[41]Ora,
nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un
sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. [42]Là
dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel
sepolcro era vicino.
Carissimi, a 13,14,15 anni, si esce
velocemente dalla calda e tranquilla culla dell’infanzia e cominciano i
problemi e le delusioni. E’ difficile trovare amici sinceri, la scuola è
pesante, il rapporto con i genitori diventa più complicato e qualche volta
difficile, ci preoccupa il corpo perché quasi mai è attraente e fascinoso come
quelli che ci mostra la TV, l’incontro con l’altro sesso è pieno di punti
interrogativi… Insomma c’è poco da stare allegri. Si, gli adulti vi
guardano e dicono: “Beati voi che siete allegri e spensierati, senza problemi
e preoccupazioni!”. Voi sorridete, ma, dentro, gliene direste quattro: “Che
credete che un foruncolo, che spunta sul naso proprio nel giorno in cui dovevo
incontrare quel bel ragazzo, sia un problema meno grave di una cambiale che sta
per scadere? Che credete che questi capelli ribelli, queste orecchie a sventola,
questi fianchi che ingrassano a vista d’occhio, questi muscoli che non
vogliono sentirne di diventare grossi e robusti, questa amica che tenta di
portarmi via il mio ragazzo…. Siano problemi meno gravi delle bollette della
luce, del telefono, del gas, della nettezza urbana a pagare?”.
La vita è una battaglia per tutti.
Ma allora cos’è che ci fa essere
così attaccati alla vita? Cosa è che ci spinge sempre in avanti?
E’ la speranza che domani sarà
meglio, che domani finalmente arriverà la felicità piena.
“Quando avrò finito di studiare,
dopo… Quando avrò trovato un bel posto di lavoro, dopo… Quando mi sarò
sposato, dopo…. Quando saranno cresciuti i bambini, dopo…. Quando si saranno
sistemati i figli, dopo…. Quando i nipotini si saranno fatti grandi, dopo…
Quando sarò andato in pensione, dopo…”.
Siamo sempre proiettati sul dopo,
in attesa di una felicità completa che non arriva mai. Ma, se non ci fosse
questa speranza del “dopo”, ci lasceremmo morire.
E invece questa speranza vince
anche la morte.
Non date retta! Anche quelli che
dicono di non credere all’altra vita, non possono fare a meno di crederci.
Dice: “Non è facile credere che
dopo la morte ci sia qualcosa”. E’ vero, ma provate un po’ a credere il
contrario?
Sappiamo tutti che gli archeologi
riconoscono uno scheletro umano da quello di una scimmia, dalle tracce del culto
dei defunti che la razza umana ha praticato da sempre. Cosa significa questo se
non la convinzione che la vita continua anche dopo? Anche oggi, quelli che
dicono di non credere nemmeno alle patate sono i primi a spendere un sacco di
milioni per costruirsi la cappella al cimitero. No, non si può vivere senza la
speranza che un bel giorno, finalmente, potremo gustarci a tutto volume la vita
e la felicità che adesso assaggiamo soltanto. Non è vera vita infatti quella
che finisce, ma quella che non finisce mai.
Carissimi, non spegnete mai quindi
la speranza che vi spinge verso il “dopo”, verso la felicità piena. Ma,
attenti bene, spingete sempre la vostra speranza oltre la morte, altrimenti,
arrivati all’ultimo respiro, dovreste costatare che essa è stata una
illusione.
Ma se fosse veramente illusione?
La nostra speranza non è un
miraggio nel deserto perché è piantata su Gesù.
Deposto dalla croce, lo hanno messo nel giardino – come non pensare al giardino dove Dio pose il primo uomo? – in un sepolcro nuovo, per essere il seme della nuova creazione, e, risorgendo, è diventato la caparra della nostra risurrezione, la garanzia che questa benedetta felicità, che ci scappa sempre dalle mani, alla fine sarà acciuffata.
Se volete essere ragazzi e ragazze
pieni di vita, di ottimismo, di speranza dovete mettere le vostre radici su Gesù
risorto.
Ma cosa vuol dire questo in
pratica?
Gesù non è come gli altri grandi
della storia: non basta ricordarlo, bisogna vivere in lui. Egli è la vite e noi
siamo i tralci. Se lo vogliamo, possiamo partecipare alla sua stessa vita, come
fa il ramo con il tronco. Questa vita ci arriva attraverso i sacramenti, la
messa soprattutto.
Ogni volta che mangiamo quel
pezzettino di pane, mangiamo il corpo risorto di Gesù e un pizzico della sua
risurrezione entra nelle nostre vene.
Fate spesso la comunione! Quell’ostia opera in voi un
trapianto che non conosce rigetto: la vita divina che non muore mai.
“Ma come succede? Come è
possibile? Come si spiega? Come…”.
Cercate pure di capire, superando
tutte le difficoltà. Intanto però fate la comunione: è il mezzo per inseguire
la speranza di una felicità piena, che ci spinge tutti verso il futuro, con la
certezza di non rimanere ingannati.
