I POVERI
Ci sono i poveri, i disoccupati, i giovani senza prospettive, gli adulti senza speranza, i cristiani senza vangelo, i drogati, gli handicappali, gli anziani, tutte le forme di povertà antica e nuova.
Cosa facciamo?
Sappiamo essere risposta ai problemi dei poveri, dare senso alle attese di liberazione, riportare speranza sulle mense povere e disadorne delle realtà locali smarrite e disorientate, offrendo il servizio del "vino buono" in alternativa a quello "meno buono" che possono offrire altre agenzie. In altri termini, sappiamo far recuperare l’autenticità del proprio essere, e dare credibilità in un mondo ormai deluso e disincarnato.???
Bisogna saper farci spazio all’altro chiunque sia, per qualunque cosa ci cerchi. Saper accogliere con simpatia, con umanità, con lo sguardo di mistero che nasconde e ti porta ad accogliere ed ascoltare senza la voglia di rispondere, più capace di silenzio che di parole, senza fretta. Le persone sono terrorizzate dalla fretta dei preti. E’ piena di angoscia la domanda di molti: "Padre, ha fretta? Ha due minuti per me? Le posso rubare un po’ di tempo?".
Accogliere, ascoltare, sapersi mettere dal punto di vista dell’altro. E la strada può essere un’aula di studenti, la sala d’attesa di un aeroporto, un taxi, un aereo, la corsia di un ospedale, il salotto di amici, il parlatorio di un carcere, un confessionale, una sala da dibattito, un tratto di spiaggia, un rifugio di montagna, un lebbrosario o una comunità terapeutica per drogati o alcolisti, una casa per ammalati di aids o ex detenuti, per anziani o per minori a rischio.
Qualunque spazio in cui incontri un uomo o una donna di qualunque età e in qualunque situazione. La strada luogo di incontri apparentemente casuali, non programmati, non scelti, non voluti, non preparati. Ma nulla è per caso, nell’ottica di Dio.
La società si può ricostruire umanizzandola, la si può risanare nella misura in cui si mettono al centro gli ultimi, i poveri, la persona, i valori, la gratuità, la giustizia; si può ricostruire a partire dal buio, dalla notte della povertà, dell’ingiustizia nella società, con un nuovo modo di essere presenti all’interno della Chiesa.
Troppo spesso invece ci capita di non scandalizzarci più davanti alla crocifissione dei popoli d’Africa devastati dall’aids, davanti ai milioni di bambini di strada, davanti alle bambine prostitute del turismo occidentale, ai bambini che muoiono prematuramente per mancanza di latte, davanti agli ammalati terminali non curati e soli, davanti agli anziani ingombranti, a tutti i dipendenti patologici dalla droga, dall’alcol, dai giochi d’azzardo che crescono vertiginosamente, davanti agli emigrati sfruttati e rifiutati.
Questo tipo di religiosità, di cristianesimo non soddisfa chi ha buon senso, irrita chi ragiona, scandalizza chi è preso dalla passione per la verità, provoca la rivolta. Anch’io non credo in ciò che non è autentico, in una religione oppio, in un cristianesimo tranquillante, in un Cristo che non scomoda e non mette in crisi. Il Cristo in cui credo preferisce la misericordia alle cerimonie senza vita dei suoi preti, smaschera l’ipocrisia e rifiuta ogni alleanza con i potenti, con i più influenti. Non è un tranquillante per i ricchi e non è sonnifero per i poveri.
Oggi non è più consentito vivere tranquilli, quando c’è ancora tanta ingiustizia, tanto sfruttamento e tanta sofferenza in gran parte del nostro pianeta. Siamo tutti coinvolti e chiamati a vivere e operare concretamente per condividere con tutti gli uomini quello che abbiamo e quello che siamo, la nostra esperienza umana e la nostra fede cristiana.
Da oggi dobbiamo cambiare:
No all’egoismo, No all’ipocrisia, No al pietosismo, No alla sola vita contemplativa e al pio esercizio, No alla fretta, No alla fredda elemosina.
Si allo spenderci completamente per gli altri, Si alla verità e alla sincerità, Si all’amore, Si all’azione spinta dalla contemplazione, si all’attenzione vera verso il prossimo, Si all’elemosina accompagnata da un sorriso, da un saluto, da un gesto concreto di aiuto.
Nel povero Dio percorre le nostre strade, bussa alle nostre porte, parla ai nostri cuori
Ci invita a dare tutto quello che abbiamo ai poveri e poi a seguirlo
Se alla fine non vogliamo essere esclusi, ci resta solo la strada stretta della solidarietà planetaria, dell’economia solidale, del dare la vita servendo.
Per questo la scelta dei poveri non è facoltativa, è vincolante, essenziale.
Desidero farvi LEGGERE adesso alcuni passi della bellissima enciclica di Papa Benedetto XVI DEUS CARITAS EST appena pubblicata ma destinata a diventare una pietra miliare sull’argomento della carità e dell’impegno per i poveri e soprattutto vi invito a leggerla con molta ATTENZIONE.
L’amore per il prossimo è una strada per incontrare anche Dio e il chiudere gli occhi di fronte al prossimo rende ciechi anche di fronte a Dio.
Non si può amare e servire l’uomo se il nostro volere e la volontà di Dio non coincidono sempre di più: la volontà di Dio non è più per me una volontà estranea che i comandamenti mi impongono dall’esterno, ma è la mia stessa volontà
Se il contatto con Dio manca del tutto nella mia vita, posso vedere nell'altro sempre soltanto l'altro e non riesco a riconoscere in lui l'immagine divina. Se però nella mia vita tralascio completamente l'attenzione per l'altro, volendo essere solamente « pio » e compiere i miei « doveri religiosi », allora s'inaridisce anche il rapporto con Dio. Allora questo rapporto è soltanto « corretto », ma senza amore.
Solo la mia disponibilità ad andare incontro al prossimo, a mostrargli amore, mi rende sensibile anche di fronte a Dio. Solo il servizio al prossimo apre i miei occhi su quello che Dio fa per me e su come Egli mi ama
Amore di Dio e amore del prossimo si fondono insieme: nel più piccolo incontriamo Gesù stesso e in Gesù incontriamo Dio.
Solitamente la I^ enciclica di un Papa indica l’indirizzo che Egli intende dare al suo servizio apostolico.
Questa enciclica potrebbe quindi intendersi come un segno dei tempi, un momento propizio, un giorno di salvezza per gli ultimi, per i più poveri, per gli emarginati, per i dimenticati.
Sembra giunta un’ora per essi, un’ora favorevole che invita con insistenza tutti i Cristiani a prendersi veramente cura di loro.
Uniti a tutti i nostri Fratelli vogliamo pronunciare una parola di speranza e di conforto nei confronti di questi fratelli meno fortunati: Cristo nostra speranza è vivo, noi vivremo!