La Preghiera - Tipi di preghiera

 

Molte volte viviamo fra le nuvole spirituali. Crediamo che la preghiera sia una cosa che dobbiamo fare o che desideriamo fare, proviamo persino l’angoscia della mancanza di preghiera.

E’ chiaro che abbiamo molti obblighi ma questi non ci impediscono di fare a meno di mangiare, uscire, riposare. Perché questi obblighi ci impediscono di pregare???

In realtà ciò che ci limita nella preghiera è altro… c’è chi crede che si può pregare solo se si è bravi a pregare, chi crede che per pregare bisogna avere conoscenze sulla parola e sulle tradizioni, c’è chi crede che prima di mettersi a pregare bisogna avere tutto in ordine e a posto per sentirsi più rilassati; queste cose sono importanti ma vediamo le cose dal punto sbagliato. Il nostro problema è aver la presunzione di dominare la preghiera come facciamo con la matematica ed altre scienze. Ma quando preghiamo noi dobbiamo sottometterci, rinunciando serenamente, al controllo della preghiera. Così come quando Gesù disse a P.Wilton davanti al presepe: “Mi vedi nella capanna? A te sembra di vedermi ma per vedermi veramente bene devi stare sotto di me, nella paglia, in mezzo allo sterco).

Solo quando siamo sterco, quando ci rendiamo umili, Dio scende e si sdraia su di noi… e ci apre il suo cuore.

 

 

Sappiamo che la chiave per entrare nel cuore di Dio è la preghiera ed adesso vedremo quanti tipi di preghiera ci sono:

 

 

-          PREGHIERA SEMPLICE

-          PREGHIERA D’ABBANDONO

-          PREGHIERA DELLE LACRIME

-          ADORAZIONE


 

PREGHIERA SEMPLICE:

 

Il senso della preghiera semplice è questo: “Prega come puoi e non come non puoi”.

 

Ognuno di noi ha molti motivi, buoni e cattivi, da portare nella preghiera semplice.

Mai riusciremo a separare il bene dal male nelle nostre preghiere ma Dio è grande e abbraccia lo stesso tutto questo. Non c’è bisogno di essere perfetti nella preghiera. Anche perché mai avremo motivi sufficientemente buoni e puri da offrire a Dio.

Dio ci accetta così come siamo e accetta le nostre preghiere così come sono. Così come il disegno di un bambino non può mai essere brutto agli occhi dei propri genitori nello stesso modo  la preghiera dell’uomo è sempre apprezzata da Dio.

Nella preghiera semplice ci presentiamo davanti a Dio, così come siamo e chiediamo a Dio di risolvere frustrazioni, problemi di salute, nostre necessità, pensieri che ci attanagliano; è legittimo in questa fase della preghiera. La preghiera semplice è piena di vanità, orgoglio, superiorità, presunzione, egoismo ma anche di generosità, altruismo, buona volontà.

Sbagliamo, pecchiamo e cadiamo con frequenza ma ci rialziamo e poi cadiamo, ma non importa. Dio accetta tutto questo. Inoltre non si può crescere senza questa esperienza di preghiera.

Durante tutta la storia della salvezza si è fatta esperienza di preghiera semplice:

-          MOSE’: In NUMERI 11,11-12 si lamenta con Dio per ciò che gli stava capitando ma  in altre occasioni Lo loda e Lo ringrazia.

-          ELISEO: In 2Re 2,2-24 maledice dei giovani in nome di Dio, ma in altre occasioni prega per dei giovani.

-          SALMISTA: Che in alcuni Salmi inneggia alla vita ed invece nel Salmo 137,9 è felice per la morte violenta dei figli dei nemici.

 

Nella preghiera semplice il bene e il male si confondono. In tutta la Sacra Scrittura c’è gente che prega con la preghiera semplice, Abramo, Giuseppe, Anna, Giacomo, Giovanni.

 

Non tentiamo di nascondere i nostri motivi di conflitto, non sentiamoci più Santi di quanto non siamo. Pensiamo alla preghiera semplice, a quella iniziale, quella dei bambini della scuola materna e ritorniamo ad essa molte volte.

 

Santa Teresa d’Avila diceva; “NON C’E’ FASE DELLA PREGHIERA TANTO SUBLIME CHE NON SIA NECESSARIO TORNARE ALLA PREGHIERA SEMPLICE”.

 

Anche Gesù ci invita alla preghiera semplice, come quando ci invita a chiedere il pane quotidiano.

 

Molti criticano coloro che fanno preghiera semplice e non vedono in essa che è essenziale per la vita spirituale. Chi pensa di evitare la preghiera semplice inganna se stesso; può essere che costui non abbia mai pregato veramente anche se ha scritto libri sulla preghiera.

 

Quando preghiamo la condizione del nostro cuore è svelata.

Se riusciamo a vedere che il luogo dove siamo è terra Santa è proprio li che impariamo a pregare, è li che comincia la preghiera semplice.

 

Siamo portati a vedere le nostre esperienze come cose da non portare nelle nostre preghiere e quindi ciò ci può distrarre e ci preoccupiamo di parlare solo di Dio con Dio.

Non facciamoci problemi. Dio ascolta con compassione e amore tutto quello che ci riguarda così come noi facciamo coi nostri figli.

 

CONSIGLI PER COME AFFRONTARE LA PREGHIERA SEMPLICE

 

-          La preghiera è una relazione continua con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

-          Non sforzatevi troppo nel pregare; bisogna andare passo dopo passo. Pregare con qualità e non con quantità.

-          Dobbiamo imparare a pregare anche quando siamo rivolti al male; non dobbiamo allontanarci da Dio ma al contrario dobbiamo conversare con Dio su quello che sta succedendo. Lui è forte abbastanza per sopportare ciò. Tentare di nascondere il nostro peccato ci può far separare  ancora di più da Dio.

-          Inizialmente, fare esperienza tranquilla di preghiera (Salmo 130)

 


 

PREGHIERA D’ABBANDONO/LAMENTAZIONE

 

S. Giovanni della croce diceva: “Per arrivare a ciò che ci piace bisogna passare per un cammino che non ci piace”.

Non c’è preghiera più triste della preghiera di abbandono di Gesù sulla croce quando dice: “Dio mio, Dio mio. Perché mi hai abbandonato?”.

 

Tutti noi saremo elevati alla stessa esperienza che Gesù ha fatto; sarebbe buono abituarci a questo, perché prima o poi anche noi ci sentiremo abbandonati da Dio.

 

Hai pregato e non hai sentito niente?

Le tue preghiere vagano nel vuoto?

Volevi un conforto da Dio e non lo hai ricevuto?

 

A volte sembra che Dio non ci ascolti, nonostante facciamo tutto ciò che dobbiamo fare.

Abbiamo l’impressione di battere le nocchie alla porta di Dio inutilmente.

 

Dio è sempre presente ma a volte si ha la sensazione che Dio non c’è. E’ solo una sensazione!

 

Quando ci sentiamo abbandonati prendiamo la Bibbia ma ci appare inespressiva, ci rivolgiamo alla musica ma niente; ci rivolgiamo ai fratelli ma troviamo incomprensione.

Il deserto è un’immagine appropriata a questa situazione; appariamo secchi, aridi, inespressivi.

 

Ci interroghiamo “Esiste un Dio per risponderci ?”

 

Cosa fare quando avremo questi interrogativi, queste sensazioni, quando ci troviamo nel deserto di Dio?

 

Bisogna comprendere che:

1)  Dio non ci porta a vivere questa sensazione senza averci trattati prima come bambini spirituali per poi toglierci tutto. Questa sensazione è necessaria per crescere, perché Dio non vuole figli immaturi.

E’ un cammino importante! Tutti prima o poi ci passano e ci sono passati durante tutta la storia della salvezza.

-          MOSE’ passò dello splendore dell’Egitto all’arido deserto.;

-          Il SALMISTA (Salmo 42,9) chiede a Dio per quale motivo lo ha abbandonato;

-          ELIA quando si trova in una caverna desolata che aspettava il fuoco e il terremoto;

-          GEREMIA quando si trova in una cisterna impantanato nel fango;

-          MARIA NEL GOLGOTA.

 

I cristiani hanno da sempre vissuto questo. San Giovanni della Croce chiamava questa sensazione come “NOTTE SCURA DELL’ANIMA”.

 

Quando accade ciò non significa che sei insensibile a Dio, o che hai offeso necessariamente il cielo o che Dio è arrabbiato con te. Il buio è un’esperienza positiva della preghiera e deve essere aspettata e benvenuta.

 

2)      Il buio è un’esperienza importante ma non sappiamo quando accadrà. All’inizio della fede Dio ci coccola e ci vizia con particolari grazie. Poi magari ci toglie tutto. Ma non c’è un momento prefissato, non c’è un mappa su cui è riportato ciò che accadrà e quando accadrà.

 

Nel momento in cui Dio si nasconde a noi, evita che noi lo modelliamo a nostro piacimento e per questo lo dobbiamo ringraziare.

Perché così facendo ci purifica dalla malattia del  “Io voglio”. San Giovanni della Croce diceva che esistevano due purificazioni nel buio nero dell’anima:

1)      Rinuncia alla dipendenza dall’avere risultati esterni si ha quando non abbiamo il controllo sul nostro cammino/destino;

2)      Spogliamento dalla dipendenza dei risultati esterni. Questo seconda purificazione fa più male perché ci minaccia fino alla radice di tutto.

 

Fede, speranza, carità ci sembrano svanire; ci preoccupiamo se qualche pensiero è ispirato da questi doni oppure dall’arroganza.

Perciò camminiamo con cautela, diveniamo esitanti, abbiamo domande inopportune.

La preghiera è solo una trovata psicologica ?

Alla fine il male vincerà?

C’è qualche significato reale sull’Universo?

Dio mi ama veramente?

 

IN QUESTI CASI DIO CI STA PURIFICANDO.

La nostra fiducia nei risultati esterni è stracciata per poter avere fiducia solo in Dio. L’anima è secca, arida, ed ha sete di Dio. Tutto ciò tende ad avvicinarci alla preghiera.

 

Che tipo di preghiera fare in questi casi?

La preghiera  di LAMENTAZIONE.

 

La Bibbia è piena di queste preghiere. Nei SALMI i cantori sapevano realmente come lamentarsi con Dio, e che le parole di frustrazione portavano alla preghiera. [Salmo 108 (Dio non stare zitto) – Salmo 87,14 (Perché non mi ascolti anche se la mia preghiera ti arriva sempre?) – Salmo 41,9 (Perché ti sei dimenticato di me)] Avevano fiducia in Dio ma erano impazienti.

 

Nel deserto di Dio dobbiamo lanciare frecce d’amore anche se non vediamo a causa della nebbia; chiediamo anche se non riceviamo, cerchiamo anche se non troviamo, bussiamo anche se la porta rimane chiusa.

 

Aspettate Dio, quieti, tranquilli, attenti, sensibili; la fiducia precede la fede.

 

L’atteggiamento in questi casi deve essere:

“NON CAPISCO CIO’ CHE DIO STA FACENDO E DOV’E’ DIO, MA SO CHE DIO STA AGENDO PER IL MIO BENE”

 

Il deserto è necessario ma non permanente. Il deserto darà prima o poi spazio ad una terra promessa dove scorre latte e miele.


 

 

PREGHIERA DELLE LACRIME

 

San Gregorio di Nizza diceva “Le lacrime sono come sangue delle ferite dell’anima”.

 

Quella della preghiera delle lacrime è un’esperienza frequente in coloro che seguono la Bibbia.

 

La parola “lacrima” in greco “PENDOS” significa pietà, tristezza intima, benedizione, santo lamento, contrizione profonda.

 

La preghiera delle lacrime è una commozione profonda dovuta ad una mancanza; è una percezione che il peccato ci isola dalla grazia di Dio.

 

Molte volte la preghiera delle lacrime non è per noi ma per il dolore di altre persone ma è come se fosse il nostro dolore.

 

Questa preghiera ci da gioia e speranza ed una presenza di Dio molto forte.

 

Molti uomini della Bibbia conoscono la potenza della preghiera delle lacrime

Giobbe 16,20

Isaia 16,9

Geremia (Il profeta che piange) 9,1

In LAMENTAZIONI 2,18; 1,1-4; 2,1-4; 3 14-19

Quasi tutte le pagine del Salterio sono piene delle lacrime dei cantori Salmi 6; 5,6; 55,8; 125,5; 4,2-3; 118

Luca 6,21

Atti 20,19; 20,31

2Cor 2,7-11

 

Gli antichi pensavano che pregare con le lacrime fosse un dono da essere ricercato;  infatti dicevano che le persone più degne di compassione sono quelle con gli occhi e il cuore asciutto.

 

IL TIMORE PRODUCE LACRIME ;

LE LACRIME PRODUCONO ALLEGRIA;

L’ALLEGRIA DA LA FORZA ATTRAVERSO LA QUALE L’ANIMA DARA’ FRUTTI.

 

Il dolore terminerà quindi in beatitudini.

 

Attraverso alla preghiera delle lacrime diamo a Dio il permesso di mostrare il nostro peccato e il peccato del mondo sul lato emozionale.

 

Le lacrime sono un mezzo con cui Dio fa scendere la mente verso il cuore.

 

La realtà finale della preghiera delle lacrime è che “siamo peccatori”

G.Battista e Matteo invitano al pentimento e San Teodoro diceva così: “ANDIAMO CON LUI AL GIORDANO E RICEVIAMO IL BATTESIMO DELLE LACRIME”.

 

Non dobbiamo piangere per nostra pietà ma per prestare gli occhi a Gesù, affinché possa piangere sulla Gerusalemme odierna.

 

Non possiamo decidere noi quando pregare con le lacrime; è un carisma ed un dono che Dio ci da per pregare con le lacrime per gli altri.


 

LA PREGHIERA DI CRISTO

 

Gesù non doveva pregare per i nostri stessi motivi e non aveva bisogno di pregare ma ha voluto che la sua preghiera ci servisse da esempio.

 

Gv 11,41-42 “Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”.

 

Con la preghiera Gesù ci voleva manifestare che aveva preso natura umana; la sua preghiera è umile ed infinitamente umana.

Gv 11,35-38

Lc 22,32

Mt 26,39

 

Cristo ci ha voluto dimostrare che l’uomo a volte desidera ciò che Dio non vuole; ha voluto tranquillizzare tutti coloro che si infastidirebbero davanti alla morte, alla passione, mostrandoci cha anche lui ha passato questo ed ha pregato per questo.

E’ come se dicesse ad ognuno di noi . “Guardati in me, perché tu vuoi volere una cosa mentre Dio ne può volere un’altra”.

 

Ci ha dato le parole, gli atteggiamenti e lo sviluppo che deve avere la preghiera rivolta al Padre. La preghiera di Gesù è perfetta nella sua efficacia, perché è l’unica preghiera a cui il Padre non può resistere.

 

LA LITURGIA DELLA CHIESA E’ UN PROLUNGAMENTO DELLA PREGHIERA DI GESU’.

 

La preghiera di Gesù è stabile e non è confusa come la nostra preghiera semplice ed è un modello perfetto a cui mirare piano, piano, partendo però dalla preghiera semplice.

 

Il segreto della preghiera di Gesù è il ritmo - lode, adorazione, richiesta – che si fondono tra di loro.

 

Tutte le preghiere di Geù sono simili nella struttura, nello sviluppo; la scelta delle parole, la sua progressione, specialmente nel Padre Nostro e nella preghiera sacerdotale.

La struttura di questa progressione è composta da 3 aspetti:

-          PADRE

-          IL TUO NOME

-          IL TUO REGNO

 

La preghiera nasce dalla conoscenza del dono del PADRE (lode)

Successivamente la preghiera ci porta all’adorazione del SUO NOME

E infine, scoprendo come è grande questo nome e riconoscendosene sprovvisti, la preghiera porta alla richiesta del SUO REGNO.

 

LE TAPPE DELLA PREGHIERA DI GESU’:

 

Padre – Ringraziamento – Intercessione per il regno – Non ci indurre in tentazione – Liberazione dal male.

 

C’è un parallelismo tra il Padre Nostro e la preghiera sacerdotale, ma anche tra il Padre Nostro e tutti i gesti e le parole di Gesù durante la sua vita terrena:

 

PADRE – Mt 11,25-26    - Gv 12,28

IL TUO NOME – Mt 11,25-27 – Gv 12,28  - Gv 17,6-11

IL TUO REGNO – Lc 17,20 – Gv 18,36

LA TUA VOLONTA’ – Lc 22,42  - Eb 10,7 – Gv 4,34; 6,38

IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO – Mt 6,25  - Lc 11,9-13

PERDONACI - Mt 18,21-22  - Lc 7,41-47

TENTAZIONE – Mt 26,41 – Lc 22,31

LIBERAZIONE DAL MALE – Mc 9,29   - Gv 17,15

 

Approfondiamo alcune parole:

 

-          PADRE: Oltre ai titoli come MESSIA e PROFETA gli Apostoli ci presentano insistentemente Gesù come l’inviato di Dio, il dono di Dio agli uomini. Cristo è il Figlio dato al mondo. La preghiera di Gesù si rivolge a colui che lo ha inviato “Il Padre”, che è fonte di ciò che Gesù dà agli uomini; quindi ci indica a indirizzare al Padre la nostra preghiera.

-          IL TUO NOME: Dio ha donato Suo Figlio. Questo dono è pura gratuità. Dio non ha bisogno di donarsi per completarsi, mentre per ogni essere la comunicazione di ciò che ha porta ad un arricchimento, in quanto persone limitate. La gratuità di questo dono ci appare come il più puro gesto d’amore. L’uomo ha sempre interesse nel donare anche nell’amore che si dona. (Rm 5,5-10 ; 1Timoteo 15-16; tito 3,5; Efesini 2,5; Rm 9,16; Ef 1,3; Gv 10,10; Rm 8,31-39).

-          IL TUO REGNO: Cos’è il nostro Regno.                                                                                  “Cercate per primo il regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta”         “Non soltanto di pane vivrà l’uomo ma di qualsiasi parola esce dalla bocca di Dio” “Se vi perseguiteranno a casa mia, non dimenticatevi perché; il servo non è superiore al suo padrone”                                                                                         Dopo aver dato gloria al Padre, Cristo intercede per il Regno. La percezione della grandezza del dono di Dio fa aumentare il desiderio di condividere questi doni, avendo Gesù ricevuto dal Padre i suoi fedeli, la sua preoccupazione sarà quella di custodirli nelle mani del Padre. Per questo prega che siamo tutt’uno col Padre come Lui stesso e il Padre sono una sola cosa. L’unione è amore, la divisione è il diavolo. Dove c’è odio, rancore, divisione, c’è il diavolo. Le fonti del male sono: “Noi stessi, Il Mondo e il Diavolo”; perciò Gesù prega affinché siamo liberati dal male; affinché liberati dal male ed in unità col Padre possiamo arrivare al Regno di Dio ovvero alla Santità. Infatti tutti siamo chiamati alla Santità.

 


 

PREGHIERA DI ADORAZIONE

 

La preghiera di adorazione è la risposta umana al perpetuo versamento d’amore per mezzo del quale Dio invade la nostra anima.

Quando la nostra risposta è più diretta possibile si parla di “adorazione”.

L’adorazione è il desiderio spontaneo e generoso che proviene dal profondo del cuore di ringraziare, glorificare, benedire Dio.

L’adorazione non è un tipo speciale di preghiera ma è l’aria nel quale la preghiera respira, è il mare in cui la preghiera nuota.

L’adorazione è suddivisa in due parti:

-          AZIONE DI GRAZIA: Dare gloria a Dio per ciò che ha fatto per noi.

-          AZIONE DI LODE: Dare gloria a Dio per ciò che egli è in stesso.

 

I due lati dell’adorazione si intrecciano e fanno parte di un tutt’uno organico.

Simultaneamente l’azione di grazia e lode si specchiano l’un l’altro e mostrano l’aspetto della vera adorazione.

Salmo 34,18;

Lv 7,12; 1Cronache 10,4-34; Salmo 105,1, 8,1; 29,12.

 

Gesù è stato colui che ha reso più grazie a Dio (Lc 10,21)

 

Anche Paolo aveva capito l’importanza di rendere grazie al Signore (Rm 1,8)

 

Tutti i testimoni Biblici insistono perché possiamo dare al nostro Dio grazie per tutto, nel nome del Nostro Signore Gesù Cristo. (Ef. 5,20; Apocalisse 5,11-12; Salmo 102,1; Lc 24,53)

 

Se potessimo vedere appena il cuore del Padre faremmo sempre lodi e azioni di grazia.

 

L’autosufficienza di Dio è una certezza, ma S. Agostino diceva: “Dio desidera essere oggetto di desiderio”. Dio non è fatto di pietra, il suo cuore è più tenero e sensibile di tutti, qualsiasi grazie è percepito da Lui, sia essa grande o piccola; proprio come un mamma che è felice quando il proprio bambino le regala dei fiori anche se sono un po’ secchi o morti.

 

Ma noi riusciamo a dare allegria al cuore di Gesù con l’adorazione???

Adorazione è stare col Signore, non per chiedere ne per parlare di noi ma per ringraziarlo e lodarlo.

Non solo con le parole bisogna adorare Dio ma con la nostra vita, nei fratelli.

Guardare, amare, reverenziare. Basta questo per l’adorazione non occorre altro; non occorre leggere o qualcos’altro.

 

Molte volte ci sono degli ostacoli all’adorazione come:

 

-          Distrazione: non possiamo adorare quando non vediamo il segno visibile di gesù. Abbiamo a volte una nebbia nei ostri occhi dovuta ai mille problemi della vita. Bisogna spogliarsene.

-          Il modo di vedere le cose: tutto può essere oggetto di adorazione; invece noi dobbiamo sempre analizzare tutto. Dobbiamo vedere attraverso l’orizzonte di Dio, non solo attraverso quello umano. In questo modo anche un “semplice” tramonto, le frustrazioni e i dolori diventano oggetto di adorazione.

-          La cupidigia: ovvero la voglia di avere tutto. Ciò disturba la nostra adorazione, perché durante l’adorazione tutta la nostra attenzione deve essere rivolta verso Dio e non su noi stessi e non dobbiamo chiedere per noi ma per gli altri.

 

 

Ci dobbiamo accostare alla preghiera perché abbiamo sete di Dio; la preghiera è il linguaggio del cuore e specialmente l’adorazione. A volte preghiamo ma senza la consapevolezza di fame di Dio, a volte pensiamo che non abbiamo bisogno della preghiera.

 

E’ importante guardare Dio ma ancora più importante e lasciarsi guardare da Dio Amore e lasciarsi amare.

Non dobbiamo cercare l’adorazione per aumentare il nostro bagaglio ma lo si deve fare per ripetere a Dio che noi Lo amiamo e che sappiamo che Lui ci ama. L’adorazione non serve per sentire qualcosa ma solo per amare ed essere amati.

 

Nell’adorazione basta il silenzio profondo.

Non è importante la qualità dell’esperienza, ma è importante anche in modo rudimentale incontrare Dio nella semplicità. L’importante dell’adorazione è darci, donarci, perderci, è dare frequentemente e disinteressatamente (come statue di sale), senza percepire che stiamo dando.

 

Non è importante il risultato; l’adorazione non prevede un risultato o una risposta.

 

Quando andiamo all’adorazione anche se non lo percepiamo, stiamo facendo un regalo importante a Dio…

 

 

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