MEDIA:LA GIORNATA
Famiglie che sanno scegliere - Anche con il telecomando
La necessità di battere un certo «torpore da consumo»
è emersa dalla tavola rotonda che ha chiuso ieri il convegno nazionale in
occasione della Giornata delle comunicazioni sociali
Da Roma Francesco
Ognibene
Avete presente quell'abbassarsi delle luci
razionali ed emotive sino al punto di rendere le nostre capacità di giudizio
niente più che un soffuso chiarore dentro il quale si confondono i contorni? Si
chiama "torpore", ed è il sintomo dell'apatia indotta dal consumo
passivo di comunicazione. È il torpore il nome del virus che sembra smorzare la
reattività anche delle persone più preparate. Il "medico" che l'ha
isolato - venerdì, aprendo il convegno Cei sui mass
media e famiglia - è il cardinale Dionigi Tettamanzi,
che per questa sua diagnosi s'è meritato ieri ripetute citazioni nella tavola
rotonda al centro della giornata conclusiva dell'appuntamento ecclesiale. Il
dilagare degli strumenti comunicativi nella vita familiare crea infatti un curioso ingorgo - tv più Internet più cellulare
più carta stampata più radio -, con risposte educative sempre più inadeguate al
complicarsi della sfida culturale. Uscire dal sonno, dunque. Ma come?
L'esperienza insegna a essere realisti: «Occorre guadagnare
metri di campo, un'iniziativa dopo l'altra - ha detto il ministro delle
Comunicazioni Maurizio Gasparri -: quando si è
animati dalla necessità di dare voce a istanze etiche
non si può non riuscire a ottenere qualcosa. Dalla Chiesa e dalle associazioni
familiari cattoliche arriva alla politica uno stimolo fondamentale, a
cominciare dall'attenzione alla questione mediatica».
Qualche buono strumento, ha ricordato il ministro, c'è: codici di autodisciplina, comitati, regolamenti...: «Si tratta di
utilizzarli appieno». Sempre che basti: «Mi dà molta amarezza sentirmi chiedere
se è possibile che malgrado il lavoro del nostro
organismo nazionale la situazione della qualità televisiva non migliora - è lo
sfogo di Luisa Santolini, che come presidente del Forum
delle associazioni familiari siede nel Comitato di controllo su tv e minori -.
Noi facciamo di tutto per far rispettare i codici, ma il vero salto di qualità può farlo sono la mobilitazione comune di
tante famiglie, capaci di ass umere
vera soggettività sociale e non solo di indignarsi per questo o quello
spettacolo». «È una di quelle battaglie che si vincono solo in molti, mettendo in campo tutta l'attrezzeria che siamo capaci di assemblare
- rincara Emilio Rossi, che guida il Comitato -. Siamo costretti ad assistere
al desolante spettacolo di emittenti da noi sanzionate
per aver mandato in onda film vietati ai minori e che poi se la cavano con
qualche centinaio di euro di "oblazione". La multa pagata estingue il
procedimento, e siamo daccapo. Nessuno strumento di pressione però va escluso:
se anche nell'immediato sembriamo sconfitti, la nostra opera agisce in
profondità». E se il presidente del Consiglio nazionale degli utenti Cesare Mirabelli invita le famiglie a fare «esercizi di
cittadinanza attiva nelle istituzioni» invitando «persone di prima qualità a impegnarsi in un efficace lavoro di volontariato nelle
istituzioni rappresentative e nei comitati», il critico Gianluca Nicoletti rilancia il dovere prioritario di «essere
testimoni di ciò in cui si crede» come antidoto alla sottocultura mediatica: «Quando il sistema della comunicazione si
presenta come risolutore di tutte le nostre angosce
può essere combattuto solo con parole e comportamenti sinceri». La domanda di
"fare qualcosa" si coglie nella platea di operatori
diocesani della pastorale per la famiglia e le comunicazioni. La proposta di
«Avvenire» di dare vita al progetto Portaparola per
l'animazione culturale e mediatica delle parrocchie,
presentata alla tavola rotonda, cade forse come una provocazione attesa.