Campagna Italiana contro il Turismo Sessuale Minori

"Stop sexual tourism"

Da alcuni decenni il turismo ha avuto uno sviluppo esponenziale. In particolare il turismo dai paesi del Nord verso i paesi del Sud del mondo. Comunicazioni e trasporti sempre più veloci e a buon prezzo, strutture turistiche moderne, un sistema globale raffinato di offerte rivolte al pubblico occidentale, di ogni tipo e per ogni portafoglio.

Si tratta di un elemento economico enorme, che rappresenta per molti paesi una fonte di reddito indispensabile. Di quanto il turismo verso i paesi del Sud sia un fenomeno di massa ne abbiamo avuto tutti la netta percezione con la tragedia dello Tsunami del 26 dicembre 2004. Migliaia di turisti sono stati coinvolti e spesso travolti dal cataclisma in India, Thailandia, Indonesia e addirittura nell’arcipelago delle Maldive e lungo le coste dell’Africa occidentale.

All’interno del sistema economico rappresentato dal comparto turistico, però, si annida un fenomeno enormemente negativo che sta contribuendo, nonostante sia di piccole dimensioni se confrontato con l’insieme, a distruggere l’immagine dei turisti, delle istituzioni e delle aziende occidentali in molti paesi: il turismo sessuale.

Il fenomeno del turismo sessuale sta crescendo a dismisura. In alcune aree del mondo sta assumendo caratteristiche di massa, difficilmente circoscrivibile per la sua continua trasformazione e dietro al quale si concentrano enormi interessi economici. Asia, Est europeo e America Latina sono fra le mete principali di questa forma distorta e aberrante di globalizzazione. È un business che ogni anno sposta milioni di persone in cerca di avventure sessuali a pagamento. È l’apice negativo del mito della globalizzazione. E’ la nuova prostituzione. E’ la nuova globalizzazione, che, invece di aiutare, migliorare la situazione economica, di miseria, di fame, delle persone che soffrono aumenta sempre più il divario fra primo e terzo mondo come piace chiamarlo dai potenti del mondo che guarda caso fanno parte tutti di uno stesso mondo che si chiama sfruttamento, che si chiama guadagno senza rispetto, che si chiama investire in tutti i settori anche in quello umano. L’unica cosa che conta è aumentare le entrate finanziarie del paese, quindi non ci si preoccupa di sapere come tutto ciò avviene, non ci preoccupa sapere che ogni anno ci sono migliaia di bambini coinvolti in giri di prostituzione, abuso, pedofilia, pornografia. La globalizzazione calpesta ogni valore, ogni essere, tutto diventa oggetto che serve per uno scopo economico, per un guadagno, il resto non conta.

Comunque con il turismo sessuale si alimenta un circolo di denaro che non alimenta l’economia locale di queste realtà, perché questo denaro circola nelle mani di pochi, di un élite che manovra tutto questo mercato, un élite difficile da colpire, un élite che sa chi e cosa muovere per guadagnare, accrescersi, ma solo loro. Il paese resta fermo, resta con le sue povertà, le sue differenze, le sue difficoltà a confrontarsi con gli altri paesi, resta nel terzo mondo. E’ indispensabile che restino inferiori, sottomessi e qui si innescano i fattori del razzismo e dello sfruttamento verso il più debole, il diverso, l’altro, il nero.

Ecco perché il desiderio o la facilità di andare con donne del continente asiatico o dell’America latina: perché sono donne abituate a decenni di maschilismo, sottomissione e sfruttamento da parte dell’uomo, del più forte. E così il nostro uomo occidentale fugge verso l’esotico per queste facili avventure, poco impegnative mentalmente e emotivamente, per incontrare donne accondiscendenti, donne che vivono aspettando il "principe azzurro" e l’uomo occidentale lo incarna perfettamente, per il suo modo di fare, per le attenzioni che gli dimostra per il periodo che sta con loro, per i regali che fa, per i soldi in più che lascia, per il fatto che sta con una ragazza di colore senza problemi, ma indirettamente e a volte direttamente, rivendica la sua superiorità di uomo bianco, occidentale, conquistatore e di conseguenza sfruttatore di schiavi neri. Donne facili da conquistare, da illudere, da sedurre e poi facili da gettare via appena stanchi o in procinto di tornare a casa, da una famiglia o da una compagna o semplicemente dagli amici.

Queste donne spesso si vedono tagliate fuori dalla società o vendute da bambine dagli stessi genitori al primo proprietario di bordello che offre una somma sufficiente per sfamare gli altri figli, quindi cresciute ai margini della società, per strada, o per un bordello. Donne che imparano molto presto che vendendo il loro corpo, l’unica cosa che hanno che abbia un valore, possono vivere o meglio sopravvivere e così incominciano a farlo. A tutte l’età si trovano su una strada o in un bordello che si vendono per pochi soldi, il minimo per potersi comprare qualcosa da mangiare per loro, la famiglia se l’hanno, una figlia a volte.

Per turismo sessuale non si intende il turista straniero che durante una vacanza ha una relazione, anche mercenaria, con una donna adulta e libera di scegliere come usare il proprio corpo.

Per turismo sessuale intendiamo un sistema illecito, o purtroppo a volte para-legale, di sfruttamento della prostituzione. E ancora. Molto spesso non si tratta solo di una forma molto sofisticata di sfruttamento, ma in moltissimi casi il turista sessuale cerca un tipo di merce rara da reperire nel proprio paese d’origine: i minori; la possibilità di usare violenza su donne, uomini, transessuali, bambini e adolescenti.

In questi casi non si tratta più della semplice ricerca di sesso a buon mercato in qualche paradiso esotico. Qui i "turisti sessuali" cercano luoghi dove attuare comportamenti criminali gravissimi garantendosi l’impunità. E in questo vengono facilitati da un’industria turistica che da tempo è stata infiltrata da strutture apparentemente legali, come agenzie, organizzatori di charter e strutture ricettive e di intrattenimento, che sono invece copertura di attività illecite legate molte volte alla criminalità organizzata e destinate allo sfruttamento e al traffico di esseri umani, alla droga, all’evasione fiscale.

Perché Stop Sexual Tourism in Brasile?

La scelta di intervenire in Brasile come prima azione della Campagna è stata motivata dall’esistenza in questo paese di una rete di movimenti sociali, chiese, Organizzazioni non Governative e istituzioni che da tempo stanno cercando attivamente, anche davanti a un quadro di enormi difficoltà, di affrontare sul territorio questo tipo di fenomeno.

La prima iniziativa pubblica della Campagna è avvenuta durante il Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre il 30 gennaio 2005. Una grande conferenza alla quale hanno partecipato gran parte dei soggetti del Terzo settore e delle istituzioni (Ministeri dei Diritti Umani, della Giustizia, del Turismo, dell’ Ambiente) che hanno fotografato una situazione gravissima. Ogni anno circa 500.000 turisti stranieri (europei e non) si recano in Brasile in cerca di sesso a buon mercato. Gli italiani (fra le 70.000 e le 80.000 presenze annue) sono fra i principali utenti di questo sistema illecito.

Una delle mete più frequentate è la città di Fortaleza, nel Nord Est del Brasile. Fra dicembre 2004 e gennaio 2005 in questa città si è constatato un incremento del 13,5% delle presenze turistiche interne e estere dall’anno precedente. Gran parte di questa crescita è stata garantita dall’incremento delle presenze straniere salite del 40%. Portoghesi, italiani, tedeschi e statunitensi i principali protagonisti di questo boom. Se si analizza l’offerta turistica di Fortaleza, si scopre che la città da anni è cresciuta attraverso l’offerta di sesso a buon mercato, voli a basso prezzo, alberghi economici, pacchetti turistici "tutto compreso". Questo fenomeno era già emerso dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta del Governo Statale e dalle ricerche di numerosi Istituti e Ong Brasiliane. Questi avevano indicato nell’esclusione sociale, nel dissesto economico, nella fame unite ad iniziative imprenditoriali straniere senza scrupoli (alberghi, villaggi, ristoranti, ecc) la base di questo fenomeno. Il fenomeno riguarda principalmente le grandi regioni turistiche Rio, Salvador, Recife, Foz do Iguaçu,Natal, Manaus e in particolare Fortaleza nel nord-est.

Non è un caso, poi, che nel dicembre 2004 la magistratura e la polizia italiane in collaborazione con le autorità locali abbiano applicato proprio qui per la prima volta la legge 269/1998, effettuando arresti di operatori turistici italiani e denunciando utenti per sfruttamento della prostituzione in particolare di minori.

Obiettivi della Campagna "Stop Sexual Tourism":

- documentare, sensibilizzare e denunciare la gravità del fenomeno coinvolgendo il più largo numero di organizzazioni, enti e istituzioni;

- coinvolgere gli operatori "sani" dell’industria turistica. Promuovere un turismo locale responsabile etico e sostenibile attraverso la valorizzazione delle risorse locali.

- operare in collaborazione con le organizzazioni, le chiese e le istituzioni brasiliane nella costruzione di progetti di aiuto, educazione e sviluppo.

Materiali

- Manifesti

- Deplians


Conto corrente bancario:

Campagna Italiana contro il turismo sessuale " Stop Sexual Tourism "

Banca Popolare dell’ Emilia Romagna Ag. 6 Modena

C/C N° 1303190

Abi 5387

Cab 12912

 

 

 

Turismo sessuale


Un business da cinque milioni di dollari. Coinvolti milioni di uomini, donne e bambini tra gli otto ed i sedici anni


 

Ricordate gli italiani che si armavano di calze di nylon e partivano per l'Europa dell'Est in cerca di sesso facile? Altri tempi. Quel turismo sessuale un po' casareccio e caciarone ci fa persino sorridere se paragonato a quello nato una vent'anni d'anni fa in concomitanza con l'abbassamento dei costi dei voli intercontinentali e l'esplosione delle offerte dei tour operator su scala mondiale. Oggi il turismo sessuale è un business globale che fattura cinque milioni di dollari l'anno e coinvolge milioni di uomini, donne e bambini. Nel Sud del mondo esistono oggi milioni di persone che - più per costrizione che per scelta - si prostituiscono con clienti provenienti soprattutto da Stati Uniti, Europa e Giappone. Un giro d'affari sommerso ed enorme, la cui manodopera è costituita da donne, uomini e bambini.

I bambini, le prime vittime

Già, i bambini. L'aspetto più vergognoso del turismo sessuale è proprio quello legato alla prostituzione minorile. Sono oltre due milioni i minori al di sotto dei quindici anni costretti a prostituirsi. Il resto soprattutto in Estremo Oriente e nel Sud Est Asiatico in particolare. Le più colpite sono le bambine tra gli otto e i sedici anni, ma in molte regioni l'età delle baby prostitute scende fino a 4 anni. La Thailandia, in particolare, è divenuta negli ultimi dieci anni la meta più ambita del turismo sessuale pedofilo. I bambini provengono spesso dall'entroterra, da villaggi sperduti nella foresta tropicale.

La mappa della vergogna

Quasi sempre le famiglie vendono i bambini che non riescono a sfamare, in cambio di qualche migliaio di dollari e con la speranza di avviarli verso un futuro migliore. Il bambino venduto finisce subito in un bordello di Bangkok o di qualche altra città, dove diventa un oggetto nella mani del suo padrone. Questo orribile commercio avviene quasi sempre con la complicità delle autorità. Il perché è presto detto: il turismo sessuale in Thailandia ha triplicato il numero di turisti. In particolare la prostituzione infantile (in genere più costosa proprio perché più difficile da trovare nei Paesi ricchi) è divenuta uno strumento di introito di valuta straniera. I governi perciò sanno, ma tacciono perché quel denaro serve comunque a ridurre il deficit della bilancia dei pagamenti.

Ma non c'è solo la Thailandia. Nelle Filippine si calcolano un milione e 200mila bambini di strada, quasi tutti coinvolti nel mercato del sesso. Nello Sri Lanka si prostituiscono oltre 10mila bambini. In Brasile si arriva alla mostruosa cifra di 500.000 bambini che si prostituiscono. Altre aree a rischio: Colombia e Venezuela in America Latina. Russia, Polonia e Romania nella vecchia e civile Europa.

In Sudan esiste una tratta di minori venduti come schiavi sessuali in Egitto, Marocco e Arabia Saudita. Spesso questi bambini diventano attrazioni per il turista sessuale, soprattutto per quello proveniente dal Giappone. Il mercato della prostituzione infantile conosce anche delle aree di specializzazione. In Estremo Oriente ci sono più vittime di sesso maschile, mentre in America Latina sono le bambine le più richieste.

La legge italiana

Il turismo sessuale è oggi punito esplicitamente da una legge italiana approvata nel 1998. In pratica, un cittadino italiano denunciato per pedofilia all'estero, viene perseguito anche dalla legge italiana, indipendentemente dall'iter giudiziario del Paese in cui è scattata la denuncia.


Difficile individuare le ragioni alla base del turismo sessuale. Una spiegazione facile individua in patologie individuali la radice del problema. Ma questo non spiega una diffusione così massiccia di questa pratica e non spiega nemmeno perché persone assolutamente normali a casa propria, diventino delle belve in Thailandia o in Brasile. Il Governo tedesco ha stimato che in Germania ci sono 50.000 persone che consumano pornografia infantile e che si recano regolarmente in paesi del cosiddetto Terzo Mondo per soddisfare più liberamente le proprie tendenze grazie al potere del denaro. C'è perciò una chiara componente socio-economica del fenomeno. Il turismo sessuale lo pratica chi ha il denaro e il potere di farlo. Una volta era il maschio occidentale a procurarsi sesso facile regalando jeans e collant alle ragazze russe o polacche. Oggi si registrano fenomeni diversi. A Cuba, ad esempio, impazzano da qualche anno donne italiane in cerca di gigolo caraibici (chiamati jineteros, cavalcatori). Il prezzo varia a seconda delle prestazioni e delle situazioni. Si va dall'ingresso alla discoteca (in molti casi riservata ai turisti e proibita ai cubani) a qualche decina di dollari. Paese che vai, turismo sessuale che trovi.
 

 

Antonello Sacchetti
13/12/2004