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Articolo di Di Paolo M. Alfieri

 

Africa, accordo sul debito

Via libera della Casa Bianca al piano di Blair sulla cancellazione del 100% delle somme dovute da 18 Paesi poveri. A Londra vertice sugli aiuti tra i ministri delle Finanze del G7

 

Fonti della Casa Bianca sostengono che il negoziato non sia stato semplice, ma alla fine l’accordo che potrebbe passare alla storia è stato trovato. Washington ha infatti dato il suo placet al piano del primo ministro britannico Tony Blair sulla cancellazione del 100% del debito estero degli Stati più poveri, in maggioranza africani. Un accordo che «libererà» 18 Paesi dall’obbligo di restituire 16,7 miliardi di dollari ai governi donatori. Nella lista dei beneficiari figurano, tra gli altri, l’Etiopia, il Mozambico, il Ruanda, l’Uganda, la Bolivia, l’Honduras. Paesi le cui già precarie economie sono state fino a questo momento "strozzate" dal pagamento del debito e dei suoi interessi.
Nell’accordo sembra però non sia stata inclusa l’altra importante proposta di Londra riguardante la creazione di una «International finance facility» (Iff), un’istituzione temporanea incaricata di raccogliere gli aiuti, aumentarne il valore sui mercati finanziari e garantirne l’afflusso costante ai governi poveri per gli investimenti a lungo termine.
La Gran Bretagna sembra comunque determinata a lanciare, inizialmente anche senza l’appoggio di altri Paesi, un progetto pilota dell’Iff riguardante la vaccinazione infantile. Dal canto suo la Casa Bianca ha insistito più volte nei giorni scorsi sul fatto che gli Stati Uniti hanno triplicato i loro aiuti all’Africa. E ha annunciato di aver impegnato 647 milioni di dollari per affrontare le emergenze umanitarie nel Continente nero.
L’accordo Washington-Londra è da ieri al vaglio del vertice tra i ministri delle Finanze del G7, riuniti nella capitale britannica fino a stasera. È in questa sede che Usa e Gran Bretagna stanno proponendo agli altri Grandi l’adesione al progetto, incluso il raddoppio degli aiuti globali, che raggiungerebbero così i 100 miliardi di dollari all’anno.
«Ognuno deve abbassare la bandiera nazionale, tirar su la testa dai numeri e guardare al futuro», ha esortato due giorni fa da Bruxelles, dopo un incontro con il presidente della Commissione europea Josè Manuel Durao Barroso, il leader degli U2 Bono Vox, una tra le principali popstar attive nella campagna a favore della cancellazione del debito.
Bono ha ribadito come «pur di fare la storia non si dovrebbe esitare a violare, se necessario, qualche regola di bilancio», mentre Barroso snocciolava dati impressionanti: 198 milioni le persone che soffrono di fame nell’Africa subsahariana (più della popolazione di Francia, Germania e Gran Bretagna messe insieme), 30 milioni quelle colpite da Aids, 6.500 le vittime quotidiane della malaria. L’organizzazione internazionale di tutela e promozione dei diritti dei bambini, «Save the children», ha poi ipotizzato che, ai ritmi attuali, entro il 2020 saranno ben 2 miliardi i minori nel mondo permanentemente affetti dalla malnutrizione.
«Bisogna fare in modo che gli aiuti vengano spesi in modo adeguato, e che il loro impiego non sia vincolato all’acquisto di beni e servizi nel mercato dei Paesi donatori - sottolinea ad Avvenire Helen Palmer, funzionaria dell’organizzazione umanitaria britannica "Oxfam" - E poi non va fatto mancare l’appoggio a quei gruppi locali che si battono pacificamente per un vero processo di riforme democratiche nei propri Paesi».
Il vertice in corso a Londra è una sorta di anticipo di quanto accadrà il 6 e 7 luglio al G8 scozzese di Gleaneagle, quando Blair tornerà appunto a mettere al centro del tavolo il finanziamento allo sviluppo economico dei Paesi più poveri.
Sarà quella la sede in cui il premeir britannico spenderà l’appoggio ottenuto da Washington, «imponendo» ai Paesi più industrializzati la linea del «
make poverty history», mandare, una volta per tutte, la povertà nella storia.
 

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