- Voglio crescere sul serio o travestirmi da cresciuto?

- So riconoscere ciò che veramente da spina dorsale alla mia vita?

- Come posso scegliere il bene se non conosco anche le proposte di Gesù?

 

Ricominciare dal numero uno

* tratto da “Fortissimo Gesù” di Tonino Lasconi

 

A 13-14-15-16 anni, la messa, la confessione, e tutta l'altra "roba" di chiesa cominciano a pesare: "A cosa mi servono? Le faccio da tanti anni, adesso quasi quasi mi sono stu­fato!".

A 13-14-15-16 anni, tutto sembra più inte­ressante, vero, attraente delle cose imparate al catechismo: "Ci pensi? È dalla prima elementare che vado al catechismo. Che barba: e questo non lo devi fare, e que­st'altro non lo puoi fare... Non puoi fare niente perché tutto è peccato. Ma adesso basta! La cresima ormai l'ho fatta: ora si cambia!".

Se però uno chiede ai ragazzi e alle ragazze di 13-14-15-16 anni: "Chi è Gesù?", essi si trovano in difficoltà.

"Ma si, è quello delle pecorelle del presepe, quello della parabola dei talenti... Cose anche belle, ma da bambini piccoli. Noi adesso siamo grandi e abbiamo altro a cui pensare. Tanto più che, a questo Gesù, piacciono le cose che non piacciono a noi e vice­versa!".

Succede così che troppi ragazzi e troppe ragazze allentano i loro legami con il cristianesimo, spesso fino a romperli del tutto, senza aver conosciuto davvero Gesù Cristo. Qualche volta addirittura, i ragazzi e le ragazze smettono di considerarsi cristiani per gli stessi motivi per cui dovrebbero incomin­ciare a diventarlo: il desiderio di libertà, la voglia di essere conside­rati importanti come i grandi, il bisogno di amicizia, il sogno dì un mondo più bello, più pulito, più in pace.

Capita cosi ai ragazzi e alle ra­gazze di scegliere a occhi chiusi, a casaccio, per sentito dire. E come se un tizio, dopo aver visto quattro ragazzini giocare sotto casa con un pallone sgonfio, decidesse che il gioco del calcio è una cosa poco interessante, quasi scema...

Come si fa a giudicare il calcio senza aver visto qualche partita di serie A, di coppa, della nazionale?

Come si fa a decidere se conti­nuare o meno ad essere cristiani senza aver conosciuto Gesù?

 

Te lo immagini tu un ragazzo e una ragazza che, con tante cose interessanti da scoprire, si mettono a perdere tempo per conoscere Gesù?

Si può vivere anche di pubblicità, di vestiti firmati, di canzonette, di pallone... il somaro di zio Checco è grande e grosso e non conosce Gesù. Ma prima o poi, anche nei ragazzi e nelle ragazze di 13-14-15-16 anni, nasce il desiderio di capire se stessi, la vita, quello che ci circonda, la storia. A questo punto non si può fare a meno di conoscere Gesù: niente è più comprensibile senza di lui. Egli è venuto in mezzo a noi e ci costringe a fare i conti con lui, a scegliere, a decidere.

Le acque della storia degli uomini scorrevano tranquille. Da una parte i liberi con tutti i diritti e dall'altra gli schiavi con tutti i doveri. Da una parte i maschi, padroni, e dall'altra le femmine, sottomesse ai pa­droni.

Da una parte i vincitori e i domi­natori e dall'altra i vinti e gli op­pressi.

Da una parte i ricchi, i forti, i belli, gli istruiti e dall'altra i poveri, i deboli, i brutti, gli ignoranti.

Poi, quando i tempi furono misteriosamente pronti, sotto l'impe­ratore Cesare Ottaviano Augusto, in una fredda notte, in uno sperduto paese dell'impero più grande del mondo, nell'anno 754 dalla fonda­zione di Roma, nacque Gesù.

Da quel momento, le acque della storia degli uomini cominciarono ad agitarsi come se fossero state sconvolte da un terremoto sottoma­rino, perché questo umile uomo mette tutto in discussione: non c'è né schiavo né libero, né maschio né femmina, né povero né ricco, perché siamo tutti fratelli.

Da quella lontana notte, le acque non si sono più calmate e meno che mai oggi: Gesù disturba, i sogni tranquilli degli uomini come di­sturbò quelli dei magi, dei pastori, dei sacerdoti del tempio, di Erode.

È impossibile contare tutti i libri su Gesù e comincia ad essere diffi­cile elencare anche i film incentrati su di lui.

A favore o contro, con amore o con rabbia, con fede o con diffi­denza, sembra proprio che non si possa fare a meno di parlare di lui, di quest'uomo piombato in mezzo alla storia degli uomini con la incre­dibile pretesa di essere uno di loro, ma anche il loro Dio.

Libri geniali o libracci, film stu­pendi o filmacci. Non c'è via di mezzo. Quando si parla di lui è necessario schierarsi: o se ne dice un gran bene oppure se ne dice un gran male. In ambedue i casi, le folle si movimentano, si schierano da una parte e dall'altra, i senti­menti si infuocano. Di fronte a lui non è possibile rimanere indiffe­renti.

Non c'è niente da fare: dalla na­scita di Gesù, la storia non è più la stessa.

Ogni tanto sbuca fuori qualcuno convinto di aver inventato qualcosa di nuovo sulla vita degli uomini. Illusione! Lui l'aveva già detta: af­fermata o condannata. A tutti gli altri, non rimane altro che capire meglio, chiarire, spiegare. Ma lui l’aveva già detta.

A volte, anche per lunghi periodi, si crede di poter fare a meno di lui. Ma poi ci si accorge, fatalmente, che bisogna tornare a lui.

Anche chi non lo conosce, anche chi non ne ha mai sentito parlare, anche chi lo vorrebbe azzerare e cancellare dai libri di storia, finisce per  affermare o negare quello che ha già detto lui.

La fratellanza, la giustizia, la pace, l'amore, la speranza, il perdono... sono tutte parole sue. E sono le parole che ogni uomo vorrebbe dire, ascoltare e sperimentare.

Gesù è scomodo

Gesù è scomodo per tutti.

Per chi già lo conosce, perché il suo messaggio è esigente. Perché coloro che lo conoscono vengono additati: "E poi dite di essere .cristiani!".

Per chi non lo conosce, perché essi avvertono di andare cercando quello che lui ha detto.

Gesù è scomodo per i grandi, perché si accorgono di essere arri­vati a 40, 50, 80 anni e di non aver capito ancora quasi niente di lui.

È scomodo per i bambini, perché appena capiscono, si sentono dire: "Lui vuole così. Lui non vuole così".

 

È scomodo per i ragazzi e le ragazze, che, nel momento della crescita, vorrebbero liberarsi di lui come di tutti gli altri personaggi delle favole e della fantasia: Babbo Natale, la Befana, Pinocchio, Cappuccetto Rosso, Biancaneve, Mandrake, Superman. E invece lui rispunta fuori sempre, dappertutto.

Anche i ragazzi e le ragazze si domandano

Anche i ragazzi e le ragazze, se veramente vogliono crescere e di­ventare grandi, non possono non domandarsi: "Ma questo Gesù è vero o falso? È esistito realmente oppure no? Cosa ha fatto e cosa ha detto realmente?".

La strada giusta: i Vangeli

Per trovare risposte serie a queste domande c'è una sola strada da percorrere: quella dei vangeli, quattro libretti che parlano di lui.

Se non li si conosce, si parla a vuoto, a vanvera, ripetendo a pap­pagallo quello che hanno detto altri.

Ma possono dei ragazzi di 13 anni capire dei libri sui quali uo­mini con quattro lauree non fini­scono di scervellarsi?

Possono certamente. È chiaro che essi non possono capire tutto - ma chi può capire tutto dei vangeli? -ma quel tanto che basta per partire con il piede giusto.

Se uno, in prima elementare, inizia la scuola imparando che due più due fanno cinque e che tre per otto fa quarantaquattro, crescendo, non azzeccherà più un conto.

È così anche per i vangeli. Se uno da piccolo, parte con le idee sba­gliate, in seguito gli sarà molto diffi­cile ragionare bene.

Purtroppo, a tanti cristiani è capi­tato proprio così! Al catechismo hanno sentito parlare di Gesù, come di un personaggio delle fa­vole. Dei vangeli, hanno sentito raccontare qualche episodio isolato senza le spiegazioni opportune. Adesso, da grandi è un disastro: non sanno trovare un brano, non rie­scono a inquadrarlo nel contesto, non ne afferrano il significato pro­fondo.

Oggi non si può essere cristiani per sentito dire, perché lo era il nonno, per comodità. Oggi essere cristiani è impegnativo, scomodo, richiede di andare contro corrente, di sapere rendere ragione delle pro­prie scelte. Oggi, per essere cristiani seri è necessario conoscere Gesù e quindi è necessario conoscere i van­geli.

Ecco perché vogliamo aiutare i ragazzi a conoscere i vangeli partendo con il piede giusto, e cercando di mettere i ragazzi nella condizione di prendere in mano i quattro van­geli, di leggerli con intelligenza e di accoglierne il significato profondo, cioè le parole di salvezza, la buona notizia, che Gesù ha detto e dice ad ogni creatura umana di qualsiasi tempo e di qualsiasi età.

 

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