'amicizia;
— imparare a dominarsi; imparare a dirsi dei no per poter poi dire dei sì a Dio, agli altri, a se stessi; non lasciarsi guidare dagli istinti o dai sensi;
— frequentare corsi di preparazione;
— fare un cammino comune di fede (pregare insieme, leggere la parola di Dio, farsi seguire da un bravo direttore spirituale...);
Non ci si preparerà mai abbastanza a un'avventura così bella, ma così difficile, qua! è l'avventura del matrimonio.
• Questa preparazione, però, è ancora insufficiente per chi si orienta verso il matrimonio cristiano, che è un sacramento.
Sacramento significa segno. E di che cosa è segno il matrimonio? n matrimonio cristiano è segno del matrimonio tra Dio e l'umanità salvata, tra Cristo e la Chiesa.
Ma il matrimonio non è soltanto segno, bensì segno efficace. Ciò vuoi dire:
— che il sacramento del matrimonio inserisce i due coniugi nel matrimonio tra Cristo e la Chiesa;
— che il matrimonio tra Cristo e la Chiesa «si presenzializza» nel matrimonio di due cristiani;
— che Cristo e la Chiesa vogliono vivere, in modo nuovo, la loro avventura d'amore nell'avventura d'amore di ogni coppia cristiana.
Tutto questo comporta che i due si preparino:
• ad amare Cristo e la Chiesa;
• ad amarsi in Cristo e nella Chiesa;
• ad amarsi come Cristo e la Chiesa;
• a generare figli a Cristo e alla Chiesa;
• a testimoniare nel mondo l'amore di Cristo e della Chiesa.
2. L'AMORE: CHE COSA NON È? CHE COSA È?
Dio è l'Amore
Se domandiamo a Platone: «Chi è Dio?», Platone ci risponde così: «Dio è il sommo Bene». Se domandiamo ad Aristotele: «Chi è Dio?», Aristotele ci risponde così: «Dio è la Causa di tutto». Sono definizioni belle, ma incomplete e fredde.
Se domandiamo alla Bibbia: «Chi è Dio?», la Bibbia ci risponde così:
• Dio è l'Amore;
• Dio è «Tre Persone che si amano così tanto da vivere un'unica Vita».
Siamo creati a immagine dell'amore
La Bibbia dice che Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza. Ma se Dio è l'Amore, l'uomo è stato creato a immagine e somiglianza dell'Amore. Ognuno di noi, dunque, è stato fatto per amare e per essere amato.
E poiché il fatto che io sia amato non dipende da me, ma dagli altri, io devo dire semplicemente, per quanto riguarda me: sono stato creato per amare.
Che cosa non è l'amore
Riguardo all'amore esistono, specialmente oggi, tante confusioni. Bisogna, innanzitutto, che noi chiariamo queste confusioni.
1. L'amore non è una forza che torna indietro. L'amore non è questo:
— io amo te per me;
— io amo te perché mi piaci;
— io amo te perché mi sei utile;
— io amo te affinché tu ami me.
In questi casi si scambia l'amore con l'egoismo. L'amore è una forza che parte da me, si oriente verso di te, perché tu vali come «persona» e come «figlio di Dio».
2. L'amore non è una forza strumentalizzante. L'amore non è questo:
— tu sei un oggetto che mi serve;
— tu sei un mezzo che io uso;
— tu sei un giocattolo con cui io posso divertirmi;
— tu sei un idolo che desta in me vibrazioni di gioia...
In questi casi l'altro è ridotto al rango di cosa: una cosa di cui io mi servo. Possiamo servirci delle cose, non delle persone.
3. L'amore non è una forza emozionale o sentimentale. L'amore non è questo:
— io ho preso una cotta per te;
— io mi sono infatuato di te;
— io provo una grande simpatia per te;
— io sono innamorato di te.
Occorre distinguere tra innamoramento e amore. L'innamoramento è un sentimento profondo, vibrante, gioioso. L'amore è un atteggiamento della volontà per cui si vuole il bene dell'altro fino al proprio sacrificio.
Chi è soltanto innamorato può anche far del male alla persona di cui è innamorato. Chi ama, invece, può soltanto fare del bene.
Per potersi sposare occorrono sia l'innamoramento che l'amore. È però certo questo: senza l'amore, l'innamoramento, col tempo svanisce.
4. L'amore non è una forza istintiva. L'amore non è questo:
— io provo verso di te un forte impulso istintuale;
— io sento un grande desiderio di possederti;
— tu sei un amante che provoca in me l'estasi dei sensi...
Non bisogna confondere l'amore con l'unione fisica: l'unione fisica, se attuata nel matrimonio, può essere segno di amore, ma non è l'amore. Spesso, però (anche nel matrimonio), essa diventa un atto di egoismo, di strumentalizzazione e di violenza.
5. L'amore non è una forza che fa del male. Quante volte, in nome dell'amore, si fa del male a una persona: la si degrada, la si avvilisce, la si diminuisce, la si depaupera...
Che cosa è l'amore
E adesso ci domandiamo: «Che cosa è l'amore?».
L'amore è sempre un atto interiore di un io verso un tu. Quando l'io è disposto a dimenticarsi e a sacrificarsi per il vero bene di una persona..., ama.
Talvolta, si crede che l'amore consista nel fare dei piaceri agli altri. Non è del tutto giusto: io devo far piacere a un altro, quando questo piacere lo fa crescere, lo aiuta a maturare, lo aiuta a diventare un capolavoro. Gesù Cristo è morto per salvarci, per liberarci, per farci diventare veri uomini, per farci diventare santi.
L'amore potrebbe, quindi, essere definito così:
• l'amore è donarsi per il bene di una persona;
• l'amore è vivere, sacrificarsi, dare la vita per il vero bene degli altri;
• l'amore è costruire le persone o, meglio, aiutare le persone a costruirsi.
È facile innamorarsi. È difficile amare. L'innamoramento «viene». L'amore «si costruisce».
3. LA CASTITÀ È ANCORA UNA VIRTÙ?
1. Sessualità e castità
Oggi c'è la tendenza ad assumere i criteri morali del comportamento della maggioranza. Se la madre ad esempio fa qualche timida obiezione alla figlia che vuole andare in vacanza col fidanzato, questa risponde: «Mamma, sei stata un po' indietro con i tempi».
Bisogna, invece, affermare schiettamente che i criteri della «maggioranza» e della «modernità» non sono criteri morali. E morale:
— ciò che fa crescere la persona,
— ciò che torna a vero bene degli altri.
— ciò che corrisponde alla volontà di Dio (il quale vuole sempre il vero bene degli uomini).
C! domandiamo, dunque, se la castità sia un dato culturale che dev'essere relegato nel passato, oppure una virtù permanente. SÌ deve rispondere che la castità è una virtù permanente, legata al fatto che l'uomo è chiamalo a vivere ordinatamente la propria sessualità.
Per sapere che cosa sia la castità, occorre sapere che cosa sia la sessualità. A me piace definirla così: «la sessualità è l'inclinazione di un io a entrare in rapporto profondissimo con un tu: rapporto fecondo di amore e di vita».
Da questa definizione emerge chiaramente che la sessualità non è soltanto l'inclinazione di un corpo a entrare in rapporto con un altro corpo, ma è l'inclinazione di tutto un io a entrare in rapporto con tutto un tu. Ed emergono chiarì anche gli scopi della sessualità:
— mettere in comunicazione un io e un tu;
— esprimere e approfondire la loro comunione interiore;
— far sì che questa comunione sia feconda di vita.
Tenendo presente questa visione della sessualità, si potrebbe definire la castità nel seguente modo: è la virtù morale che induce l'io ad amare il proprio tu particolare, e a realizzare con lui una comunione feconda di vita.
La castità non è, quindi, «paura delle realtà sessuali»; «repressione di istinti naturali»; «mortificazione della libertà». E non è neppure soltanto quella virtù che induce l'uomo a controllare i suoi istinti sessuali. È piuttosto la virtù stessa dell'amore: amore che assume un orientamento particolare.
Nel mondo noi troviamo tanti tipi di amore: l'amore paterno, materno, filiale, fraterno, universale, di amicizia, sponsale-coniugale. Ognuno dì questi amori ha dei destinatari specifici: i figli, i genitori, i fratelli, gli amici, tutti gli uomini... L'amore sponsale-coniugale ha come destinatario quel tu-particolare che s'intende scegliere o si è già scelto come partner della propria vita.
Ebbene, la castità è quella virtù che aiuta a vivere bene quel tipo di amore, che induce l'io ad amare il proprio tu-particolare.
2. Motivi della castità
È importante che si conoscano bene i motivi della castità.
• Rispettare la persona
Bisogna essere casti per rispettare la persona umana, alla cui crescita la sessualità è ordinata.
Un principio generale (che può essere applicato anche all’etica) è questo: la parte è per il tutto. Se la parte è per il tutto, occorre dire;
— che l'intelligenza deve essere usata per la crescita di tutto l'uomo;
— che la libertà deve essere usata per la crescita di tutto l'uomo;
— che la sessualità deve essere usata per la crescita di tutto l'uomo...
Quando si usa castamente della sessualità, si realizza il grande principio morale: la parte è per il tutto (cioè, la sessualità è per la crescita di tutto l'uomo). Se invece si usa disordinatamente della propria sessualità, capita questo: il tutto si finalizza alla parte, e l'uomo diventa schiavo della propria sessualità.
• Rispettare la verità dei gestì
Bisogna essere costì per rispettare la verità dei gestì umani. L'uomo comunica con gli altri con le parole, con i segni oggettivi (ad esempio con la scrittura o con la musica), e con i gestì soggettivi. Tra questi ultimi devono essere enumerati: la presenza, il modo di essere presenti, il pianto, il sorriso, un cenno della mano, la stretta di mano, un cenno del capo, il bacio, l'abbraccio... Ma, il gesto più comunicativo è, senz’altro, l'atto sessuale.
Esso è stato stabilito da Dio perché un uomo e una donna entrino nella comunione più totale che sia pensabile sulla terra.
Il peccato contro la castità contraddice alla verità del gesto sessuale. Un gesto può essere vero, falso o vuoto:
un gesto è vero, se esprime quel significato che è intrinseco al gesto stesso;
un gesto è falso, se esprime un significato contrario a quello che dovrebbe esprimere (ad esempio il bacio di Giuda fu un gesto falso perché espresse tradimento invece che amore);
un gesto è vuoto, se esprime niente.
Contraddicono alla verità del gesto sessuale: la masturbazione (nella quale manca persino il tu) ; la prostituzione (nella quale due persone si trattano come cose); le avventure amorose (nelle quali due persone si strumentalizzano a vicenda); i rapporti prematrimoniali (nei quali i fidanzati si esprimono un amore di tipo coniugale, che non c'è ancora); ecc.
• Rispettare lo scopo unitivo
Bisogna essere casti per rispettare uno degli scopi più alti della sessualità fisica: lo scopo di esprimere la comunione globalmente più intensa che possa esistere sulla terra tra un io e un tu (la comunione coniugale); e lo scopo di approfondire questa comunione.
Quando si usa la sessualità per ottenere un banale piacere, si agisce in contrasto con questo scopo altissimo, che è intrinseco alla sessualità stessa. Ci si può domandare: «Allora, è immorale cercare il piacere sessuale?». Si deve rispondere: «Fuori del matrimonio, sì».
Nel matrimonio, si può cercare il piacere, ma non come fine (la persona non può mai finalizzarsi a una cosa); bensì come mezzo per raggiungere i fini propri della sessualità: la comunione ulteriore delle persone dei coniugi, o il dono della vita a una nuova persona.
• Rispettare lo scopo procreativo
Bisogna essere casti per rispettare un altro altissimo scopo della sessualità: la procreazione.
Come l'occhio è fatto per vedere, come l'orecchio è fatto per sentire, come i polmoni sono fatti per respirare, come l'intelligenza è fatta per pensare, come la volontà è fatta per scegliere, come la memoria è fatta per ricordare..., così la sessualità, quando è usata a livello fisico, è fatta per procreare.
Perché l'uomo e la donna adempissero al dovere meraviglioso, ma gravoso, di procreare, Dio ha unito all'uso della sessualità fisica un forte piacere. Questo piacere, nella mente di Dio, costituisce un invito a adempiere al grande dovere della procreazione.
Purtroppo l'uomo può lasciarsi sedurre da questa piacevole vibrazione fisica e usare la sessualità per ottenere il piacere, distaccandola dal suo fine naturale, che è la procreazione.
Ci si può domandare: «Bisogna, allora, usare la sessualità fisica soltanto per la procreazione?». La Chiesa, come interprete della morale naturale, risponde nel seguente modo:
1. Ogni coppia deve fare un serio discernimento dinanzi a Dio e domandarsi: «Signore, tenendo presente la nostra situazione concreta, quanti figli vuoi che noi abbiamo?».
2. Se i coniugi hanno già adempiuto o intendono adempiere (a tempo opportuno) alla missione procreativa, possono compiere l'atto sessuale nei giorni non fecondi, avendo la sessualità anche uno scopo unitivo: quello cioè di esprimere e approfondire l'unione interiore degli sposi.
Per la conoscenza dei giorni fecondi e dei giorni sterili i coniugi devono avvalersi dei metodi naturali, dei quali oggi i più sicuri sono il metodo Billings e il metodo sintotermico. La loro sicurezza è altissima, a condizione che siano conosciuti bene.
Occorre che le coppie si avvalgano di alcuni colloqui con una insegnante diplomata. È dovere dei pastori e delle organizzazioni cattoliche competenti provvedere urgentemente alla creazione di una rete nazionale di insegnanti diplomate.
• Favorire la crescita personale
Bisogna essere casti per favorire la crescita della propria persona. Ogni peccato costituisce una diminuzione della persona umana, come ha detto il Concilio Vaticano II. Questa diminuzione o degradazione della persona è particolarmente evidente nel peccato impuro, che provoca un sovvertimento temporaneo delle facoltà ulteriori. Gli istinti, che dicono sì, s'impongono all'intelligenza che dice no.
Se l'impuro persevera lungamente nell'abitudine, questo sovvertimento tende a cronicizzarsi, provocando una limitazione sempre più grave della libertà interiore. Cosicché il peccato contro la castità si oppone alla crescita armonica del soggetto, crescita che costituisce una vocazione fondamentale dell’essere umano.
• Rispettare la norma biblica
Bisogna essere casti per rispettare la norma generalissima che la Bibbia da riguardo alla morale sessuale.
E la norma generalissima che la Bibbia da riguardo alla morale sessuale è questa: «la sessualità, a livello fisico, si usa solo nel matrimonio».
• Essere giusti verso l'altro
Bisogna essere casti per un principio di amore e di giustizia verso gli altri. Quando il peccato impuro si commette con un'altra persona, le si fa del male in varie maniere:
— spesso non si rispetta la sua idea, la sua coscienza;
— la si sciupa, la si può traumatizzare;
— la si può coinvolgere in un'abitudine che, forse, durerà molto molto tempo;
— le si toglie Dio e la sua grazia;
— la si trascina in una vicenda che sarà vissuta all'insegna di una tristezza permanente.
• Rispettare la propria dignità umana
Dalla Bibbia sappiamo questo: che i cristiani sono «Corpo di Dio»; sono «Corpo di Cristo»; che il corpo del cristiano è il Tempio del Dio vivente; è la vera Cattedrale di Dio e la Casa del Re (basilica!). Questa elevazione del cristiano all'ordine soprannaturale costituisce un altro formidabile argomento a favore della castità.
3. Mezzi per vivere nella castità
• Avere delle idee chiare in materia di sessualità e di castità. Far calare queste idee nelle profondità della propria psiche, in modo che diventino convinzioni: cioè idee capaci di trascinare la volontà e le facoltà esecutive.
• Formarsi al senso critico di fronte alle idee dissolutrici che, in materia, ci presenta il mondo contemporaneo. Formarsi una volontà di ferro, capace di dominare e di orientare il mondo istintuale. Formarsi alla vera libertà, che è «la capacità di fare ciò che è meglio per la propria crescita».
• Formarsi al vero amore di sé e degli altri: amarsi significa «autocostruirsi verso la mèta di una piena maturità»; e amare significa «aiutare l'altro a costruirsi».
• Risolvere il problema della castità nel contesto degli altri problemi, tenendo presente la legge della crescita propria degli esseri viventi: «negli esseri viventi o cresce tutto insieme o cresce niente».
• Pregare molto e bene: preghiera autentica e peccato non stanno mai insieme.
• Confessarsi spesso e bene: con sincerità spietata, con pentimento profondo, con volontà risoluta.
Riguardo alla confessione dei peccati sessuali, occorre evitare la tendenza attuale al «privatismo», per cui si ritiene che i peccati sessuali siano cose proprie da non dirsi neppure al confessore: questo è completamente errato.
• Attuare una valida direzione spirituale, fondata sulla sincerità, sull'apertura e sulla docilità.
• Prendere forza dall'Eucaristia, a cui occorre accostarsi in grazia di Dio, per aumentare l'amicizia col Signore e per attuare una progressiva trasformazione in lui.
• Seguire alcune importanti norme psicologiche:
— Essere sereni di fronte alle realtà sessuali.
— Vincere subito, vincere prima di combattere.
— Non partire col dubbio («Forse ce la farò!»), ma con una scelta decisa («Non metto neppure in dubbio la questione»).
— Non mettersi in un'occasione che superi la propria forza interiore.
— Riflettere prima di decidere e di agire; formarsi all’autocontrollo; non scoraggiarsi mai, ma rialzarsi subito.
— Non chiamare «bisogno» quelle che sono semplici «tendenze».
— Evitare le compensazioni (spesso, ad esempio la masturbazione è la compensazione di una delusione scolastica, comunitaria o amicale).
— Vincere per amore. È vittorioso chi, nel momento della tentazione, riesce a dire a se stesso: «Dio mi ama in questo momento. Io lo amo in questo momento. Non posso separarmi da Lui».
4. SONO VALIDI I RAPPORTI PREMATRIMONIALI?
Oggi è molto in vigore la pratica dei rapporti prematrimoniali. Si ricorre, per giustificarli, a luoghi comuni: «Lo fanno tutti»; «Noi ci amiamo e, quindi, possiamo dimostrarcelo»; «Bisogna conoscersi anche fisicamente»; «Il rapporto sessuale è un'esperienza che fa maturare»; «Bisogna superare i tabù di una cultura retrograda e sorpassata».
D'altra parte, gli operatori pastorali spesso si limitano a dire che la Chiesa è contraria alla pratica dei rapporti prematrimoniali, senza dire il perché: e questo ai giovani non basta.
Una norma positiva o naturale?
Riguardo alla posizione della Chiesa, occorre subito chiarire una cosa: il no della Chiesa ai rapporti prematrimoniali non è una legge positiva (come la legge del digiuno eucaristico o dell'astinenza dalle carni i venerdì di quaresima). Il no della Chiesa ai rapporti prematrimoniali è, piuttosto, l'interpretazione di una legge naturale e cristiana.
Vediamo dunque quali siano le ragioni per cui i rapporti prematrimoniali sono moralmente e psicologicamente invalidi. Premettiamo alcuni principi morali: è morale ciò che «fa crescere una persona», ciò che è «secondo verità», ciò che è «secondo amore», ciò che «corrisponde al progetto amoroso di Dio sull'uomo». I rapporti prematrimoniali corrispondono a questi principi morali?
Ci sono tanti tipi di amore: l'amore di Dio verso l'uomo, l'amore dell'uomo verso Dio, l'amore paterno, l'amore materno, l'amore filiale, l'amore di amicizia, l'amore sponsale (dei fidanzati), l'amore coniugale...
Tutti questi amori hanno un denominatore comune: implicano che si voglia il vero bene dell'altro, fino al sacrificio di sé. Ma d'altra parte questi amori sono diversi: sono diversi in quanto sono diversi i partner; in quanto è diverso il tipo di rapporto; in quanto devono essere diverse le manifestazioni.
Fatta questa premessa, occorre dire che l'amore coniugale è diverso da tutti gli altri amori: ha una tipicità inconfondibile, che non si può negare.
Ora, noi ci domandiamo se i rapporti prematrimoniali rispettino le caratteristiche dell'amore coniugale.
I rapporti prematrimoniali non rispettano le caratteristiche dell'amore coniugale
1. L'amore coniugale è un amore totale, in quanto coinvolge tutto l'essere dell'uomo e della donna. Esso mira infatti a fare di due anime un'anima sola, di due cuori un cuore solo, di due corpi un corpo solo.
Ma i rapporti prematrimoniali non possono esprimere un amore totale. I fidanzati devono dirsi:
— io ti do tutto il mio corpo, ma non ti do tutto me stesso;
— io mi do a te come amante qualificato, ma non come coniuge, e non come genitore dei tuoi figli;
— io ti accolgo in me come amante qualificato, ma non come coniuge e non come genitore dei miei figli.
2. L'amore coniugale è un amore definitivo, perché la persona, essendo unica e irripetibile, non è mai un «pezzo di ricambio». Soprattutto quando è scelta con una scelta fondamentale, come avviene nel matrimonio.
Ma i rapporti prematrimoniali non possono esprimere un amore definitivo, in quanto il fidanzamento può essere rotto e il matrimonio può effettuarsi con un'altra persona o anche non effettuarsi mai.
3. L'amore coniugale è un amore unico. Io posso avere molti fratelli, molte sorelle, molti parenti, molti amici, ma non posso avere che un coniuge. L'amore coniugale implica la comunione di un solo io con un solo tu.
Ma i rapporti prematrimoniali non possono esprimere un amore unico, in quanto i fidanzati possono ancora separarsi.
4. L'amore coniugale è un amore fedele. L'unicità e la definitività dell'amore coniugale sono fondate sull'unicità e sulla non-intercambiabilità della persona amata. La fedeltà è fondata sull'impegno della persona amante, che dice: io mi decido di scegliere unicamente e definitivamente te.
Ma i rapporti prematrimoniali non possono esprimere un amore fedele, perché i fidanzati sanno benissimo di potere ancora cambiare decisione.
5. L'amore coniugale è un amore condividente, in quanto deve portare i due coniugi a condividere tutto: la vita, la vicenda quotidiana, i problemi, le gioie, le sofferenze...
Ma i rapporti prematrimoniali non possono esprimere un amore condividente, perché i fidanzati non condividono tutto, anzi condividono poco.
6. L'amore coniugale è un amore che esige (nel momento in cui crea la coppia) di essere manifestato dinanzi alla comunità civile e religiosa, affinché la coppia possa essere accolta, come coppia, dalla comunità. La coppia, infatti, è il nucleo fondamentale della comunità, nei confronti della quale contrae diritti e doveri.
Ma i rapporti prematrimoniali non possono esprimere l'aspetto societario ed ecclesiale dell'amore coniugale, perché questo aspetto non esiste ancora.
7. L'amore coniugale, per noi cristiani, è un amore sacramentale, in quanto diventa sacramento o segno dell'amore tra Cristo-sposo e la Chiesa-sposa. Anzi, dal sacramento del matrimonio i coniugi traggono la forza di amarsi come si amano Cristo e la Chiesa, affinché Cristo e la Chiesa possano rivivere in quella coppia la loro avventura di amore.
Ma i rapporti prematrimoniali non possono esprimere un amore sacramentale perché i fidanzati non hanno ancora ricevuto il sacramento del matrimonio.
8. L'amore coniugale è un amore essenzialmente orientato alla fecondità: sarebbe invalido un matrimonio, se i coniugi, nel contrario, ponessero la condizione assoluta di non avere figli. Ma i rapporti prematrimoniali non possono esprimere un amore fecondo, perché i fidanzati intendono attuare dei rapporti assolutamente infecondi.
9. L'amore coniugale è un amore attuale e non un amore che, forse, si realizzerà nel futuro.
Ma i rapporti prematrimoniali pretendono di esprimere oggi un amore coniugale che, forse, si realizzerà in un domani più o meno lontano, o forse non si realizzerà mai.
Da quanto abbiamo detto, dobbiamo concludere che i rapporti prematrimoniali:
— non dicono la verità, in quanto pretendono di esprimere un tipo di amore che non c'è ancora;
— se non dicono la verità non sono «secondo amore»;
— se non sono «secondo amore» non fanno crescere.
Altri motivi
Ai motivi di fondo che abbiamo elencato si possono aggiungere altri motivi per dire no ai rapporti prematrimoniali.
1. I rapporti prematrimoniali possono essere il presupposto di matrimoni sbagliati. Tanti giovani, infatti, non si sentono più di tornare indietro, anche se sono convinti che dovrebbero farlo, perché condizionati dai rapporti sessuali che hanno praticato.
2. I rapporti prematrimoniali impediscono di conoscerai bene, e di verificare se l'amore tiene anche nelle difficoltà.
La vita matrimoniale è, spesso, dura e diffìcile: bisogna prepararsi ad amare anche quando la vita a due si presenterà senza molte gratificazioni. Il rapporto prematrimoniale, per la psicologia esaltante che crea, rende impossibile questa verifica. Qualcuno dice: «Bisogna conoscersi anche fisicamente». Si può rispondere: «Non è difficile conoscersi fisicamente, ma è difficile conoscersi dentro». «Per sapere se c'è consonanza fisica basta l'attrattiva sessuale che si prova, senza la necessità di tradurla in atto»; «Non si sposa un corpo, ma una persona, con cui ci deve essere una capacità comunionale globale».
3. In caso di maternità indesiderata, le prospettive sono quattro.
— Si procede verso il matrimonio e si realizza un matrimonio buono, ma ci si dovrà dire per sempre: «Ci siamo espressi un amore coniugale quando non eravamo ancora coniugi, e abbiamo avuto questo bambino quando non potevamo ancora accoglierci come eventuali genitori dei nostri figli».
— Si procede verso il matrimonio e si realizza un matrimonio infelice: in questo caso i rapporti prematrimoniali sono stati il presupposto di un matrimonio sbagliato.
— Non si procede verso il matrimonio ma si tiene il bambino, che sarà privato dell'amore paterno a cui ha diritto.
— Si decide di abortire (è la decisione più grave e più triste); in questo caso i rapporti prematrimoniali sono stati il presupposto di un grave delitto (Nota bene: è chiaro che, per nessun motivo, si deve prendere questa decisione).
4. I rapporti prematrimoniali (per il contesto in cui sono effettuati) lasciano spesso nei due partner un profondo senso di incompletezza psicologica, che può avere delle conseguenze negative sulla futura vita sessuale della coppia.
5. I rapporti prematrimoniali rischiano di creare nei giovani una concezione banale, irrilevante e fisicista dell'atto sessuale, ponendo i presupposti di una pratica sessuale vicendevolmente strumentalizzante.
Conclusioni
1. Il fidanzamento deve essere vissuto come periodo gioioso e serio di preparazione, a tutti i livelli, alla vita a due.
2. Non sono ammissibili quei gesti che fanno blocco con l'atto sessuale, essendone la preparazione o la prosecuzione.
3. Sono positive quelle affettuosità semplici e controllate che esprimono amore vero, dolcezza, tenerezza... e che preparano i fidanzati a quella comunione totale a cui sono chiamati. Ma..., per poterle attuare, occorrono vero amore, controllo, serenità, vita spirituale intensa...
5. LA COPPIA: DIGNITÀ, CRISI E SUPERAMENTO
Perché Dio creò la coppia?
Il Dio rivelato da Gesù non è un infinito solitario: è Tre Persone che si amano così tanto da vivere un'unica Vita, il nostro Dio è un Dio-Trinità, un Dio-Comunità, un Dio-Comunione, un Dio-Amicizia.
Un Dio comunitario avrebbe forse potuto creare gli uomini per la solitudine? Certamente no. Egli, piuttosto, creò l'uomo per la comunicazione, per il dialogo, per l'amicizia, per la comunione. La realizzazione più perfetta della comunione è la coppia umana.
Quali sono, dunque, i motivi che indussero Dio a creare la coppia? Sono i seguenti. Dio creò la coppia:
— perché l'uomo, la donna e il figlio (i figli) riproducessero sulla terra l'amore trinitario;
— perché l'uomo e la donna, uniti in matrimonio, vincessero la solitudine;
— perché l'uomo e la donna, uniti in matrimonio, si aiutassero a migliorare, a crescere, a maturare, a diventare dei capolavori;
— perché l'uomo e la donna, a imitazione di Dio creatore, procreassero dei figli.
La coppia cristiana
Ma Dio volle innalzare la coppia umana a un livello superiore: fece diventare la coppia cristiana segno o sacramento della coppia Cristo-Chiesa.
L'uomo rappresenta Cristo. La donna rappresenta la Chiesa. L'uomo deve amare la sua sposa come Cristo ama la Chiesa. La donna deve amare l'uomo come la Chiesa ama Cristo. Anzi, Gesù Cristo e la Chiesa vogliono rivivere in ogni coppia cristiana la loro vicenda di amore.
Non si può immaginare quanta unione ci debba essere nella coppia cristiana! Ci domandiamo: perché Gesù Cristo istituì la coppia cristiana? 1 motivi sono questi:
— perché gli sposi cristiani fossero segno dell'amore tra Lui e la Chiesa;
— perché si aiutassero vicendevolmente a santificarsi e a salvarsi;
— perché procreassero dei figli, che sarebbero diventati figli di Dio ed eredi del Regno;
— perché aiutassero la Chiesa a diventare sempre più «Famiglia di Dio»;
— perché diffondessero nel mondo la civiltà dell'amore.
La coppia insidiata
La Bibbia ci dice che la coppia umana fu insidiata fin dall’inizio. Essa è una realtà troppo bella perché le forze del male non continuino a insidiarla. Quali sono le insidie maggiori che tendono alla dissoluzione della coppia?
1. Alcune insidie sono spesso presenti in uno o in ambedue i componenti della coppia stessa. Eccole:
— i coniugi sono egoisti: ognuno dei due pretende dall’altro, invece che donarsi gratuitamente all'altro;
— i coniugi non dialogano: sono troppo impegnati a lavorare, a guadagnare soldi, a mantenersi al livello degli altri; poi sono stanchi e guardano la televisione...;
— i coniugi non si stimano: ognuno dei due guarda ai difetti dell'altro e non ai suoi pregi (soprattutto al pregio insuperabile di essere persona e figlio di Dio);
— i coniugi non accettano di aver torto, ma ribaltano la colpa sull'altro per scusare se stessi;
— i coniugi non si accettano come sono: ognuno vorrebbe che l'altro fosse come piacerebbe a lui;
— i coniugi vivono una sessualità strumentalizzante, per cui finiscono col sentirsi strumenti di piacere invece che destinatari di amore;
— i coniugi non si dicono più «Io ti voglio bene» e non si manifestano più l'amore in mille modi delicati e gratuiti, dimenticando che l'amore è un cammino che non finisce mai;
— i coniugi sono talvolta imprudenti, permettendo che nel loro cuore faccia irruzione un altro affetto;
— i coniugi non tengono Dio in mezzo a loro due.
2. Altre insidie sono presentì nella cultura del mondo contemporaneo e sono legate alla mentalità libertaria e divorzista. Eccole:
— valgono di più i tuoi sentimenti che le persone del coniuge e dei figli; vale di più la soddisfazione dei tuoi istinti che le persone del coniuge e dei figli;
— conta essere innamorati, non amare fino al sacrificio di sé;
— conta «avere» (gratificazioni, emozioni, vibrazioni, sensazioni...), non «essere»; conta «prendere», non «donare»...
Insidiata all'interno e all'esterno, la coppia entra molto sovente in crisi!
Come superare la crisi
Quando una coppia è in crisi che cosa deve fare?
1. Intervenire subito. Non bisogna aspettare che la malattia diventi grave. Bisogna piuttosto intervenire subito, ai primi sintomi del male. Intervenire subito significa: parlarsi con sincerità e amore, farsi aiutare da Dio, farsi aiutare da qualche persona buona e competente, cambiare comportamento...
2. Non addossare tutta la colpa all'altro. Ognuno dei due deve sinceramente domandarsi: «Quali sono i miei difetti?
Quali sono gli atteggiamenti negativi presenti nel mio cuore? Quali sono i comportamenti che io devo cambiare?».
Il confesso si recita battendo il proprio petto e non il petto dell'altro. Quanti coniugi, invece, battono continuamente il petto dell'altro, dicendo: «Per tua colpa, per tua colpa, per tua grandissima colpa».
3. Ricuperare il senso della persona. Dopo Dio, c'è subito la persona umana, che è l'immagine di Dio. Dopo l'amore verso Dio non c'è nulla di più grande che l'amore verso una persona. Non si può accogliere nella propria vita, con una scelta fondamentale (come avviene nel matrimonio), una persona e poi cambiarla: la persona non è mai una «ruota di ricambio».
4. Saper perdonare. Chi non sa perdonare parte col piede sbagliato, perché immagina che l'altro non abbia difetti.
Chi non sa perdonare non sa amare, perché ama solo a condizione che l'altro sia perfetto: ma un «amore condizionato» non è amore.
Chi non sa perdonare è cieco sui propri difetti.
Chi non sa perdonare si mette nella condizione di non poter essere perdonato da Dio.
5. Chiedere scusa. L'uomo non è mai così grande come quando è umile: e l'umiltà comporta il riconoscimento e l'accusa delle proprie colpe. So di due coniugi che da quarant’anni si chiedono scusa, tutte le sere, delle loro vicendevoli mancanze. Una coppia fondata sull'umiltà non fa naufragio.
6. Imparare una seconda volta (o meglio tutti i giorni) ad «amare». Ho letto in un libro la storia di due coniugi: «Prima del matrimonio eravamo così innamorati che non avremmo potuto nemmeno immaginare una crisi di coppia. Ma dopo il matrimonio ci accorgemmo che non combinavamo in niente... Giungemmo sull'orlo della separazione. Ma un giorno alcuni amici ci fecero capire che noi non ci eravamo mai amati, ma soltanto eravamo stati molto innamorati... Cominciammo ad amarci, volendo, ciascuno, il vero bene dell'altro a costo del proprio sacrificio. Adesso siamo una coppia felice».
7. Imparare a dialogare. Molti coniugi entrano in crisi perché sono incapaci di costruire una profonda amicizia. Parlano delle cose, della casa, del lavoro, del guadagno, dei figli, dell'avvenire dei figli, ma non parlano mai di loro stessi. Il dialogo profondo comporta tre cose:
— la rivelazione di sé;
— la donazione di sé;
— l'accoglimento dell'altro.
8. Ricuperare il valore della parola data, n matrimonio è frutto di due consensi, di due sì, di due parole date. E nella parola data l'uomo mette tutto se stesso. Venir meno alla parola data significa squalificare se stessi.
9. Saper ricominciare. La vita è un cammino. E il matrimonio è un cammino particolarmente bello, ma arduo e difficile. Chi non sa ricominciare ogni giorno non sa vivere, non sa amare, non sa camminare insieme.
10. Mettere Dio in mezzo. Il matrimonio comporta sempre l'unione tra l'amante, l'amato e l'Amore: e l'Amore è Dio. L'amante e l'amato hanno un cuore troppo piccolo per essere capaci di amarsi totalmente, gratuitamente, definitivamente. Tra loro ci vuole Dio: Dio adorato insieme, amato insieme, pregato insieme...
6. SARETE CREATORI DI VITA
Una delle più gravi aberrazioni della cultura contemporanea è questa: la perdita di «senso» della vita umana. Avendo il materialismo negato l'Assoluto, e avendo il laicismo stabilito la separazione tra l'uomo e Dio, la vita ha perso il suo senso finale: se la vita infatti non è un viaggio verso l'Assoluto, a che serve?
L'uomo diventa una «cosa tra le cose», e vale non più per quello che è, ma per quello che fa.
Vale fare. Vale produrre. Vale avere. Vale consumare... Questi slogans, che esprimono il nocciolo della sottocultura contemporanea, hanno provocato una squalificazione dell'uomo, della vita, della procreazione.
Squalificazione della vita
Noi assistiamo a una tale squalificazione della vita, a livello di mentalità popolare, quale non ci fu mai nella storia umana.
• Il fenomeno della denatalizzazione ha raggiunto, nei paesi industrializzati, dei livelli preoccupantissimi.
Se la Germania federale continuerà ad avere l'attuale tasso di natalità, passerà da 65 milioni di abitanti, oggi, a 16 milioni, nel 2030. L'Italia (che, sotto le spinte di un laicismo volgare, tende a essere la «prima della classe» nel fenomeno della denatalizzazione) sarà, fra pochi decenni, una nazione di vecchi. Alla gloriosa razza ariana, minacciata di scomparizione, non interessa più «vivere», ma «avere».
E i paesi industrializzati, nella furia di non perdere quello che hanno, cercano di esportare nei paesi sottosviluppati e in via di sviluppo l'aborto e la contraccezione selvaggia, invece di rivedere, a livello mondiale, la politica economica.
• Riguardo all'aborto, se ne sta estendendo ovunque la legalizzazione, creando una mentalità antiprocreazionistica mondiale, perché la legge (come è stato dimostrato da sempre) ha una incidenza pedagogica formidabile.
— Negli ultimi anni sono stati commessi nel mondo circa 70 milioni di abortì.
— In Italia, dal 1978 al 1988 sono stati uccisi (senza contare gli aborti clandestini) 2.200.000 bambini nel seno materno: e lo stato ha fornito le strutture necessarie (pagate da tutti i cittadini) perché ciò potesse avvenire.
Il seno materno è diventato il luogo più pericoloso per la sopravvivenza dell'umanità: beato chi riesce a uscirne. La legalizzazione dell'aborto ha proclamato solennemente che non è colpa uccidere un figlio, ma è colpa la clandestinità dell'uccisione: un delitto fatto pubblicamente non è più delitto!
• Il settimanale scientifico Nature ha pubblicato la previsione di alcuni biologi sovietici, secondo cui è iniziata la decadenza del genere umano, a causa del ridottissimo numero di figli che hanno le coppie attuali. Infatti, se i difetti del proprio patrimonio genetico sono ripartiti tra parecchi figli, l'evoluzione positiva della specie è assicurata per un principio di selezione; se invece i difetti del proprio patrimonio genetico sono presenti soltanto in 1-2 figli, si blocca il processo della selezione evolutiva. E così, entro poche generazioni, nasceranno soggetti talmente carichi di difetti da non poter più sopravvivere. Questa decadenza sarebbe irreversibile.
Ci domandiamo: «Che cosa dobbiamo fare di fronte a questa cultura antiprocreazionistica?».
Vincere la paura della sovrappopolazlone
Studi molto seri affermano che la sola superficie degli Stati Uniti (se la terra fosse coltivata adeguatamente, se le scoperte fossero messe a favore dell'uomo, e se si attuasse una politica di uguaglianza sociale) sarebbe sufficiente al sostentamento di tutti gli uomini che oggi vivono sulla terra.
Ricuperare il senso della procreazione
È assolutamente necessario ricuperare la stima di questo sovrumano ministero: il ministero della paternità e della maternità. Facciamo alcune riflessioni che ne mettano in evidenza la grandezza.
1. Dare la vita a un bimbo significa compiere una specie di miracolo biologico.
L'ovulo femminile ha 23 cromosomi. Lo spermatozoo maschile ha pure 23 cromosomi. Unendosi, danno origine a una nuova cellula avente (come tutte le altre cellule umane) 46 cromosomi.
Nel momento della fecondazione i cromosomi maschili e i cromosomi femminili possono scambiarsi i geni (che sono milioni e milioni), e quindi i caratteri ereditari (che sono miliardi e miliardi). Conseguentemente, vengono fuori trilioni di possibilità di combinazioni. Di tutte queste possibilità se ne attua una sola, che si chiamerà, ad esempio Marco.
2. Dare la vita a un bimbo significa «creare» l'opera più grande del mondo. Nel mondo ci sono milioni di galassia, ciascuna delle quali ha miliardi di stelle. Ma vale di più un bambino che tutto l'universo fisico.
Dopo Dio, viene subito l'uomo, il Concilio dice che l'uomo è l'unico essere che Dio abbia voluto «per se stesso». Dio creò il mondo per l'uomo. Creò le piante è gli animali per l'uomo. Creò, invece, l'uomo per se stesso, cioè per il suo valore intrinseco di creatura spirituale, unica e irripetibile.
Ebbene, attraverso il processo procreativo, i coniugi danno la vita a un uomo.