E’ la fine del vangelo di Matteo.
“Gli undici”. Sono gli apostoli –
Giuda aveva fatto una finaccia! – che rappresentano
tutti noi. La Chiesa non è fatta di gregari che portano acqua e di
capitanti che fanno la volata: ogni cristiano, con compiti e funzioni diverse,
è protagonista. Nessuno è autorizzato a nascondere il suo talento sotto terra.
“Andate dunque”. Gesù, anche all’ultimo, non smette
di sorprendere. Ciò che lui ha fato e detto non è qualcosa che uno accetta e tiene per sé. Al contrario: chiunque accoglie
il vangelo lo deve diffondere attorno a sé. Ma in
fondo non è logico? Chi ha ricevuto una buona notizia
non vede l’ora di andarla a raccontare in giro.
La chiesa di Gesù non è una azienda
dove il padrone decide e l’operaio prende il suo stipendio e …”zitto e mosca”:
sono i capi a decidere, lui semmai potrà fare sciopero.
Purtroppo negli ultimi secoli la Chiesa era
diventata troppo spesso una “cosa dei preti”: i fedeli ascoltavano e
obbedivano. I ragazzi poi non avevano il diritto nemmeno di fiatare.
Il concilio Vaticano II, per grazia di Dio, ha
rimesso le cose a posto: ogni cristiano, di qualsiasi età e condizione, deve
dare il suo contributo alla vita della chiesa e alla diffusione del Vangelo. I
ragazzi e le ragazze, come tutti, devono avere la chiesa nel cuore e sulle
spalle: devono partecipare alla vita della parrocchia, e alla diffusione del
vangelo nei loro ambienti di vita. Ci vorrà un po’ di tempo per formare questa
nuova mentalità, ma le cose stanno andando bene. Ci
sono gruppi di ragazzi e ragazze che sono per la parrocchia quello che i figli
sono per la famiglia: allegria, vivacità, spinta a
rinnovarsi continuamente. In questo modo la parrocchia diventa per i ragazzi un
luogo eccezionale per crescere e maturare.
Organizzare giochi per i più piccoli, stimolare i
canti durante la messa, proporre dei
recital a tutti i parrocchiani, partecipare alle attività delle Caritas soprattutto quando queste si rivolgono a ragazzi
bisognosi e malati, organizzare grandi feste o marce per la pace, promuovere
l’incontro con altri giovani e tra gruppi diversi… sono attività che stimolano
il senso di responsabilità e il gusto della partecipazione: due “medicine” per
fare crescere bene e in fretta, che difficilmente i ragazzi possono esercitare in altri ambienti dove vengono
considerati consumatori e basta.
E l’annuncio del vangelo?
Possono forse i ragazzi mettersi a predicare lungo i corridoi della scuola o in
mezzo al campo sportivo? Non occorre e non sarebbe
pane per i loro denti. Ma se i ragazzi
sono orgogliosi della loro partecipazione alla vita parrocchiale, se non si
fanno intimidire dai soliti stupidelli che li
chiamano “chierichetti”, se si impongono
all’attenzione dei loro coetanei con iniziative furbe, geniali, “bestiali”, se
“quelli che vanno con i preti” sanno aiutarsi , essere forti, “i più” in ogni
attività cominciando dalla scuola, questa sarà una predica eccezionale e molto
più ascoltata di quella che il prete fa in chiesa.
I ragazzi e le ragazze non possono rinunciare a questa “predica”: chi conosce Gesù non può non sentire il bisogno di farlo conoscere a tutti e di stimolare tutti a conoscerlo.
Signore, noi ragazzi abbiamo un grande
desiderio di essere attivi, di farci sentire, di esprimere il nostro parere, di
mettere in gioco la nostra allegria e il nostro dinamismo.
Nella tua Chiesa, tu ci inviti
a essere protagonisti, secondo la nostra età, secondo le nostre capacità, secondo i nostri doni.
Signore, permettici una preghiera un po’ birichina.
A volte i cristiani adulti non ci vogliono perché siamo confusionari, rumorosi,
incostanti.
Signore, convincili ad accettarci.
Ricorda loro che essi, per accogliere il tuo regno, devono tenerci sempre avanti agli occhi per ricordarsi che, davanti a te, devono essere come ragazzi.
I ragazzi e le ragazze che “bazzicano” in chiesa
soltanto per “ascoltare” la messa quando non hanno niente altro
da fare, sono cristiani come i banchi della chiesa. Con l’aggravante che i
banchi sono fatti per stare fermi, mentre i ragazzi hanno il dono della
vivacità e dell’allegria.
Non è bello immaginare una famiglia senza ragazzi o
con ragazzi imbalsamati come mummie.
Non è bello immaginare una parrocchia senza ragazzi
o con i ragazzi come banchi di legno.
E se il parroco non vuole?
Il parroco non ha scelta: non può fare come gli
apostoli che si scocciavano, ma come Gesù che accoglieva i ragazzi anche se
facevano baccano.
Se è vero che noi ragazzi
abbiamo fantasia, dobbiamo adoperarla per trovare il nostro posto in parrocchia
e per inventare modi originali per far conoscere Gesù ai nostri coetanei.


