LE “VERITA’”

DEL PROCESSO CONTRO ADEL SMITH

 

di GIORGIO NICOLINI

 

 

 

     Essendo il diretto interessato, volevo dare delle informazioni più dettagliate sul processo contro Adel Smith celebrato a Verona il 16 marzo scorso (del quale riporto nella parte sottostante un articolo del giornale “L’Arena” di Verona, del 17 marzo).

    Il processo era stato avviato per una mia "denuncia-querela" presentata ad Ancona, ove risiedo, per le frasi pronunciate da Adel Smith in più occasioni, secondo il quale "la Chiesa è un'associazione a delinquere" e "il Papa è il capo di questa associazione a delinquere"; quindi, per deduzione, noi cattolici saremmo dei "delinquenti"... Quelle frasi e altre violavano degli articoli del Codice Penale, sia a riguardo del vilipendio della "religione Cattolica" (considerata ancora "religione di Stato"), sia a riguardo della "diffamazione".

La denuncia l'avevo presentata dietro invito del mio amico Dott. Arrigo Muscio di Brescia, Presidente dell’”Associazione Genitori Cattolici” di quella città, ed era stata accettata dalla Procura della Repubblica di Verona, convocandomi poi al processo (difeso dall'avv. AVANZI, di Verona), che, dopo due precedenti rinvii, è stato celebrato il 16 marzo scorso.

       L'Avv. AVANZI mi aveva informato che, in realtà, dal fascicolo in suo possesso, prelevato a mio nome, le denunce presentate contro Adel Smith sarebbero state fatte anche da altri cittadini, compreso Arrigo Muscio. Ma, stranamente, né Arrigo Muscio né gli altri denuncianti sono stati convocati, nonostante fossero “parte offesa”.  Io - che ero molto lontano da Verona - sono stato invece “stranamente” “scelto” come “l'unico” convocato per testimoniare contro Adel Smith.

    Allora ho avvisato il Dott. Arrigo Muscio, che si è presentato ugualmente all'Udienza del Tribunale di Verona (con il suo avvocato). Di norma, infatti, tutti i denuncianti avrebbero dovuto essere stati convocati a Verona per il processo, in qualità di “parti offese” e con la possibilità di costituirsi “parti civili”: ma ciò stranamente non è stato fatto... e ciò ha, di fatto, "agevolato" indubitabilmente Adel Smith, il quale si è trovato di fronte meno legali di “parte civile”.

    Il  processo ora è stato “canalizzato” sul binario della Corte Costituzionale, dal momento che  il Giudice ha accolto l'istanza del difensore di Smith e del Pubblico Ministero riguardo ad una presunta "illegittimità" dell'art. 403, per maggior penalizzazione nei confronti delle offese arrecate alla Religione Cattolica.

    In realtà, però, c'era anche il reato di "diffamazione" (la definizione di "delinquenti" a tutti i cattolici del mondo): ma su questo punto nessuno ha proceduto, nonostante l’espressa richiesta presente nella mia “denuncia-querela” ed in quella del Dott. Muscio.

    Così Adel Smith non ha subìto - per ora - nessuna condanna e l'art. 403, che punisce le offese contro la Religione Cattolica, è ora il vero "processato" dalla Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sull’incostituzionalità della norma in oggetto.

     Il Dott. Arrigo Muscio era uno dei "denuncianti" che doveva essere convocato come me (ma ciò non era avvenuto), e la sua imprevista presenza ha fatto mettere in luce le "contraddizioni" del processo. Nella circostanza, con il suo Avvocato, Muscio aveva anche richiesto di "costituirsi parte civile", per richiedere "i danni materiali e morali" per essere stato definito (io, lui e tutti noi cattolici) "dei delinquenti". Ma la sua richiesta è stata rifiutata, contro ogni logica "legale". 

        Giustamente Arrigo Muscio, abbandonando l'aula per protesta per l'assenza del Crocifisso, presente invece nelle altre aule in base ad una disposizione del Ministero, ha detto che proprio quel simbolo è l'emblema di un "giudizio ingiusto" patito da un innocente e monito per tutti i "giudizi ingiusti" della storia.

     “Me ne vado – ha detto Muscio – ricordando tuttavia anche il monito del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, primo magistrato italiano, in qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, che ha difeso in più di un’occasione il valore del crocifisso”.

       Tornano qui davvero opportune le Parole ammonitrici della Sacra Scrittura: "Non farai deviare il giudizio del povero, che si rivolge a te nel suo processo" (Es.23,6).  E anche Gesù disse con severità: "Non giudicate secondo le apparenze, ma giudicate con giusto giudizio!» (Gv.7,24).

     Rivolgendosi ai “potenti” la Parola di Dio, nel libro della Sapienza, “avverte”: "La vostra sovranità proviene dal Signore; la vostra potenza dall'Altissimo, il quale esaminerà le vostre opere e scruterà i vostri propositi; poiché, pur essendo ministri del suo regno, non avete governato rettamente, né avete osservato la legge né vi siete comportati secondo il volere di Dio. Con terrore e rapidamente egli si ergerà contro di voi poiché un giudizio severo si compie contro coloro che stanno in alto. L'inferiore è meritevole di pietà, ma i potenti saranno esaminati con rigore. Il Signore di tutti non si ritira davanti a nessuno, non ha soggezione della grandezza, perché egli ha creato il piccolo e il grande e si cura ugualmente di tutti. Ma sui potenti sovrasta un'indagine rigorosa" (Sap. 6,3-8).

    Ma il Signore, con la sua Parola Divina, conforta tutti noi, “credenti” in Lui, perché: “Il Signore Dio ci vede dall'alto e in tutta verità ci dá conforto, precisamente come dichiarò Mosè nel canto della protesta: Egli si muoverà a compassione dei suoi servi” (2^Mac.7,6).

     Infatti sta scritto: "Il Signore sta assiso in eterno; erige per il giudizio il suo trono: giudicherà il mondo con giustizia, con rettitudine deciderà le cause dei popoli. Il Signore sarà un riparo per l'oppresso, in tempo di angoscia un rifugio sicuro. Confidino in te quanti conoscono il tuo nome, perché non abbandoni chi ti cerca, Signore" (Salmo 9,8-11).

 

Prof. GIORGIO NICOLINI

Via Maggini, 230 – 60127 ANCONA

Tel. 071.83552 – Cell. 338.2892353

Posta Elettronica: giorgio.nicolini@libero.it

 

 

 

 

Dal giornale “L’ARENA” di VERONA

Mercoledì, 17 Marzo 2004

 

 

Processo al presidente dell’Unione mussulmani. Usata per la prima volta a Verona la legge Cirami per far trasferire il procedimento

Attacco ai crocifissi del tribunale

 

Adel Smith: «Fanno sorgere dubbi sull’imparzialità». Deciderà la Cassazione

 

 

 


di Luigi Grimaldi

 
     Diavolo di un Adel Smith. Arriva a Verona come imputato per vilipendio della religione e invece di difendersi, attacca. Tra le due e le sei del pomeriggio, l’uomo che si dichiara mussulmano e combatte una battaglia tutta sua contro il cattolicesimo e i suoi simboli, piazza tre colpi giudiziari, di quelli che faranno discutere. Il primo: fa inviare gli atti alla Cassazione che dovrà decidere se i crocefissi appesi in alcune aule del palazzo di giustizia veronese possono far nascere sospetti di parzialità negli imputati, se lui dev’essere processato in un’altra città proprio per questo motivo oppure se i simboli devono essere rimossi. Il secondo: fa estromettere la parte civile, cioè l’associazione Famiglie cattoliche di Brescia che voleva chiedergli i danni per le sue affermazioni anticlericali e contro la religione. Il terzo: ancora atti a Roma. Stavolta trasmessi alla Corte costituzionale, affinché stabilisca se è giusto o meno che chi offende la religione cattolica vada punito con una pena più alta rispetto a chi commette il reato di vilipendio nei confronti di altre confessioni.

     E se a questo si aggiunge il fatto che per farlo arrivare in tribunale s’è mosso un apparato di sicurezza di almeno una quarantina di uomini delle forze dell’ordine, compresi quelli che, con una macchina, sono andati ad attenderlo al casello autostradale per scortarlo come se fosse stato un ministro, Adel Smith ha ottenuto ieri quello che voleva: il massimo della pubblicità. Garantita anche da almeno una decina di organi d’informazione, tra tivù e giornali, che hanno seguito il processo. E ora il procedimento penale al presidente dell’Unione dei mussulmani d’Italia diventa molto interessante soprattutto sul piano tecnico-giuridico.

      Inizia tardi, verso l’una e quaranta perché il giudice Marco Zenatelli ha una giornata infernale, con una valanga di udienze (55) che gli consentono solo una breve sosta per mangiare un toast. Smith arriva verso mezzogiorno con il suo nuovo avvocato, Ugo Fanuzzi di Napoli che affianca Matteo Nicoli, legale veronese, e con l’inseparabile Massimo Zucchi, il segretario che condivise con lui pugni ricevuti dai giovani di Forza Nuova a gennaio dell’anno scorso in diretta proprio a Verona durante una trasmissione di Telenuovo.

     La prima schermaglia giudiziaria è la richiesta di costituzione di parte civile dell’avvocato Andrea Sartori che tutela gli interessi dell’associazione bresciana e del suo presidente Arrigo Muscio, mentre l’avvocato Nicola Avanzi, per conto del cattolico che presentò una denuncia contro Smith, è presente solo per assistere all’udienza. Il pubblico ministero Carlo Villani invece fa il super partes e dichiara subito che, secondo l’articolo 91 del codice di procedura penale, è consentito chiedere i danni in processi simili solo a organismi riconosciuti per legge. Quindi, per lui, l’associazione non ha alcun diritto. La difesa di Smith è d’accordo. Il giudice Zenatelli anche. Poi il magistrato spiega che l’Associazione famiglie cattoliche non ha ricevuto alcun danno diretto dalle parole pronunciate in tivù da Smith la sera dell’8 novembre 2002, sempre su Telenuovo. Muscio ci resta male e se ne va, anche perché nell’aula non c'è il crocefisso, per lui simbolo di un uomo processato ingiustamente e monito per chi amministra la legge a fare realmente giustizia per tutti.

     Il fatto che la croce non ci sia spiazza l’avvocato Nicoli che presenta un’istanza sulla presenza del simbolo cattolico nell’aula. Ma il legale non si perde d’animo: «Nella precedente udienza che fu rinviata eravamo in un’altra aula con il crocefisso. E non è quella l’unica aula nella quale è esposto». Così, presenta due fotografie come prove, una scattata in Corte d’assise e l’altra nell’aula che ospitò la precedente udienza. Alla richiesta di trasferire il processo in un’altra città si oppone il pubblico ministero Villani: «Qui si dubita di tutti i giudici che potrebbero essere condizionati dalle croci sul muro. Ma invece questa istanza ha il solo scopo di allungare i tempi del processo. Pertanto chiedo che non venga accolta». Ma il giudice Zenatelli non lo fa. D’altronde non può scegliere diversamente perché è stato sollevato il cosiddetto legittimo sospetto e la legge Cirami gli impone di seguire la strada della trasmissione degli atti in Cassazione. Il magistrato specifica bene, però, che nell’aula del processo a Smith il crocefisso non c’è. E l’udienza non si ferma. «Andiamo avanti», dice il giudice, «e se al momento della sentenza non avremo ricevuto risposta dalla Cassazione, allora sospenderemo il processo».
Non è finita qui.

     L’avvocato Nicoli spiega che, sulla base di alcune sentenze, oggi è anacronistico parlare di religione di Stato, intendendo così il cattolicesimo. Pertanto ritiene il principio che la pena sia aumentata a chi commette vilipendio della religione cattolica in contrasto con gli articoli e considera 3, 8 e 19 della Costituzione (uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, uguaglianza delle confessioni religiose davanti alla legge e diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma e di farne propaganda). Su questo punto è d’accordo anche il pubblico ministero Villani.

     L’ultimo capitolo si chiude alle sei. Dopo lunga riflessione in camera di consiglio, il giudice Zenatelli accoglie l’istanza e invia gli atti alla Corte costituzionale. E il processo è sospeso, in attesa del verdetto.

 

 

 

 

 

 

ASSOCIAZIONE GENITORI CATTOLICI

www.genitoricattolici.org

 

OGGETTO: UDIENZA PROCESSO CONTRO ADEL SMITH

In data odierna, come preannunciato, si è svolta presso il Tribunale di Verona l’udienza per il processo contro Adel Smith.

Resoconto.

1)      Al sottoscritto,  sia in qualità di scrittore cattolico sia nella veste di Presidente dell’Associazione Genitori Cattolici, non è stata consentita da parte del giudice la costituzione di parte civile.

2)      Non è stato inserito, nel momento in cui scrivo, anche il capo di imputazione per diffamazione relativo alla frase “La Chiesa cattolica è un’associazione a delinquere” pronunciata da Adel Smith, come indicato nella mia denuncia-querela (che riporto alla fine del comunicato).

3)      Nell’aula in cui si è tenuta l’udienza non era presente il Crocifisso, diversamente da altre aule d’udienza del medesimo tribunale.

Notata l’assenza del Crocifisso (simbolo condiviso anche  da quanti riconoscono in Gesù soltanto Colui che ha dato la Sua vita per amore del genere umano; emblema di chi ha patito un ingiusto processo e monito affinché non si ripeta nei tribunali del mondo tale ignominia; personificazione di perfetta giustizia e di infinita misericordia) ho dichiarato al mio legale di Verona ed ai giornalisti presenti che me ne sarei andato dall’aula. Sollecitato dal mio legale affinché rimanessi per questioni procedurali fino alla pronuncia del giudice sull’ammissibilità di parte civile, mi sono allontanato subito dopo.

Lascio a quanti mi leggono (espressione di volontà popolare) il compito di giudicare.

Cordiali saluti.

Il Presidente

Dr. Arrigo Muscio

www.muscio.it

 

 

Copia della denuncia-querela

presentata da ARRIGO MUSCIO, GIORGIO NICOLINI ed altri

 

AL SIGNOR PROCURATORE

DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI VERONA

DENUNCIA-QUERELA

Io sottoscritto Dott. ARRIGO MUSCIO ……………………… e residente ……………….. presento una denuncia-querela contro Adel Smith (presidente dell’Unione Musulmani d’Italia) per offese alla religione cattolica ai sensi dell’art. 403 C.P. e per diffamazione ai sensi dell’art. 595 C.P., alla luce quest’ultimo della sentenza della Suprema Corte  “Le persone giuridiche e gli enti collettivi possono assumere la qualità di soggetti passivi dei delitti contro l’onore e non è preclusa la configurabilità di una concorrente offesa all’onore o alla reputazione delle singole persone che dell’ente fanno parte…” (Cass. Pen. Sez. V, 22 marzo 1988, n. 3756).

Ho letto sul quotidiano “Libero”, in data 15 novembre 2002 (vedere copia allegata), un articolo intitolato “Insulti islamici in televisione, Verona insorge – Bufera per le parole del fondatore del “partito di Allah”: - La Chiesa è un’associazione a delinquere –“. Questa frase è stata più volte ripetuta pubblicamente durante una trasmissione  a “Telenuovo” (emittente locale veronese) da Adel Smith, presidente dell’Unione Mussulmani italiani.

Questa frase è gravemente offensiva:

a)      non solo del “Corpo Mistico di Cristo” (la Chiesa viene infatti considerata il Corpo Mistico di Gesù);

b)      per le migliaia di santi, di martiri, di missionari e di quanti si prodigano per il benessere spirituale e fisico del prossimo mediante l’assistenza medica, scolastica, sociale, spirituale (membri della Chiesa considerata “un’associazione a delinquere” da Adel Smith);

c)      per tutte le gerarchie che la compongono;

d)      per tutti gli onesti cittadini cattolici sparsi nel mondo che vi appartengono, i quali non compongono di certo un’associazione a delinquere;

e)      anche per il Papa stesso che è il Vicario di Cristo.

Ciò premesso, in qualità di cittadino cattolico, chiedo a codesta Autorità Giudiziaria di perseguire penalmente  Adel Smith per le sue gravissime affermazioni alla luce degli art. 403, 404 e 406  e 595 del C.P. e/o di altre norme non citate.

Chiedo d’essere avvisato ai sensi dell’art. 408 C.P.P. nell’eventuale ipotesi di richiesta di archiviazione.

Distinti saluti.

Dott. Arrigo Muscio

Brescia, 17 novembre 2002