MAMMA

fino alla fine

 

(Testimonianza inviata da P. Vincenzo Sirignano)

 

 

    Luigi e Anna sono due giovani molto semplici. Lui di Torre del Greco (Na) fa il mestiere del fabbro, lei di Poggiomarino (Na) è una sarta. Il 28 Luglio del 2000 decidono di fidanzarsi essendosi conosciuti qualche giorno prima e innamorati a prima vista. Anna, chiede consiglio a uno dei sacerdoti del suo paese per essere indirizzata nel vivere nella luce di Dio questo nuovo fidanzamento. Dopo pochi mesi decidono di ufficializzare il loro amore e appena dopo un anno, il 22 Aprile del 2002, Luigi e Anna si uniscono in nozze.

 

    Passano alcuni mesi dal matrimonio e il forte desiderio di maternità li spinge a recarsi dal ginecologo per ricercare la tanto desiderata gravidanza. Il medico chiede ad Anna di raccontargli il suo stato di salute, ed è in questo contesto che emerge un episodio che era stato quasi cancellato dalla sua vita: all’età di otto anni Anna entra in stato di coma e viene ricoverata in ospedale; fortunatamente dopo una settimana esce dal pericolo e rimane ricoverata per indagini mediche. Viene scoperta la presenza di un angioma celebrale congenito, una vena che gocciolava sangue, una piccola emorragia che dopo alcune settimane spontaneamente si ferma. Nell’ascoltare ciò il ginecologo richiede un’indagine più approfondita e una visita neurochirurgica, sconsigliando vivamente il ricercare una gravidanza prima che il suo stato di salute non fosse chiarito.

 

    Luigi e Anna non perdono tempo e ricorrono subito ad un neurochirurgo il quale ascoltando la sua storia le vieta assolutamente di rimanere incinta e le prospetta un intervento che lui stesso avrebbe organizzato. Anna e Luigi a malincuore accolgono le indicazione del medico e nello stanziare la gravidanza attendono con ansia e trepidazione il momento dell’intervento.

 

    Passano mesi finché, nell’Agosto 2003, scoprono di aspettare un bambino. La notizia viene accolta con grande stupore e gioia, ma la paura del suo stato di salute era sempre presente in lei e nella sua famiglia. Agli inizi di settembre, alla sesta settimana di gravidanza, decidono di ricorrere alle cure di un altro neurochirurgo. Quest’ultimo le prescrive l’aborto per avere la possibilità di intervenire sul suo stato di salute e per non aggravarla in modo irrimediabile: la gravidanza avrebbe accelerato il flusso sanguigno e avrebbe provocato una emorragia cerebrale. Anna rifiuta all’istante questa soluzione e rivolgendosi al medico dice: “Piuttosto muoio ma il bambino non si tocca!”.

 

    I giorni passano e Anna è irremovibile, anche Luigi cerca di persuaderla ad abortire ma lei gli risponde: “La porta è lì, se vuoi, puoi anche andare” e aggiunge: “il Signore ci ha donato questa creatura e Lui sa che cosa deve fare”.

 

    Per Anna iniziano mesi davvero felici. L’attesa del bambino la riempie di gioia. Fin da subito inizia a preparare il corredino, compra anche la culla. Ma alcune sue affermazioni rivelano il suo stato di incertezza e di paura. Un giorno dice alla suocera: “Se muoio si prenderà cura lei di mio figlio?”. Alla sua mamma invece non fa sapere nulla del pericolo che corre per non farla preoccupare. Sono mesi nei quali Anna non desidera comunicare niente se non la gioia per il bambino. Anche al sacerdote dal quale ricorreva nei momenti più difficili, non fa cenno del suo stato. Ormai aveva deciso e niente e nessuno poteva farle cambiare idea.

 

    Ed ecco che la storia arriva al suo compimento. Alla fine di dicembre Anna è rapita da forti e intensi mal di testa. Di questo ne parla solo con la sorella Patrizia la quale le consiglia di andare dal ginecologo. Ma ancora una volta essa rifiuta ogni confronto per paura di compromettere la vita del suo bambino  perché essa valeva più della sua sofferenza.

 

    Ma nel giorno di capodanno la cosa si fa seria. Arriva con Luigi alla casa della mamma e cerca subito un letto sul quale poggiare il  capo, comincia a vomitare e poi a perdere i sensi. Inizia così la corsa per gli ospedali. Dapprima viene portata alla clinica S. Lucia di S. Giuseppe Vesuviano (Na), poi per mancanza di attrezzature adeguate viene subito trasferita al S. Giovanni Bosco di Napoli, ottimo per la rianimazione, ma lì i medici sono chiari: Anna è entrata in coma irreversibile. Per cercare di salvare la vita del bambino, che Anna fino ad allora aveva custodito con cura, si decide di farlo nascere.

 

    Per questo viene trasferita al Cardarelli dove il bambino appena nato avrebbe potuto usufruire di attrezzature più adeguate. Quel giorno sembra non finire più, fino a che in serata viene alla luce il piccolo Antonio. La creatura pesa 570 gr. ma subito si dimostra piena di vivacità. Purtroppo però ha poche speranze di sopravvivere e dopo una settimana lascia la vita che con tanta  fatica la mamma gli aveva donato.

 

    Anche la vita di Anna il quattro gennaio si spegne definitivamente. E la corsa finisce. E’ stato tutto inutile? Inutile la storia di una  donna che ha trovato nel suo essere mamma la ragione ultima della vita? Inutile una mamma che fino alla fine ha voluto rispettare quella scintilla della vita  accesa nel suo grembo?

 

    Cosa ha spinto Anna a questa decisione se non la consapevolezza che nel grembo c’era un bambino, una vita che non valeva meno della sua? Certo una storia apparentemente triste ma rivestita di quell'amore che vince ogni cosa; una vicenda intessuta di dolore dove possiamo intravedere una gioia che neppure la morte può cancellare. Quella gioia e serenità che Anna ha lasciato sul volto dei suoi familiari testimoni della suo coraggio.

 

Testimonianza di p.Vincenzo

 

Ho conosciuto Anna quando venne a chiedermi consiglio sul suo fidanzamento che  aveva da poco iniziato. E’ nato così uno splendido rapporto: veniva da me ogni qualvolta aveva un dubbio sulla fede e sulle scelte della vita o semplicemente per parlare di Dio. Per lei era importante il confronto e il parere del prete, era colui che poteva aiutarla a discernere la Volontà di Dio. La sua era una fede molto semplice ma nello stesso tempo profonda e concreta. Intravedevo in lei il forte desiderio di vivere la Volontà di Dio nel quotidiano. Un giorno venne e mi chiese una Bibbia, poi in seguito una corona del rosario ed io le regalai anche il libro di preghiere “Pregate, pregate”, infatti desiderava coltivare la preghiera ogni giorno.

 

Il primo gennaio di quest'anno, Anna è stata ricoverata in ospedale, il giorno dopo io ero fuori per motivi di studi. La telefonata di una amica in comune mi avvisa dell’accaduto. Non capii subito di che si trattasse, in quel momento Anna esulava dai miei pensieri. Tra l’altro non ero nemmeno a conoscenza che ella fosse in attesa di un figlio. A differenza delle altre volte, non era venuta da me per prendere consiglio sul da farsi, la convinzione di tenersi il bambino era così scontata che non ha avuto bisogno della conferma del padre spirituale. In questa storia non c’era bisogno d’intermediari che le chiarissero la Volontà di Dio, poiché nel suo cuore tutto era chiaro. La sua vocazione alla maternità è così forte che non ha avuto esitazioni nell’accogliere la Volontà di Dio.

 

Quando sono ritornato in parrocchia bussa alla porta della nostra comunità Roberto, il fratello di Anna, chiedendomi preghiere per sua sorella. Era il primo venerdì del mese giorno nel quale si tiene l’adorazione eucaristica in parrocchia. Con un gruppo di amici e conoscenti di Anna avevamo stabilito di incontrarci alle 16.30 per pregare, invitai anche Roberto a pregare insieme a noi. Durante la preghiera affidiamo Anna alle cure di S.Anna, protettrice delle partorienti, e a S.Antonio nostro patrono. Nel frattempo decido di andare in ospedale da Anna, per cui lasciai gli altri che continuavano a pregare e con due amiche andammo a Napoli.

 

Giunti in ospedale chiesi di poter entrate nella sala di rianimazione, mi fu subito concesso, mentre mi preparavo per entrare mi venne un brivido di paura, ero preoccupato pensavo chissà cosa troverò al di là del vetro? Ero in procinto di entrare nella camera dove vi è la sofferenza, temevo l’incontro con Anna, ero abituato a vederla sorridente e gioiosa per cui rifiutavo di immaginarla sofferente, ed effettivamente almeno esternamente non lo era. Anna era stesa su un lettino ricoperta da un lenzuolo bianco e con il viso colorito, molto bello. Il suo era un dormire angelico. Domandai ai medici circa il suo stato di salute, mi dissero che era molto grave e non era cosciente, per cui non avrebbe avuto la possibilità di sentirmi

 

Ma io invece percepivo che lei c’era e che in qualche modo avvertiva la mia presenza.  Gli amministrai subito l’unzione degli infermi, e poi rimasi lì a parlare e a pregare con lei...la coccolavo e cercavo di trasmetterle tutto il mio affetto cercando di farle percepire che non era sola in quel momento tanto difficile, ma che tutti eravamo con lei. Dicono che sono stato nella sala quasi un’ora, io non né sono cosciente so solo che mi trasmise tanta pace. Quando uscii fuori dalla sala incontrai Luigi suo marito lo abbracciai, il suo dolore era grande ma non avevo parole se non lo stargli vicino in silenzio che in momenti come quelli credo sia il modo migliore per comunicare la speranza e l’amore di Dio.

 

Il giorno della morte di Anna andai a casa sua per pregare e impartirle la benedizione, in quella occasione Luigi mi disse: “Gesù mi ha messo a dura prova, ma io non cado perché Egli mi dà la forza” Di fronte a tali parole, che per me furono una professione di fede, mi inginocchiai davanti a Luigi e con le mani gli asciugai le lacrime poi lo abbracciai fortemente, con la consapevolezza che in tutto questo c’era Dio che lo stava accompagnando. Al mio lungo abbraccio Luigi provò consolazione e confidò a sua madre: “Quell’abbraccio sembrava quello di Cristo, ciò mi dà la forza di andare avanti”.

 

Mentre ero in casa di Anna rimasi felicemente sorpreso, Anna aveva arredato la sua casa con i segni della fede che gli avevo consigliato il giorno del suo matrimonio: un crocifisso, un icona della sacra famiglia e nel posto più bello ella aveva messo un leggio con la bibbia aperta. Mi dice un sua amica: “Padre Vincenzo vede quella Bibbia la leggeva  tutti i giorni”.

 

Il 6 gennaio giorno dell’epifania alle 15.30 nella chiesa parrocchiale gremita da una grande folla celebrai la messa per Anna. La commozione fra i convenuti era tanta, anch’io mi lasciai prendere dalla commozione. Effettivamente il dolore era grande ma contemporaneamente anche lo stupore di fronte a una testimonianza così forte. Mentre leggevo le parole del Vangelo che secondo la liturgia del giorno raccontavano la visita dei Magi al piccolo nato, quelle parole sembravano descrivere gli stati d’animo di quanto stavamo vivendo, infatti nell’omelia paragonai Anna ai re magi i quali all’annuncio della nascita del bambino provano una grande gioia. Anche Anna all’annuncio dell’attesa del suo bambino ha provato una gioia tale che il pensiero stesso della morte non è riuscito a portargliela via.

 

Infine consigliai a tutti i presenti di assumere di fronte alla scelta di Anna un atteggiamento di contemplazione e di silenzio, poiché ella appoggiata in Dio aveva deciso di donare la vita. Alle mie parole diversi presenti rimasero soddisfatti, avevano trovato una risposta, infatti nei giorni precedenti i commenti nel paese erano stati i più vari: "Perché Dio non l’ha aiutata? A cosa è servito se poi è morta? Ma è proprio questo quello che Dio vuole?...." Invece una scelta così radicale, vissuta nella consapevolezza e nella gioia di donare la vita, a mio avviso andava semplicemente accolta e rispettata, Anna proprio perché si è abbeverata quotidianamente alla Parola di Dio è stata guidata dallo Spirito Santo a una scelta così grande.      

 

Questa storia nonostante la sua drammaticità mi ha tanto arricchito, mi ha

incoraggiato a vivere con più slancio il mio ministero pastorale spingendomi a proporre il Vangelo nella sua chiarezza e genuinità senza mezzi termini. Anna ci ha insegnato che se non avesse avuto la Parola di Dio come guida non avrebbe potuto vivere con gioia la sua difficile gravidanza. Invece la fede l’ha guidata a percorrere quei sentieri che umanamente sono assurdi, la sua scelta ci ha testimoniato che la Parola se accolta si fa vita e che Dio attraverso gli insegnamenti della Chiesa  semina e a suo tempo raccoglie frutti di santità.

 

                                                                   ( Da In cammino verso il Padre )