|
ROMA — Solo 18 minuti al giorno per farsi raccontare
come è andata a scuola, l'ultimo allenamento al campo di calcio, il litigio con
l'amichetto al parco giochi. E' tutto qui, in media, il tempo che i genitori
italiani dedicano al dialogo coi loro figli.
Il dato emerge da una ricerca condotta nel Paese dall'Eppa,
European psychoanalytic
and psycodinamic association,
coordinata dal professor Massimo Cicogna, su un campione di tremila famiglie.
Quella conquistata dai genitori italiani è praticamente
una maglia nera.
Peggio solo in Grecia
Solo papà e mamme greche fanno peggio, 16 minuti di chiacchiere giornaliere coi figli, mentre dagli altri stati dell'Europa
occidentale arrivano solo lezioni di dialogo. Genitori e figli tedeschi
parlano per 25 minuti al giorno, i francesi toccano
quota 30 minuti. Ciarlieri gli svedesi che arrivano a parlare coi loro piccoli per 45 minuti al giorno, mentre gli
spagnoli dedicano al dialogo intergenerazionale 23 minuti. Anche
in Inghilterra i rapporti all'interno del nucleo familiare sono più curati
che da noi: genitori e figli parlano almeno 40 minuti ogni giorno dei
problemi quotidiani.
Insomma: al poco invidiabile primato mondiale per il tasso di denatalità,
detenuto da tempo, l'Italia aggiunge quello della
scarsa attenzione dedicata ai figli dai pochi che dicidono
di fare i genitori.
Ma con chi bisogna prendersela per questa
situazione? Gli studiosi dell'Eppa puntano il dito
quasi esclusivamente, contro il moderno focolare delle case italiane: la
televisione. Secondo un confronto tra i dati Auditel
delle principali nazioni europee, da noi il tempo passato davanti al
teleschermo dai bambini tra i 4 e i 14 anni raggiunge la cifra record di 2
ore e 35 minuti al giorno. I giovani francesi si
fermano a 2 ore giornaliere; fanno ancora meglio i bimbi tedeschi, che
dedicano alla televisione solo un'ora e 41 minuti.
Cattivi maestri di teledipendenza sarebbero proprio
i genitori italiani che arrivano a totalizzare,
sempre secondo l'Auditel, oltre 3 ore e 30 minuti
giornaliere col telecomando in mano.
Ma psicologi e psicopedagogisti
non attribuiscono alla tv solo valenze negative Esistono programmi che,
grazie al modo in cui sono strutturati, favoriscono, se non addirittura
incrementano, il dialogo in famiglia. Primo tra tutti «Porta a Porta» che per
i suoi temi di politica e attualità stimola il dialogo e il confronto nel 33
per cento dei casi. Bene anche i talk show pomeridiani sui problemi genitori-
figli, come «Uomini e Donne», con il 18 per cento, o «Primo Piano», lo
speciale del Tg3. Promossi infine «Passaparola», che favorisce un confronto
su temi culturali, e «Alle falde del Kylimangiaro»
di Licia Colò, che permette di discutere di geografia e costumi negli altri
Paesi.
Talloni d'Achille
A uccidere il dialogo sarebbero invece trasmissioni
come «Beautiful», che assorbe l'attenzione del pubblico femminile per 30
minuti al giorno obbligandolo a non fare altro nel
30 per cento dei casi, e «90° minuto»: nel 24 per cento dei nuclei familiari
intervistati, si tifa per squadre diverse e si evita il confronto per non
litigare. Tallone d'Achille del dialogo sono anche i
cartoni animati, che spesso i genitori non tollerano, e i telefilm d'azione o
gialli che catturano l'attenzione del telespettatore, lasciando poco spazio
agli scambi di battute.
|