LA FECONDAZIONE ARTIFICIALE

 

UNA NUOVA E INCALCOLABILE

STRAGE “LEGALE”

DI BAMBINI INNOCENTI

 

 

 

 

 

IL GRAVE DOVERE DELL’OBIEZIONE DI COSCIENZA

 

 

Fecondazione artificiale Sopravvivrà uno solo 

articolo di Tommaso Scandroglio

Per far nascere un bambino da fecondazione in provetta si fa il sacrificio, cioè la morte, di decine di embrioni, cioè di decine di bambini.

Come fermare questa ecatombe?

La Chiesa denuncia e ha una soluzione: l'adozione

Diciamo la verità: oggi la scienza e la tecnica ci stanno proprio viziando. Vuoi andare dall'altra parte del mondo in poche ore? Prendi il Concorde, se te lo puoi permettere. Desideri parlare con chi vuoi, in qualsiasi istante e dovunque sei? Usa il telefono cellulare. Vuoi cambiare faccia perché la tua non ti piace più? Ti aspetta il chirurgo estetico. Vuoi accedere a milioni di informazioni in pochi secondi? Naviga in lnternet.

E finalmente: vuoi essere mamma a tutti i costi, anche se hai raggiunto i cinquanta e passa anni? Nessun problema, oggi puoi: c'è la fecondazione artificiale. Sì, la fecondazione artificiale, ultima invenzione partorita, così ci dicono, per il bene dell'umanità. Nei fatti, si tratta di un ingegnoso stratagemma per aggirare regole della natura che il Creatore ha stabilito da sempre, ben prima che gli alchimisti della vita vedessero la luce. Una tecnica, per farla in breve, che permette di avere un bambino quando papà e mamma, magari dopo tanti tentativi, non ci sono riusciti. E’ sufficiente fecondare, in qualche provetta di laboratorio, un ovulo femminile con seme maschile ed impiantare l'embrione così ottenuto nel grembo di una donna. Il resto viene da sé. Poco importa che il seme impiegato non sia quello del marito. Importa ancora meno se l'utero utilizzato non è quello della mamma vera e propria, ma preso in affitto da una parente o da un'amica, se non da una sconosciuta, come si fa con la casa al mare.

Tutto è possibile, quindi tutto è lecito, dicono. Non c'è da scandalizzarsi - assicurano i "benefattori della maternità" - se per un bambino che nasce in provetta è necessario sacrificare molti suoi fratellini. Già, perché la fecondazione artificiale va avanti a tentativi e per aver successo, per dare vita ad un bambino, bisogna pur disporre di qualche decina di embrioni, pronti all'uso. E da sacrificare.

In effetti, di questi ultimi, ridotti al rango di vere cavie umane, solo una parte sopravvivrà al "soggiorno", più o meno lungo, in provetta. I superstiti saranno pronti, uno dopo l'altro, come alla catena di montaggio, ad essere inseriti nel corpo delle richiedenti. Si sa che esistono vere e proprie liste di prenotazione. Ma, anche giunti a questo punto, non è detto che tutto vada per il meglio. Infatti, non sempre l'embrione si impianta nell'utero al primo tentativo, dando così inizio ad una vera e propria gravidanza. Al contrario, spesso viene espulso. Allora si passa al successivo e così via, fino ad arrivare al "fortunato vincitore", che si impianterà definitivamente. Tanto peggio, evidentemente, per chi non ce l'ha fatta.

Alla nascita del pargolo, poi, TV e stampa si precipiteranno a raccontare il miracolo laico, a decantare le virtù di una tecnica che appaga ogni desiderio di maternità, anche in donne non più fertili, a celebrare le doti professionali di quel medico che dispensa felicità alle coppie disperate… Tutto sembra bello, giusto, idilliaco: a guardare quella creatura, concepita tra provette e siringhe, quasi ci si commuove.

E chi pensa più, invece, a quelle decine di suoi fratellini che non ce l'hanno fatta, sacrificati in nome del "figlio a tutti i costi"? O chi si preoccupa di quegli embrioni che se ne stanno, come surgelati alimentari in qualche “freezer” al “supermarket”, ad aspettare che qualcuno li scongeli, con il rischio nel frattempo di "avariarsi"?

Va denunciato che per far nascere un essere umano in provetta bisogna sacrificarne molti altri. Bisogna ricordare che per avere un solo battesimo, grazie alla fecondazione artificiale, si dovrebbero celebrare molti funerali. Va detto a chiare lettere che la fecondazione artificiale non è uno strumento per la vita, ma uno strumento di morte.

“Opinion maker” e tuttologi di ben remunerata professione probabilmente ribatterebbero che a nessuno si può negare il diritto di avere un figlio. Ma il semplice buon senso, ancor prima delle norme morali, risponde che prima del "diritto al figlio" viene “il diritto alla vita” di quella moltitudine di piccoli esseri umani, autentiche persone, chiamate embrioni, che sono immolate sull'altare di una crudele tecnica "scientifica".

Oltre a ciò, a costo di dispiacere, si può ricordare che non sta scritto da nessuna parte che è lecito ricorrere ad ogni mezzo pur di avere un figlio. E a costo di dispiacere ancor di più, diciamo con franchezza che spesso, dietro un esasperato desiderio di maternità, non c'è vero amore per la creatura che verrà, come molti sostengono con toni persuasivi e “buonisti”, tanto in voga oggi. A noi pare piuttosto che si nascondano buone dosi di egoismo e una pericolosa ipocrisia, prodotti tra i più riusciti del millennio appena finito. Da una parte, dunque, quell'egoismo che a molti suggerisce di prendersi quel che la vita ha loro negato, costi quel che costi. E dall'altra parte, una mal celata ipocrisia di quanti sono capaci di inorridire per l'uccisione di una foca, ma non si smuovono di un centimetro alla notizia di questa strage di innocenti, provocata dalla fecondazione in vitro.

Di fronte a questo scenario tragico e mostruoso, si alza una sola voce di protesta, seppur derisa e ignorata: quella della Chiesa, da sempre paladina delle cause dei più deboli ed indifesi. E questa voce ci ricorda un dato di una evidenza banale: se una coppia non può avere un figlio proprio, potrà sempre adottarne uno.

In questo modo, un vero e disinteressato desiderio di maternità e di paternità potrà essere soddisfatto appieno con l'adozione e arricchito dal gesto del dono di un papà e di una mamma a chi per sorte ne è rimasto privo.

Perché allora non promuovere lo strumento dell'adozione e fermare quest'ecatombe di embrioni, che silenziosamente, giorno dopo giorno, a centinaia muoiono in fredde provette? Forse perché le adozioni non saranno mai un “business” miliardario, come la fecondazione artificiale? Forse perché i guadagni che ruotano intono a questa tecnica sono troppo alti? Forse perché è meglio non far sapere che, solo negli USA, il fatturato di chi si dedica a promuovere la fecondazione artificiale supera la strabiliante somma di 30 mila miliardi all'anno?

Domande alle quali questo mondo laico, dimentico di Dio e delle leggi che Egli ha posto nella natura, preferisce non rispondere.

Ricorda

"Le tecniche che provocano una dissociazione dei genitori, per l'intervento di una persona estranea alla coppia (dono di sperma o di ovocita, prestito dell'utero) sono gravemente disoneste. Tali tecniche (inseminazione e fecondazioni artificiali eterologhe) ledono il diritto del figlio a nascere da un padre e da una madre conosciuti da lui e tra loro legati dal matrimonio. Tradiscono “il diritto esclusivo degli sposi a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro”" (Catechismo della Chiesa Cattolica, n.2375)

"Praticate in seno alla coppia, tali tecniche (inseminazione e fecondazione artificiali omologhe) sono, forse, meno pregiudizievoli, ma rimangono moralmente inaccettabili. Dissociano l'atto sessuale dall'atto procreatore..." (Catechismo della Chiesa Cattolica, n.2376)

articolo di Tommaso Scandroglio - dalla Rivista © Il Timone n. 2 Luglio/Agosto 1999

 

 

Una legge gravemente ingiusta

di Mario Palmaro

Approvata dal Parlamento italiano la legge sulla fecondazione artificiale (la Legge 40/2004). Alcuni elementi positivi non devono far dimenticare che permangono molti aspetti negativi. Li ricordiamo noi.

Premessa 

Il Parlamento italiano ha definitivamente approvato la legge sulla fecondazione artificiale in vitro (Fivet). Da molti anni questa pratica era scandalosamente tollerata dal nostro ordinamento. La nuova legge è stata promossa non già con l’intento di proibire la fecondazione artificiale, ma di regolamentarla stabilendo alcuni divieti. È chiaro che, rispetto alla precedente situazione, l’attuale normativa presenta aspetti positivi, dei quali molto è già stato autorevolmente detto e scritto, anche su organi di informazione cattolici.

Tuttavia, è importante non dimenticare quegli aspetti negativi che rimangono anche dopo l’approvazione della nuova legge, nel rispetto della verità tutta intera e della legge naturale, insegnata dalla Chiesa Cattolica e conoscibile dalla ragione umana. 

Quello che gli altri non dicono 

1. Con questa legge viene riconosciuta piena cittadinanza giuridica alla fecondazione artificiale omologa, attuata secondo alcune indicazioni vincolanti. Una legge simile non può essere definita “cattolica”, poiché contraddice radicalmente l’insegnamento del Magistero, che vieta ogni forma di riproduzione in vitro, e più in generale ogni tecnica che sostituisce l’atto coniugale.

2. Sul piano culturale, questo fatto deve essere continuamente annunciato, per evitare che nell’opinione pubblica si affermi l’idea - falsa - che la Fivet omologa sia la ‘Fivet cattolica”.

3. Talora, proprio nel mondo cattolico si sono levate voci erronee miranti a fornire una legittimazione giuridica e morale alla fecondazione artificiale in vitro. Si tratta di situazioni imbarazzanti che alimentano la confusione e che devono essere denunciate. Scandalosa è la situazione del San Raffaele di Milano che - pur essendo ospedale di ispirazione cristiana - pratica la Fivet omologa e sostiene - per voce del suo Comitato etico - di agire in maniera conforme al Magistero cattolico.

4. Molti cattolici, insieme a non pochi laici, hanno sostenuto questa legge con l’intenzione di evitare una normativa ancora più permissiva. Ciò non toglie che la nuova normativa rimanga una legge intrinsecamente ingiusta. Cioè una legge che tutti gli uomini di buona volontà sono chiamati a denunciare come ingiusta, e che hanno il dovere di sostituire - lavorando affinché si concretizzino i presupposti culturali e politici - con una normativa pienamente coerente con la legge naturale.

5. Questa legge opera per la prima volta nell’ordinamento italiano un riconoscimento giuridico delle cosiddette “coppie di fatto”, che vengono parificate ai coniugi sposati, ai fini dell’accesso alle tecniche di fecondazione artificiale.

6. Commette un grave errore chi afferma che questa legge è stata votata “per preferire un male minore”. Infatti, non è mai lecito scegliere di compiere il male, fosse pure per evitarne uno più grande. Il male morale può essere tollerato, subìto, ma mai intenzionalmente scelto.

7. Il numero 73 della “Evangelium Vitae” ammette che un parlamentare cattolico possa dare il proprio voto a una legge ingiusta, al solo scopo di migliorare una situazione normativa peggiore già esistente, a patto che siano rispettate alcune condizioni indispensabili:

a)     che sia impossibile scongiurare o abrogare completamente una legge più permissiva;

b)     che il parlamentare abbia fatto conoscere a tutti la sua contrarietà alla legge che sta per votare, al fine di evitare la confusione e lo scandalo;

c)     che la legge sostenuta limiti i danni e gli effetti negativi sul piano della cultura;

d)     che il voto del parlamentare cattolico sia determinante.

8. Questa legge non contrasta soltanto con la Dottrina Cattolica nel campo della morale sessuale; essa contraddice in maniera grave la legge naturale, poiché ammette una pratica - la Fivet omologa - che comporta sistematicamente l’eliminazione di numerosi embrioni umani. Per questa ragione, va scongiurato l’equivoco che considera la Fivet moralmente inaccettabile, ma giuridicamente lecita. Così come l’aborto procurato o l’eutanasia, anche la fecondazione artificiale rimane, in quanto uccisiva, un atto intrinsecamente antigiuridico per uno Stato laico, nonostante sia reso formalmente lecito da una legge.

9. Questa legge nomina - ed è la prima volta nell’ordinamento giuridico italiano - l’embrione umano come soggetto titolare di qualche diritto. Si tratta di un fatto positivo. Tuttavia, non bisogna tacere che proprio l’ammissibilità della Fivet - pur con le lodevoli limitazioni introdotte - contraddice l’affermazione del principio enunciato, poiché non è possibile fare fecondazione artificiale senza sacrificare embrioni umani. Non c’è un modo pienamente umano e giuridicamente giusto di produrre esseri umani in provetta.

10. Quand’anche la Fivet venisse attuata solo all’interno della coppia, con tutte le cautele, producendo un numero limitato di embrioni e impiantandoli tutti nel corpo della donna, essa rimarrebbe un atto gravemente contrarlo alla morale e al diritto. Essa infatti riduce l’uomo-embrione a oggetto da usare come mezzo per ottenere una gravidanza; incoraggia la selezione eugenetica dei concepiti per l’eliminazione dei difettosi; crea le premesse per l’uccisione dei gemelli con l’aborto selettivo nel caso di gravidanze plurime. Inoltre, non è oggettivamente possibile garantire una effettiva tutela giuridica a un embrione umano che si trovi fuori dal corpo della madre.

 Se il figlio non arriva? 

Le coppie che non riescono ad avere figli non possono essere lasciate sole, abbandonate nella disperazione per un figlio che non arriva, mal consigliate da medici che le avviano ai centri per la fecondazione artificiale, ignare del fatto che solo il 15 per cento di chi entra in quel centri ne esce con un bambino in braccio, ingannate dal silenzio sulla sorte di decine e decine di figli concepiti condannati a un aborto certo. Queste coppie siano dissuase dalla tentazione della fecondazione artificiale e siano restituite alla speranza di una paternità e di una maternità diverse. Queste coppie siano accompagnate in un cammino di accettazione della realtà, alla ricerca del significato che anche la sterilità biologica assume nel misterioso disegno di Dio, che chiama tutti a una fecondità più piena e più ricca di quella orgogliosamente inseguita in fondo a una provetta.

Ricorda 

“Con la scusa dl eliminare il “far west procreativo” (che è in effetti un vero scandalo dalle macroscopiche proporzioni economiche-finanziarie), ci si vuole far credere che fabbricare un uomo in provetta abbia alcunché di onesto, di dignitoso, di umano. Non bisogna farsi traviare dalle parole: omologa o eterologa che sia, questa fabbricazione artificiale di un uomo è qualcosa di mostruoso. Non tarderemo a rendercene conto. È mostruoso mettere le mani avide di soldi grondanti di sangue innocente all’origine stessa della vita di un uomo. Ogni eventuale bimbo concepito in provetta ne ha già uccisi altri con una selezione che non ha niente di naturale, checché se ne dica. Su questo dato scientifico incontrollabile, nessuno (o quasi) ci ha messo in guardia. Anzi, si è mistificato il tutto lasciando credere che, se omologa, tale pratica possa essere accettata dalla morale cristiana e, addirittura, essere chiamata “cattolica”. Equivoco “strabiliante” (Monsignor Germano Zaccheo, Vescovo di Casale Monferrato, in “La Vita Casalese”, 24 dicembre 2003).

articolo di MARIO PALMARO - dalla Rivista © il Timone n. 30, Febbraio 2004

IL GRAVE DOVERE DELL’OBIEZIONE DI COSCIENZA

di Mario Palmaro

 

Qualche giorno fa (luglio 2004; ndr) ho partecipato a Roma, insieme ad altri relatori, ad un Convegno Nazionale dedicato alla fecondazione artificiale e alla legge 40/2004, che ha regolamentato la materia nel nostro Paese.

In quella sede autorevole, in una Università Pontificia prestigiosa, ho avuto conferma di un fatto che giudico strano e allarmante: e cioè che, misteriosamente, nessuno – e intendo dire proprio nessuno – in questi mesi sta parlando della facoltà, prevista dalla legge 40, di rendere obiezione di coscienza alla fecondazione artificiale.

Nel dibattito intorno alla legge sulla Fivet si trova il modo di discutere di tutti gli aspetti particolari, pure importanti, e perfino dei dettagli, ma si preferisce lasciare da parte la questione di fondo. Quella che, per intenderci, chiamerei opzione fondamentale, e che risponde a una domanda ben precisa e stringente.

E cioè:

 Esiste una fecondazione artificiale moralmente e giuridicamente accettabile?

La risposta, fondata su una serie di argomenti seri e ragionevoli, sta tutta in un monosillabo: NO!

 

Invece, a furia di discutere di Fivet omologa o eterologa, di congelamento e diagnosi pre-impianto, di coppie di fatto e omosessuali, si perde di vista il problema dei problemi, la scelta etica e giuridica dalla quale discendono poi tutte le singole decisioni: se si possa o non si possa, secondo retta coscienza, cooperare a una qualsiasi tecnica che comporti il concepimento extra-corporeo di una nuova vita.

La legge – l’unica nel nostro ordinamento insieme alla legge 194 del 1978 sull’aborto – prevede all’articolo 16 la facoltà di obiezione di coscienza per il personale sanitario.

Si tratta di una previsione importantissima, che rivela da un lato l’imbarazzo del legislatore di fronte a pratiche intrinsecamente antigiuridiche, e dall’altro determina un obbligo morale senza eccezioni per tutti i medici e gli infermieri cattolici – oltre alle persone di buona volontà – che in alcun modo possono partecipare a queste tecniche.

L’obiezione di coscienza doveva essere resa entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge, ma siccome l’articolo 16 è passato sotto totale silenzio, credo che nessuno abbia presentato tale istanza.

Me ne chiesero conto alcuni medici durante una trasmissione radiofonica, poiché non sapevano a chi rivolgersi per avere indicazioni pastorali in merito. Ora l’obiezione può essere resa al Direttore dell’Azienda Sanitaria o Ospedaliera, o al Direttore Sanitario per le strutture private autorizzate o accreditate, e produrrà effetti entro un mese dalla presentazione stessa.

Lo strano silenzio di cui parlavo all’inizio risulta ancor più inspiegabile se confrontato con quanto avvenne all’indomani dell’approvazione della legge 194 del 1978, sull’aborto.

Quando in Italia fu legalizzato l’aborto, l’episcopato assunse una posizione pubblica molto netta, con la quale ricordava le sanzioni canoniche per gli autori di un aborto procurato, ed esortava decisamente medici e infermieri ad esprimere obiezione di coscienza a una legge iniqua.

E’ legittimo attendersi - stante il chiaro insegnamento della Chiesa anche in materia di procreazione umana -

si veda soprattutto l’istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede “Donum Vitae” - http://www.lavoce.an.it/indice%20vita/DONUM%20VITAE.htm

e il Catechismo della Chiesa Cattolica - http://www.vatican.va/archive/ITA0014/_INDEX.HTM  -

che lo stesso obbligo sussista oggi rispetto alla legge sulla fecondazione artificiale.

 

Poiché delle due, l’una: o la Fivet  omologa, attuata a norma di legge, coincide con la buona pratica clinica secondo la Chiesa, e allora bisogna riscrivere il Catechismo; oppure, ed è questa l’unica risposta vera e seria, la Fivet omologa rimane gravemente illecita e nessun cattolico deve praticarla. Stante poi, è ovvio, la libertà di sbagliare e di infischiarsene di questo monito.

Perché mai di fronte alla legge 40 non si parla per nulla di obiezione di coscienza?

Forse per la semplice ragione che il mondo cattolico appare impegnato, animato dalle migliori intenzioni, in uno sforzo apologetico che tende a sottolineare solo e soltanto gli aspetti positivi della norma approvata dal Parlamento Italiano. Il che può avere senso se - lasciando da parte per un momento i princìpi, mettendo fra parentesi l’opzione fondamentale - si sostiene che la legge 40 è di gran lunga la meno permissiva in Europa; o che la legge contiene alcuni spunti innovativi rispetto alla tutela giuridica del “non nato”. E, ancor più pragmaticamente, si può capire che i cattolici non vogliano portare acqua al mulino diabolico dei radicali, che coerentemente con i tempi belli di Pannella-Bonino-Rutelli, non perdono l’occasione per fare anche quest’altra brutta battaglia per “la morte degli innocenti”.

Ma, detto e riconosciuto tutto questo, rimane l’appuntamento più importante, quello con la verità tutta intera. Un appuntamento che il mondo cattolico non può mancare per ragioni di basso profilo strategico o politico.

La legge 40 non è affatto una legge che salva i princìpi, ma che purtroppo si conferma intrinsecamente ingiusta, ancorché miglioratrice di una situazione “de facto” molto grave.

La  verità dunque ci obbliga a dire a tutti – a cominciare dalle strutture di ispirazione cristiana dove oggi si fa la Fivet “secondo legge” – che è un grave dovere morale dire NO a queste tecniche disumanizzanti attraverso lo strumento dell’obiezione di coscienza.

Sarebbe bello se da domani i nostri pastori, i sacerdoti, gli educatori, i catechisti, i docenti universitari, e chiunque può parlare a qualcuno che può ascoltare, dicessero che la fecondazione artificiale si merita un semplicissimo ma fermo rifiuto. Che non costa per altro il martirio o il posto di lavoro, ma che si può ottenere in carrozza, invocando un articolo di quella stessa iniqua legge.

 

(Tratto da “Il Settimanale della Diocesi di Como”, giovedì 8 luglio 2004)

 

Mario Palmaro

mario.palmaro@aliceposta.it

 

 

 

 



 

 

A PROPOSITO DELLA LEGGE

SULLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE

“Facciamo un po’ di chiarezza…”

 

di Mons. + Sebastiano Dho,

Vescovo Diocesi di Alba  (CN)

 

 

 

L’UOMO, SEMPRE UN FINE

 

Recentemente, con roventi e spesso poco comprensi­bili polemiche, è stata ap­provata dal Parlamento Italia­no la legge sulla fecondazione umana cosiddetta “assistita”, va­le a dire artificiale. Poiché se n’è parlato molto ed anche pa­recchio confusamente, come quasi sempre accade quando si tratta di temi molto alti, tipi­ci umani in quanto tali, ma let­ti e interpretati, sovente e vo­lentieri, in chiave di contrappo­sizione non solo partitica ben­sì ideologica (ad esempio, cat­tolici contro laici), vale la pena tentare, se possibile, di fare al­meno un pò di chiarezza, per­ché chi lo vuole veramente pos­sa capire bene di che si tratta.

            Due sembrano essere i punti più qualificanti la riflessione re­lativa alla grave questione in ballo: la valutazione etica del problema e quella riguardante la bontà o meno della legge civi­le in merito.

Premessa impor­tante da non trascurare: la tematica della vita umana (tutto ciò che oggi va sotto il nome di bioetica) in se stessa non è né cattolica né laica, ma appunto semplicemente umana! E’ fuorviante quindi tirare in gio­co pro o contro motivazioni reli­giose, soprattutto in sede legisla­tiva civile. Questo modo tipico dei mass media di impostare ed affrontare la problematica in materia è deviante e fuori tema da qualunque parte venga usa­to.

Detto questo per sgombrare il campo da argomentazioni pretestuose, vediamo breve­mente (ben altro tempo occorre­rebbe per una riflessione ade­guata in merito) di rispondere alle due domande di fondo.

 

1

Come valutare eticamente, prima ancora che in base ad una legge positiva, sul pia­no della coscienza e quindi della responsabilità personale, la possibilità tecnica oggi offerta dalla scienza di suscitare una vita umana artificialmente, nei vari modi sempre più sofistica­ti, ma sostanzialmente equiva­lentisi a livello morale?

La questione è stata oggetto, ormai da decenni, di seri ap­profondimenti non solo da par­te di chi si ispira a princìpi cri­stiani ma, è bene ripeterlo, an­che semplicemente ad antropo­logie umanistiche di tipo laico, in sede filosofica e giuridica. Al­cuni punti sono largamente condivisi da pensatori di diver­sa estrazione, quali:

• la persona umana è sem­pre fine e mai mezzo (noto principio di Kant, che traduce laicamente il sentire cristiano espresso poi dal Concilio Vati­cano II nella Gaudium et spes (n. 27): “L’uomo in terra è la so­la creatura che Dio abbia volu­to per se stesso”);

• la vita umana, perciò, una volta posta in es­sere vale perché esiste e non perché accettata dall’altro (indisponibilità della vita);

• il frutto della generazione umana dal primo momento della sua esistenza esige il ri­spetto incondizionato dovuto all’essere umano come tale; perciò ogni uso di embrioni su­scitati o mantenuti in vita a fi­ni sperimentali o commerciali (materiale biologico disponibi­le) è inaccettabile, poiché ridu­ce l’uomo a merce;

• la procreazione umana a sua volta, come esprime lo stesso termine pro-, significa che non si tratta di creare dal nulla e quindi non si è del tutto dei procreatori, ma come la loro vita, così questa che vie­ne suscitata è dono loro affi­dato, in quanto persone intelligenti e responsabili;

• il figlio perciò, a cui non si ha diritto - contrariamente a quanto viene gridato uso slogan, poiché nessuna persona può es­sere oggetto di diritto da parte di un’altra, pena il ricadere nella schiavitù -, va gene­rato da due persone con atto per­sonale inscindibilmente corpo­rale e spirituale insieme.

Sulla base di queste considerazioni, ed altre possibili, risulta evidente che la procreazione umana non può essere questio­ne di tecniche a livello medico-scientifico, per cui ogni sostituzione al riguardo dei coniugi (sostituzione vera e propria, non “aiuto terapeutico”) non è accettabile, sia essa eterologa (più evidente poiché è violazione del­la dignità degli sposi e del figlio stesso), ma pure quella omolo­ga, poiché il figlio non è solo frutto biologicamente corretto dei genitori, ma della loro perso­na in un atto interpersonale d’amore unitivo e procreativo insieme. Il desiderio di paterni­tà e maternità, ottimo in sé, può aprirsi, come spesso avviene, a vite già in atto prive d’amore.

Dovrebbe essere quasi super­fluo, ma è bene ricordarlo che, a maggior ragione, sono inaccettabili altre forme di generazio­ne umana artificiali: ad esem­pio, maternità sostitutive, di nu­bili, vedove con seme post-mor­tern del marito e in modo del tutto speciale “la donazione”, defi­nita giustamente “la più dispo­tica e più schiavistica forma di manipolazione genetica”.

 

2

Ma di fronte a leggi o propo­ste di leggi civili che tenta­no di regolare la “procreazione selvaggia”, di fatto praticata in laboratori vari, che dire da un punto di vista etico: non tanto personale, ma sociale?

E’ ovvio che nessuna legge umana può liberare la nostra coscienza quando sono in ballo valori di principio scritti, prima che nei codici, nel cuore del­l’umanità; la legge positiva co­munque non può disinteressar­si di ogni problema di fatto esi­stente e coinvolgente i cittadi­ni: ne va del bene comune.

A li­vello ideale sarebbe desiderabi­le che ogni legge umana riuscis­se sempre a codificare adegua­tamente i grandi princìpi etici o quanto meno non li violasse direttamente, altrimenti non è più legge in senso morale. Non per nulla in alcuni casi la stessa norma civile prevede l’obiezio­ne di coscienza.

A questa que­stione, delicata ma reale, ha ri­sposto chiaramente Giovanni Paolo Il nella Evangelium Vitae quando, trattando dell’aborto e dell’eutanasia, affer­ma esplicitamente: “Quando non fosse possibile scongiurare o abrogare completamente una legge inaccettabile, un parlamentare potrebbe lecitamen­te offrire il proprio appoggio a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge ed a di­minuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica” (n.73).

E’ il principio a cui si sono at­tenuti molti legislatori cattolici o no, nella recente approvazio­ne della legge italiana in mate­ria, ormai indifferibile, per non cadere nella giungla dell’arbi­trio del mercato anche in que­sto campo.

Resta fermo ed evi­dente a livello personale, di chi vuole essere coerente ai valori etici sopra richiamati, l’obbligo di non ri­correre a tale legge, incapace di tacitare le coscienze, ma solo di­retta ad evitare mali peggiori.

                                                                                                                    + Sebastiano Dho,                                      Vescovo diocesi di Alba  (CN)

 

 

http://www.fuocovivo.org/MOVIMENTO/lavitaumana.html

 

 

 

 

 

 

IL MONITO DI GIOVANNI PAOLO II

 

La nostra testimonianza profetica è un servizio urgente ed essenziale non solo per la comunità cattolica, ma per tutta la famiglia umana. Il Vangelo contiene la vera narrazione del mondo, la sua storia, il suo futuro…

         Alla fine del secondo millennio, l’umanità si trova a una sorta di crocevia. In quanto Pastori responsabili della vita della Chiesa, dobbiamo meditare profondamente sui segni di una nuova crisi spirituale i cui pericoli sono evidenti non solo a livello personale, ma anche a livello della stessa civiltà (cfr. “Evangelium Vitae”, n.68).

         Se la crisi si approfondirà, l’utilitarismo ridurrà sempre più gli esseri umani a oggetti da manipolare.

Se la verità morale rivelata sulla dignità della persona umana non disciplina e non orienta le energie esplosive della tecnologia, a questo secolo di lacrime potrebbe seguire una nuova èra di barbarie, piuttosto che una primavera di speranza.

 

(Giovanni Paolo II: cfr. “Discorso alle Nazioni Unite”, 5 ottobre 1995; n.18)

 

 

 

 

 

 

 

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"Fratelli miei, se uno di voi si allontana dalla verità e un altro ve lo riconduce, costui sappia che chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore, salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati" (Gc.5,19-20)

 

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a cura di

GIORGIO NICOLINI

Posta Elettronica: giorgio.nicolini@poste.it