Giovanni Paolo II non cessa di alzare la voce a favore dei bambini che non hanno voce.
Fermiamo il genocidio dei malati di Aids in Africa, una strage che colpisce in particolare milioni di bambini. La causa? L’alto costo dei farmaci necessari per combattere questo flagello. Di qui il nuovo, pressante, appello del Vaticano e del Papa per abbassarne i prezzi.
I
volti di due piccoli africani con gli occhi nascosti, cancellati, da una serie
di righe e la scritta semplice, drammatica: “Bambini vittime dell’Aids”. E’
l’ultimo francobollo appena emesso dalle poste vaticane per ricordare a credenti
e non credenti le parole di Giovanni Paolo II: non possiamo chiudere gli occhi
di fronte alla tragedia che si consuma soprattutto in quel continente. Secondo i
dati di Cor Unum, l’organismo caritativo del Papa e della Santa Sede, nel mondo
sono due milioni e mezzo i bambini segnati dal marchio dell’Aids e di essi uno
su cinque è morto nel 2003. L’Organizzazione mondiale della sanità calcola in
undici milioni i bambini restati orfani, solo in Africa, a causa della morte per
Aids dei loro genitori. E stime attendibili prevedono trenta milioni di bambini
abbandonati a fine decennio.
Ce n’è abbastanza, dunque, per giustificare l’allarme lanciato dal Vaticano e l’accusa di genocidio diretta contro le multinazionali farmaceutiche per il costo eccessivo dei medicinali ed il monopolio dei brevetti che condanno a morte milioni di bambini. Non è la prima volta che la Santa Sede sollecita un intervento della comunità internazionale sui prezzi dei farmaci. Lo ha già fatto ripetutamente in occasione delle riunioni del Wto, l’organizzazione mondiale per il commercio, e davanti all’assemblea dell’Onu. Invano o quasi. Di qui il nuovo appello indirizzato all’opinione pubblica nel contesto del tradizionale messaggio del Papa per la Quaresima, che quest’anno aveva per titolo la frase di Gesù: “Chi accoglie anche solo uno di questi bambini in nome mio, accoglie me”. “Che dire della tragedia dell’Aids con conseguenze devastanti in Africa?”, si chiede con angoscia Giovanni Paolo II. “Si parla ormai di milioni di persone colpite da questo flagello, e di queste, tantissime sono state contagiate sin dalla nascita. L’umanità non può chiudere gli occhi di fronte ad un dramma così preoccupante!”. Commentando il messaggio pontificio, il presidente di Cor Unum, l’arcivescovo Paul Cordes, ha esplicitato: “Questi bambini muoiono perché non hanno medicine. Bisogna fare pressione sull’opinione pubblica per convincere le case farmaceutiche ad abbassare i prezzi delle medicine od a concedere l’utilizzo dei brevetti per produrle”.
La denuncia più chiara delle responsabilità delle multinazionali è venuta da un testimone sul campo nell’Africa sub-sahariana, il missionario e medico statunitense Angelo D’Agostino, fondatore e direttore di un ospedale per bambini a Nairobi: “Oggi circa 400 persone muoiono ogni giorno in Kenya per Aids, una malattia che in Europa e in America del Nord non è più mortale, ma cronica”. “Perché questa differenza?”, si è domandato il missionario. “Per l’azione genocida dei cartelli farmaceutici che rifiutano di abbassare i prezzi per l’Africa, nonostante abbiano realizzato profitti per 517 miliardi di dollari nel 2002. E’ una questione morale che dimostra la mancanza di coscienza sociale di tali imprese capitalistiche, che potrebbero salvare la vita di 25 milioni di africani afflitti dal virus Hiv”. Contemporaneamente alla campagna contro il monopolio delle multinazionali, Cor Unum ha lanciato due iniziative concrete: l’emissione del francobollo vaticano dedicato ai bambini vittime dell’Aids, dalla cui vendita si contano di ricavare 500 mila euro, ed una raccolta di fondi per un centro destinato a piccoli malati, che si chiamerà Nyumbany Village, sorgerà nei pressi di Nairobi e servirà da modello per villaggi simili in Africa. Iniziative che non possono certo risolvere il problema degli orfani di Aids nei paesi del continente. Ma sono “un segno”, secondo il presidente di Cor Unum, “che la Chiesa opera per far percepire a chi soffre la vicinanza di Dio. Ed anche un segno che, al di là di tante parole, la Chiesa opera sul campo e con efficacia”.
E’ proprio quel che si propone il messaggio del Papa, che punta a smuovere la coscienza dei credenti sull’infanzia “violata”, a far coniugare l’annuncio del Vangelo con l’impegno sociale, a spingere a tradurre in gesti e azioni i due aspetti dell’unico insegnamento del Signore: “diventare” piccoli ed “accogliere” i piccoli. Purtroppo, rileva con amarezza Giovanni Paolo II, accanto a “tanta generosità” si deve registrare “l’egoismo” di molti: “Ci sono minori feriti profondamente dalla violenza degli adulti: abusi sessuali, avviamento alla prostituzione, coinvolgimento nello spaccio e nell’uso di droga; bambini obbligati a lavorare o arruolati per combattere; piccoli travolti dal turpe traffico di organi e persone”. Un dossier dell’agenzia Fides, del dicastero vaticano per le missioni, sintetizza i dati più inquietanti sui tanti calvari dei piccoli nel mondo d’oggi: 20 milioni i bambini morti dopo la nascita per la denutrizione della madre, 11 milioni morti prima dei cinque anni per malattie, 200 milioni gli affamati, 121 milioni quelli che non ricevono istruzione, 211 milioni quelli costretti a lavorare, 300 mila i baby soldato. Più di un milione, infine, vengono venduti ogni anno, vittime del traffico di esseri umani. Alcuni di essi uccisi per fornire organi da trapianto con un “listino prezzi” sconvolgente: 50 mila euro per un neonato maschio in buona salute, 30 mila per un fegato, ecc. Il tutto per un giro d’affari che supera il miliardo di dollari l’anno! “Che male hanno fatto tanti piccoli per meritare tanta sofferenza?”, si chiede, ci chiede, Giovanni Paolo II.
Bollettino Salesiano - Giugno 2004