di don Vincenzo Sorce
Presidente del Comitato organizzatore della Conferenza
mondiale sulla prevenzione dell’uso delle droghe



DALLA CONFERENZA MONDIALE UN FORTE "NO" 
AL PERMISSIVISMO


MA NON SI PUÒ CURARE
LA DROGA CON LA DROGA


 

È calato il sipario sulla quinta Conferenza mondiale sulla prevenzione delle droghe, promossa da network mondiali, finanziata dal Dipartimento di Stato americano e dal Governo italiano, organizzata dall’associazione Casa famiglia Rosetta, fondata a Caltanissetta agli inizi degli anni ’80.

Una conferenza importante per la capacità di superare luoghi comuni e barriere ideologiche, mettendo al centro la persona, i bisogni, i valori, le difficoltà delle nuove generazioni, facendo chiarezza, uscendo dalle ambiguità. Drogarsi non è lecito per nessuno, per rispetto alla dignità della persona: corale è stata la richiesta di superare la falsa distinzione fra droghe leggere e droghe pesanti. La droga è sempre dannosa. La droga non si cura con la droga.

La conferenza ha rinnovato la consapevolezza che non si può abbassare la guardia davanti al diffondersi delle nuove droghe come l’ecstasy. È meno traumatico l’uso delle droghe per via orale, al posto delle siringhe, ma è sempre drogarsi. Le nuove droghe non richiedono costi esosi e il rapporto con la criminalità è meno forte, è più facile acquistarle e gli spacciatori hanno sempre i loro profitti. Drogarsi è diventato un fenomeno socialmente accettato. Lo "sballo" è quasi una moda. Davanti a questa realtà non si può fare prevenzione con esortazioni generiche, con moralismi inutili, con terrorismi psicologici.

Occorre partire dai risultati della ricerca scientifica, dall’esplorazione del campo delle neuroscienze, che sempre di più ci fanno conoscere i danni procurati al cervello dall’uso e dall’abuso d’ogni tipo di droga. Anche gli spinelli non sono innocui, la cannabis non è una sostanza innocente. Questi comportamenti giovanili esprimono un disagio profondo e bisogna sapere che le nuove droghe e gli spinelli provocano gradualmente allucinazioni, ansia, attacchi di panico, alterazioni cerebrali, invecchiamento precoce delle cellule del cervello. E incominciano a emergere nuove patologie come l’Alzheimer giovanile e il Parkinson precoce.

Tutte le droghe condizionano il normale processo evolutivo della persona. Sono un paradiso artificiale breve e dannoso. Si bruciano vita e benessere. Per questo la famiglia è chiamata a entrare in campo, ma non da sola. Ha bisogno di essere aiutata, perché alla scoperta di un figlio che si droga non reagisca con la repressione, che può compromettere il dialogo e il confronto.

Nell’ambito della prevenzione bisogna concentrarsi sulla fase in cui il soggetto prova un forte desiderio di avvicinarsi a certe realtà che permettono di superare i propri limiti, arrivando a forme anche gravi di dipendenza. Bisogna mettere al centro della società i giovani, spesso con disagi personali e familiari, con comportamenti a volte impulsivi e aggressivi. Aiutiamo i giovani positivi, che sono tantissimi, a occuparsi dei loro coetanei più deboli.

La conferenza ha posto la sua attenzione alla centralità della persona e alla sua dimensione etica, mettendo in discussione il permissivismo. Scegliere di drogarsi non è etico, non è espressione di libertà, è sintomo di disagio, è un’invocazione di aiuto. Si è voluto far chiarezza tra spacciatore e vittima, tra permissivismo e responsabilità morale.

Non si vogliono punire le vittime, le persone che si drogano, le si vuole aiutare. La strategia della modica quantità è stata ben utilizzata dai piccoli spacciatori, incrementando il volume dello spaccio. Per questo non è possibile vedere il fenomeno della droga con il colore politico della destra o della sinistra, le ferite delle persone non si curano e non si guariscono con il logo di uno schieramento politico.

Si possono dare risposte a questi problemi con leggi che non permettano il diffondersi delle droghe – come farebbe la legalizzazione –, con lo sviluppo delle politiche giovanili e delle occasioni di occupazione. Con il sostegno alle famiglie e alle strutture pubbliche e private che con serietà e professionalità sono impegnate nella prevenzione e nel recupero. Superando, nell’assegnare i finanziamenti, la logica delle lobby e dei più forti. Con un’equa distribuzione di fondi per la crescita della cultura della solidarietà. Coniugando impegno per la vita, legalità, politica, cultura. Recuperando il primato della formazione e dell’educazione

 

don Vincenzo Sorce