I bambini soldato…
L'argomento, per quanto strano possa apparire, è dei più
controversi e complessi tra quelli che rigurdano la galleria degli orrori
mondiale relativa all'argomento 'diritti dell'infanzia'. Guerra e bambini.
Finchè si parla di piccole vittime dei vari conflitti che insanguinano ancora
buona metà del mondo, la risposta emotiva e razionale è unanime: gli oltre due
milioni di bambini rimasti uccisi negli ultimi dieci anni e i più di sei milioni
feriti in modo permanente durante le varie offensive militari fanno orrore a
chiunque. Il discorso diventa però estremamente più vago e sfuggente quando si
tocca un altro tipo di relazione tra guerra e bambini: il discorso dei bimbi
soldato. Anche Nelson Mandela ha sentito il bisogno di impegnarsi in prima
persona e di lanciare un appello nel corso di una recente intervista
all'emittente inglese Bbc: "Occorre uno sforzo globale di tutti i Paesi del
mondo per migliorare le condizioni di vita dei bambini. L'Unicef sta
facendo un buon lavoro, i Paesi ricchi rispondono in maniera abbastanza
soddisfacente, ma non basta. Abbiamo intenzione di lavorare per accelerare
questo processo".
Secondo gli ultimi rapporti, sono più di trecentomila in tutto il mondo i minori
di diciotto anni attivamente coinvolti nelle varie guerre e guerriglie infinite.
La maggior parte di loro vive in Asia: in particolare nella Birmania della
giunta militare, nell'Afghanistan dei Talibani, in Cambogia e nello Sri Lanka.
Le organizzazioni internazionali hanno più volte messo l'accento sulla scarsa
attenzione riservata al fenomeno dalla stampa e dai Paesi occidentali. Scarsità
di attenzione in parte dovuta a una sorta di tacita ma ben radicata retorica
dell'eroico bambino/adolescente che passa le linee nemiche, in parte a una più o
meno dichiarata incapacità di fatto di contrastare il fenomeno. Gli attivisti
per i diritti umani e Olara Otunnu, responsabile delle Nazioni Unite
sull'argomento, criticano duramente questo tipo di atteggiamento: facendo notare
che i bambini non vengono soltanto impiegati come porta-ordini, vedette o
porta-vivande, ma anche come spie o mandati a compiere vere e proprie missioni
suicide. Alle ragazzine, in più, è riservato il compito di 'mogli' temporanee di
truppa e ufficiali. Amnesty international ricorda che in Birmania i
bimbi-soldato sono deliberatamente brutalizzati, e subiscono cerimonie di
iniziazione che possono anche arrivare a comprendere atti di cannibalismo. Sono
costretti a commettere atrocità ai danni di persone conosciute, e sono spesso
vittima di abusi sessuali da parte dei commilitoni adulti.
Ma, si sa, ai bambini piace giocare alla guerra. A tutti, anche a quelli che la
pace non l'hanno mai conosciuta. Anche a quelli che imparano da subito la
differenza tra uno sparo inventato e una pallottola vera. Convincerli non è
affatto difficile. E nel campo dell'insensata logica militare, è fin troppo
ovvio l'uso di soggetti insospettabili nel corso di operazioni a rischio: donne,
bambini, anziani. Difatti, perfino gli Stati Uniti si sono rifiutati di
ratificare la Convenzione dei diritti del bambino che fissa, tra l'altro, a
diciotto anni l'età minima per poter partecipare a operazioni di guerra. Non a
caso, è in crescita esponenziale il reclutamento di minori da parte di
organizzazioni terroristiche e di guerriglia: la polizia nepalese ha in
'consegna' parecchi bambini coinvolti in operazioni di guerriglia dei gruppi
maoisti. Bambini reclutati in nome della 'guerra del popolo' e della causa
rivoluzionaria, che dovrà tra l'altro liberare gli stessi bambini dalla moderna
schiavitù del lavoro nelle fabbriche di tappeti. Nello Sri Lanka, durante gli
ultimi assalti alla città di Jaffna da parte del gruppo separatista Liberation
Tigers of Tamil Eelam (Ltte), è stata denunciata la presenza di 140 bambini tra
le truppe. L'Ltte, che aveva stretto nel 1998 un patto con la Otunnu in cui si
impegnava a non impiegare minori nelle sue operazioni, nega ogni addebito. Le
organizzazioni non governative (Ong) accusano però sia le Tigri tamil che
l'esercito governativo dello Sri Lanka di continuare a servirsi
indiscriminatamente di minori. Minori nati e cresciuti in guerra, a cui hanno
spesso ucciso i genitori e tutta la famiglia, che imbracciano il fucile per
vendicare il padre o i fratelli morti o, più spesso, semplicemente per avere un
pasto garantito ogni giorno. Figli della guerra, della povertà e dell'ignoranza.
Bambini che alla fine dei conflitti, se e quando sopravviveranno, non sapranno
cosa farsene della vita e del mondo. Cresciuti ed educati alla guerra,
esattamente come i loro coetanei che vivono nell’Afghanistan dei Talibani. Ma
tutte le conferenze mondiali sull’argomento si sono finora concluse soltanto con
un malinconico quanto disperato appello: fermate l'uso dei bambini soldato.
Proposte concrete, poche. Fatti, nessuno. Perchè nessuno, a cominciare dall'Onu,
sa bene cosa fare.