LA POVERTÀ SPIRITUALE

 

In un ritiro precedente abbiamo parlato della VERGINITÀ SPIRITUALE come dell’atteggiamento interiore che ci permette di relazionarci con Dio Trinità nel modo giusto. La Verginità Spirituale ci invita a quell’amore totale, assoluto e primario che ogni uomo, ogni donna sono chiamati ad avere per il Padre in quanto sue amate creature (cfr. Sap 11,24), al Figlio in quanto ci ha redento morendo per amore nostro sulla croce (cfr. Ef 5,2), allo Spirito Santo in quanto Egli viene riversato continuamente nel nostri cuori dal Padre e dal Figlio (cfr. Rm 5,5).

Oggi cerchiamo su cosa e come si costruisce questa Verginità Spirituale, quale, cioè, ne sia l’elemento fondamentale che ne determina il suo DNA, elemento che dobbiamo acquisire nella nostra vita spirituale se vogliamo che essa fiorisca e fruttifichi nell’amore sempre più coinvolgente e assoluto verso Dio Trinità.

Diciamo subito che questo elemento fondamentale è la POVERTÀ SPIRITUALE anche detta UMILTÀ.

"Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli” - Mt 5,3

"Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio” - Lc 6,20

La povertà spirituale non va mai confusa con la povertà materiale, la quale di per sé non è implicata nella povertà spirituale, non si tratta di assenza di beni. La povertà materiale si situa nell’orizzonte dell’AVERE, la povertà spirituale in quello dell’ESSERE. Una persona quindi può essere ricca materialmente ed essere contemporaneamente povera in spirito. E’ vero, comunque che la povertà materiale spesso è un aiuto alla realizzazione della povertà spirituale, così come la ricchezza materiale spesso è un ostacolo al conseguimento della povertà spirituale (cfr. Mt 10,23).

Così come la verginità spirituale ha una triplice dimensione che la coglie nel suo relazionare la persona umana con il Dio UNO e TRINO, così la povertà spirituale o umiltà ha anch’essa una triplice sfaccettatura, vediamole insieme:

1. La povertà spirituale in quanto riconoscimento della nostra povertà ontologica (ontologico= che riguarda l’essere). Riconoscimento, cioè, del nostro essere delle creature. Riconoscimento che, detto in altro modo, noi non siamo DIO, ma siamo creature sue: “In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17,28).

Non essendo Dio, riconosciamo quindi di essere dipendenti non autonomi, non svincolati da Dio, bensì legati a Lui, dipendenti da Lui, che la nostra vita non ci appartiene, non è nostra è di Dio e che Lui solo è il Padrone e Signore Assoluto della Vita Umana. Noi apparteniamo a Lui: “Riconoscete che il Signore è Dio; egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo” (Sal 100,3; cfr. Sap 15,2).

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2. La povertà spirituale in quanto riconoscimento del debito infinito contratto in seguito al peccato originale e personale, debito insolubile a causa della nostra povertà di meriti, in quanto poveri peccatori. Gesù Cristo, il Figlio di Dio paga il nostro debito e ci riscatta (cfr. Col 2,14) per cui ora non apparteniamo più a noi stessi, ma a Lui (cfr. Rm 7,4; 1Cor 6,19) che è morto e risorto per noi, Egli infatti ci ha “comprati a caro prezzo” (1Cor 6,20; 7,23; cfr. 1Pt ,18-19) e ora siamo suoi, apparteniamo a Gesù Cristo.

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3. La povertà spirituale in quanto riconoscimento della nostra povertà di virtù, in seguito al peccato dei progenitori, ciò che doveva essere facile e semplice per ogni uomo diventa difficile, arduo, impossibile, pur conoscendo il bene ci ritroviamo a fare il male, siamo fragili e peccatori, vediamo il bene e facciamo il male.(cfr. Gen 4,7; Rm 7,14-25). Siamo poveri di amore, incapaci di amare e di essere fedeli all’amore.

Lo Spirito Santo realizzando la profezia di Ezechiele 11,19 del “cuore nuovo” e dello “spirito nuovo” dona alle nostre persone nuova vitalità e capacità facendoci nuovi (cfr. Ap 21,5), “nuove creature” (Gal 6,15; 2Cor 5,17) e riversandosi su di noi (cfr. Rm 5,5), ci fa suoi rendendoci capaci di amare (cfr. Gv 4,19) restaurando così le nostre persone create a immagine di Dio AMORE (cfr. Gen 1,26; 1Gv 4,8.16). Quanto più la persona si lascia possedere dallo Spirito, nel dialogo della libertà, quanto più diventa capace di amare.

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Ora, attenti bene - è importante! - questo triplice riconoscimento da parte della nostra intelligenza della nostra povertà ontologica, povertà di meriti e povertà di amore, in quanto il nostro essere dipende strettamente da Dio creatore, è stato salvato da Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato e vivificato dall’Amore dello Spirito Santo non è ancora l’essenza della virtù della povertà spirituale o vera umiltà, perché possiamo essere veramente umili o poveri in spirito, occorre ancora un elemento fondamentale: la nostra gioia, contentezza, il nostro compiacimento di essere tali.

Non solo quindi un riconoscimento della mente di ciò che siamo e cioè nulla senza Dio, siamo nulla, niente senza Dio, ma anche essere contenti, felici, gioiosi di essere tali, cioè di essere dipendenti dal Padre e di non aver meriti personali da mettere davanti a Dio, ma solo i meriti di Gesù Cristo, di non essere capaci di amare senza la sua grazia.

Contento di essere povera creatura, povero peccatore e povero d’amore!

Ecco, fratelli e sorelle cos’è la povertà spirituale.

Quando la persona è così povera diventa immediatamente ricca, perché ricca di Dio.

Nella sua povertà possiede il Padre: “figlio tu sei sempre con me e tutto quello che è mio è tuo” (Lc 15,31).

Nella sua povertà possiede il Figlio, Gesù Cristo infatti ci ha donato tutto ciò che Lui è e che Lui ha: Lui è il Figlio del Padre e ci ha donato di essere in Lui come Lui figli dello stesso Padre, con tutta la sua gloria di Figlio (cfr. Gv 17,22).

Nella sua povertà possiede lo Spirito Santo che il Padre e il Figlio riversano continuamente nel suo cuore (cfr. Rm 5,5).

 

DUE CONSEGUENZE DI QUANTO SOPRA ESPOSTO

1. Non abbiamo nessun diritto davanti a Dio, tutto ci viene dato gratis. Egli ci ama per primo (cfr. 1Gv 4,19), il suo amore per noi è essenzialmente GRATUITA MISERICORDIA .

2. Abbiamo il dovere di essere grati a Dio di tanto amore. L’essenza del nostro amore per Dio è GRATITUDINE, RINGRAZIAMENTO.

 

 

 

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