Gesù Eucaristia

 

·          Lettura: Gv 6,1-69

 

·          DOMANDA A CUI RISPONDERE MOLTO SINCERAMENTE A SE STESSI:

       “CREDO, IO, VERAMENTE CHE NEL PANE EUCARISTICO C’E’ LA presenza REALE del corpO e sangue dI GESU’ ?”.

 

·            ALCUNI MOMENTI DI SILENZIO E RIFLESSIONE

 

·            LETTURA:

 

La Chiesa, durante la liturgia eucaristica, ripete il gesto e le parole del Signore sul pane e sul vino, invocando lo Spirito consacratore: “Manda il tuo Spirito a santificare i doni che ti offriamo, perché diventino il corpo e il sangue di Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, che ci ha comandato di celebrare questi misteri…

           

         <<Nella notte in cui fu tradito,

egli prese il pane,

ti rese grazie con la preghiera

di benedizione, lo spezzò,

lo diede ai suoi discepoli, e disse:

Prendete, e mangiatene tutti:

questo è il mio Corpo,

offerto in sacrificio per voi.

            Dopo la cena,

allo stesso modo, prese il calice,

ti rese grazie con la preghiera

di benedizione,

lo diede ai suoi discepoli, e disse:

Prendete, e bevetene tutti:

questo è il calice del mio Sangue

per la nuova ed eterna alleanza,

versato per voi e per tutti

in remissione dei peccati.

            Fate questo in memoria di me>>.

 

Nella forma di un convito sacrificale la Chiesa rivive l’evento totale della Pasqua; fa memoria della morte e risurrezione del Signore, una memoria che non è semplice ricordo, ma ripresentazione reale dell’evento stesso nel rito. Il Crocifisso risorto si fa presente come Agnello immolato  e vivente. Il pane è realmente il suo corpo donato; il vino è realmente il suo sangue versato. La sua parola con la potenza dello Spirito compie davvero quello che annuncia. Il pane e il vino non sono più cibo e  bevanda usuali; sono diventati, per una conversione singolare e mirabile, che la Chiesa chiama transustanziazione, il  corpo e il sangue del Signore, la sua nuova presenza, <<vera, reale e sostanziale>>, dinamica e personale, nell’atto di donare se stesso e non solo nella sua efficacia santificante come negli altri sacramenti.

 

La comunione eucaristica ha un carattere tutt’altro che intimistico e sentimentale. Far comunione con il Signore crocifisso e risorto significa donarsi con lui al Padre e ai fratelli. Il Signore Gesù viene a vivere in noi e ci assimila a sé: <<La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre , che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me>>.

Bisogna, perciò, comprendere come senza le dovute disposizioni la comunione sacramentale sarebbe inautentica. Già San Paolo esortava i cristiani: << Ciascuno, pertanto, esamini se stesso… perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna>>.

Chi è consapevole di aver commesso peccato mortale, prima di accostarsi alla comunione eucaristica, deve pentirsi e tornare in grazia di Dio.

 

Ma “questo linguaggio è duro”, è difficile, Gesù sembra pretendere troppo dai suoi… “mangiare la sua carne… bere il suo sangue…” tanto più se teniamo presente la mentalità dell’uomo biblico che mai e poi mai si nutrirebbe di sangue, oggetto di un espresso divieto divino. E’ un “linguaggio duro” che Gesù Maestro non addolcisce affatto, anzi sembra proprio che ci provi gusto ad acuire e radicalizzare le sue parole: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dove era prima?”.

 

A noi, quindi, come ai Giudei di Cafarnao la fede nell’Eucaristia si pone come scelta decisiva, primaria e fondante il nostro essere cristiani, a noi come a loro Gesù chiede: “Volete andarvene via anche voi?”

 

I più, di fronte alla “durezza” del linguaggio di Gesù, Lo abbandonavano, la storia si ripete nel tempo e la viviamo nell’oggi e di fronte alla tentazione di un “linguaggio meno duro” che continuamente ci accarezza, siamo tentati anche noi come gli apostoli di andarcene via, ma non possiamo farlo. Perché non possiamo farlo? Per lo stesso motivo che non l’hanno fatto loro, perché è il Padre che ci attira a Lui, che suscita in noi quella fede che, anche se piccola, fragile e traballante ci fa dire con Pietro: “Ma Signore, da chi potremo andare mai noi? Tu solo hai parole di vita eterna! Noi abbiamo conosciuto e creduto che tu sei il Santo di Dio”.

 

Ecco carissimi fratelli e sorelle, perché noi rimaniamo con Gesù!. Non può esserci che questa risposta: “Perché l’abbiamo conosciuto”, abbiamo conosciuto quell’amore con cui ci ha amato, un amore sconosciuto all’umanità perché assolutamente gratuito e fuori dai nostri piccoli schemi umani. Un amore che spinse l’Infinito Dio a farsi piccolo bambino, il Dominatore dei Secoli a sottomettersi a delle povere creature, il Giudice dell’Universo a farsi condannare a morte e tutto questo per noi….,”per me” !

 

 

 

ADORAZIONE EUCARISTICA

 

L’ Eucaristia è fonte e vertice di tutta la vita cristiana:

rendimento di grazie al Padre per tutti i suoi benefici;

memoriale della Pasqua di Cristo e ripresentazione del suo sacrificio;

presenza vera, reale e sostanziale del corpo e sangue del Salvatore;

dono di comunione con Cristo e i fratelli; sostegno della missione;

pegno della vita eterna.

 

“Terminata la santa Messa, il pane eucaristico viene conservato nel tabernacolo per il viatico dei moribondi, per la comunione dei malati e di altre persone che non sono potute intervenire. La presenza del Signore nel pane consacrato dura finché rimane l’aspetto di pane. Per questo la Chiesa promuove l’adorazione eucaristica anche fuori della messa in varie forme: visita al SS. Sacramento, comunione spirituale, benedizione eucaristica, solenne processione nelle solennità del Corpo e Sangue del Signore, quarantore di adorazione, congressi eucaristici. In questi incontri più o meno prolungati, il Signore ci parla ancora con la sua donazione silenziosa; ci chiama a morire a noi stessi per risorgere alla vita autentica della carità; ci aiuta a discernere secondo una prospettiva pasquale le situazioni e gli avvenimenti. Da parte nostra possiamo in qualche modo prolungare la preghiera eucaristica della Messa, in cui sono sintetizzati gli atteggiamenti fondamentali di ogni preghiera cristiana: memoria, lode, ringraziamento, offerta, supplica, intercessione”.

 

 

 

ADESSO ACCOGLIAMO CON IL SILENZIO, CON LA PREGHIERA, CON LA LODE, CON IL CANTO, CON LA PACE, CON IL CUORE E CON TUTTA LA NOSTRA VITA GESU’ CHE SI MOSTRA A NOI NEL PANE EUCARISTICO.


 

Beata  ALEXANDRINA MARIA DA COSTA  ( 30 marzo 1904 – 13 ottobre 1955 )  

Beatificazione celebrata a Roma, Domenica 25 aprile 2004

 

 

 

CENNI BIOGRAFICI

 

Alexandrina Maria da Costa, cooperatrice salesiana, nasce a Balasar, Portogallo il 30 marzo 1904. Mistica del nostro secolo,  è anche la portavoce della volontà di Dio nella richiesta di consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria che Pio XII proclama nel 1942.

A 20 anni rimane paralizzata nel letto a causa di una mielite alla spina dorsale, conseguente ad un salto fatto a 14 anni dalla finestra di casa, per salvare la sua purezza da tre uomini male intenzionati. Nella solitudine della sua cameretta, Alexandrina diventa l’angelo consolatore di Gesù presso tutti i Tabernacoli del mondo e, contemporaneamente, ostia nell’Ostia Divina, è con Gesù la vittima immolata per la salvezza delle anime.

Alexandrina infatti vive misticamente, nel corpo e nell’anima, la Passione di nostro Signore, dall’agonia del Getsemani alla crocifissione sul Calvario in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e profanazioni eucaristiche.

Durante gli ultimi 13 anni di vita, Alexandrina vive di sola Eucaristia, senza alimentarsi più.

Durante le estasi, varie volte Gesù le ripeteva:

“…Faccio in modo che tu viva solo di me per mostrare al mondo il valore dell’Eucaristia, e ciò che è la mia vita per le anime…”

“…Parla alle anime, figlia mia, parla loro del rosario e dell’Eucaristia!

Il rosario, il rosario, il rosario! L’Eucaristia, il mio Corpo e il mio Sangue!”

 

Tra le mura della sua cameretta, Alexandrina riceve folle di persone che accoglie sempre sorridendo, nonostante le grandi sofferenze che ininterrottamente vive nel corpo e nello spirito.

Il suo sorriso che diviene trasparenza del Cielo, irradiazione della vita divina, tocca i cuori delle folle che escono da quella cameretta, portando il segno del silenzioso cambiamento interiore.

Il 13 ottobre 1955 avviene il passaggio di Alexandrina dalla vita terrena a quella del Cielo.

Il 12 gennaio 1996 la Chiesa la proclama Venerabile per la gloria di Dio e la gioia di tutti i suoi figli, e il 25 Aprile 2004, Alexandrina viene Beatificata.

RICHIESTE E PROMESSE DI GESU’ alla Beata Alexandrina Maria da Costa

Figlia mia, fà che io sia amato, consolato e riparato nella mia Eucaristia.

Di’ in mio nome che a quanti faranno bene la Santa Comunione, con sincera umiltà, fervore e amore per i primi 6 giovedì consecutivi e passeranno un’ora di Adorazione davanti al mio Tabernacolo in intima unione con me, prometto il Cielo.

Di’ che onorino attraverso l’Eucaristia le mie Sante Piaghe, onorando per prima quella della mia Sacra Spalla, così poco ricordata.

Chi al ricordo delle mie Piaghe unirà quello dei dolori della mia Madre benedetta e per loro ci chiederà grazie spirituali o corporali, ha la mia promessa che saranno accordate, a meno che non siano di danno per la loro anima. Nel momento della loro morte condurrò con me la mia Santissima Madre per difenderli” (25 febbraio 1949).

Parla dell’Eucaristia, che è prova di amore infinito, che è l’alimento delle anime.

Di’ alle anime che mi amano, che vivano unite a me durante il loro lavoro; nelle loro case, sia di giorno che di notte, si inginocchino spesso in spirito, e a capo chino dicano:

Gesù, ti adoro in ogni luogo dove abiti Sacramentato, ti faccio compagnia per coloro che ti disprezzano, ti amo per coloro che non ti amano, ti do’ sollievo per coloro che ti offendono. Gesù, vieni nel mio cuore!

Questi momenti saranno per me di grande gioia e consolazione. Quali crimini si commettono contro di me nella Eucaristia!

“Venga ben predicata e ben propagata la devozione ai Tabernacoli, perché per giorni e giorni  le anime non mi visitano, non mi amano, non riparano… Non credono che Io abito là”:

“Voglio che si accenda nelle anime la devozione verso queste prigioni d’Amore… Sono tanti coloro che, pur entrando nelle Chiese, neppure mi salutano e non si soffermano un momento ad adorarmi”.

“Lontano dal Cielo, lontano da Gesù sono tutti coloro che sono lontani dal Tabernacolo… Oh, se fosse ben compreso il Tabernacolo! Il Tabernacolo è la vita, è l’amore, è la gioia, è la pace. Il Tabernacolo è luogo di dolore, di offese, di sofferenza: il Tabernacolo è disprezzato; il Gesù del Tabernacolo non è compreso”.

“Io vorrei molte guardie fedeli, prostrate davanti ai Tabernacoli, per non lasciarvi accadere tanti e tanti crimini!”

“Mi chiedano tutto quanto vogliono stando alla mia presenza, davanti al Tabernacolo: è da lì che viene il rimedio per tutti i mali”.

 

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