CONFERENZA

La Verginità nei cristiani e nella Vergine Maria

 

1/ LA VERGINITÀ NEI CRISTIANI

Prima di tutto bisogna precisare che qui parliamo non di una “verginità” intesa in senso meramente materiale-fisico, bensì in senso meramente “spirituale”, parliamo cioè della “verginità spirituale” che deve anche essere posta a fondamento di ogni “verginità fisica”, infatti senza la “verginità spirituale” la “verginità fisica” stessa è frustrazione e rende la persona umana acida e insoddisfatta. E se oggi come non mai la “verginità fisica” non è capita, non è apprezzata, non è vissuta è semplicemente perché si è persa di vista la “verginità spirituale”.

Se vorremo quindi che i nostri giovani riscoprano la bellezza della “verginità fisica” dobbiamo innanzi tutto noi essere testimoni entusiasti della “verginità spirituale” che deve risplendere nei nostri occhi, nelle nostre persone, in tutto il nostro essere.

Dunque, cerchiamo di capire in cosa consista questa “verginità spirituale”, essa è l’atteggiamento fondamentale di apertura, di disponibilità all’ubbidienza, di amore, di adorazione che ogni persona umana è chiamata a realizzare in sé nei confronti di Dio. È , in altre parole, l’atteggiamento giusto che la persona umana deve realizzare nel suo intimo quando si relaziona con Dio.

Ora, poiché Dio, il vero Dio, è Uno e Trino, ne consegue che questo atteggiamento fondamentale della persona credente ha una triplice dimensione o sfaccettatura in quanto, cioè la coglie nel suo relazionarsi con Dio Padre, con Dio Figlio, con Dio Amore o Spirito Santo.

 

LA PRIMA DIMENSIONE DI VERGINITÀ per ogni cristiano umana deriva intimamente dal fatto che ogni persona è desidera, voluta, amata e creata da Dio Padre per mezzo del Verbo nello Spirito Santo per sé. Il Padre ci ha creati per sé, per entrare in un rapporto intimo, stretto, forte, assoluto d’amore con Lui per mezzo del Figlio suo e del loro Amore.

Per questo al di là di ogni comandamento dato all’uomo ce n’è uno primario e fondamentale: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutto il tuo cuore” (Dt 6,5) ogni altra relazione che la persona umana possa realizzare nella sua vita, foss’anche la più bella e significativa, essa dovrà essere sempre secondaria e dipendente da questa primaria e fondamentale: Dio va amato per primo e di più, questa è una necessità per la persona umana che se non ama così Dio non realizza se stessa nella propria umanità. E Dio “è un Dio geloso” (Dt 6,15) che ha sposato la sua creatura creandola e per questo i profeti, quando il popolo santo di Dio si dimenticava di questo amore primario e fondamentale e lo posponeva ad altri amori servendo gli idoli che accarezzavano le loro passioni, rimproveravano il popolo di “aver commesso adulterio” adorando “i loro idoli”(Ez 23,37), per questo motivo il Signore disse al suo profeta Osea: "Va', prenditi in moglie una prostituta e abbi figli di prostituzione, poiché il paese non fa che prostituirsi allontanandosi dal Signore" (Os 1,2).

Gli ebrei avevano capito bene questo ed è proprio per questo che hanno conservato come libro sacro, riconoscendolo come ispirato il Cantico dei Cantici, dove si canta l’amore di un uomo e di una donna, perché per ogni buon ebreo Dio, il Padre, è lo Sposo d’Israele.

Questa prima dimensione di verginità deriva dal nostro essere creati dal Padre per Lui per entrare in un rapporto intimo, assoluto, reciproco di amore con Lui che ci ha sposato creandoci, per cui la scelta assoluta e primaria di Lui e della sua Legge, anche a costo della propria vita, quella legge iscritta nel più profondo di ogni nostra singola cellula è una condizione necessaria perché la persona umana realizzi le altre relazioni di cui è intessuta la propria esistenza, prima tra esse quella coniugale, sponsale.

 

 

 

 

 

LA SECONDA DIMENSIONE DI VERGINITÀ del cristiano deriva dal suo essere non solo creata dal Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo, ma anche di essere REDENTA DAL FIGLIO, il Figlio di Dio ha salvato l’umanità peccatrice sposandola nel seno di sua Mamma e ha consumato queste nozze verginali sul Talamo Nuziale della Croce. Il Verbo di Dio, mandato dal Padre, nel seno di Maria si unisce all’umanità, si fa uomo per sempre, sono le NOZZE, lo sposalizio di Dio con l’umanità, scelta d’amore che si consumerà sul Talamo Nuziale della Croce dove quest’amore avrà la sua massima espressione nella donazione della propria vita, Lui che era la VITA stessa e nessuno poteva toglierla (cfr Gv 10,18).

PARENTESI: Vedete quanto poco ne sanno coloro che dicono che la Chiesa ha idee ristrette sulla sessualità, che mette tabù e paure su questo argomento, quanto sono proprio ignoranti! Pensate la Chiesa ha un’idea così alta, così bella, così positiva, così santa della sessualità umana e dell’atto proprio di essa dell’intimità sessuale coniugale che fa di esso, sì proprio di esso, di quel gesto d’amore che lo sposo e la sposa compiono nella loro intimità dove si donano l’un altro nella completezza delle loro persone con la donazione della loro dimensione spirituale e corporale, ebbene la Chiesa fa della gestualità dell’intimità coniugale il segno, il sacramento niente di meno che della donazione d’amore di Gesù sulla Croce, per cui la Croce viene chiamata “TALAMO NUZIALE DI GESÙ’ CRISTO”, talamo nuziale, talamo nuziale… cioè la Croce è il “letto degli sposi”, il letto dove lo sposo e la sposa consumano il loro matrimonio nell’esercizio della loro sessualità. E questa sarebbe la Chiesa bigotta?

Gesù ha sposato l’umanità, ha sposato la sua Chiesa e Paolo ben dirà ai suoi fedeli di Corinto “provo per voi una specie di gelosia divina avendovi promessi ad un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo” (2Cor 11,2).

Gesù, dunque, è lo Sposo di tutti i battezzati che sono chiamati ad avere per Lui un amore primario, fondamentale e assoluto che non può essere postposto ad altri amori pur belli e onesti, Lui stesso su questo punto è stato chiarissimo: “Chi ama qualcuno più di me, non è degno di me!” (cfr Mt 10,37). Essere cristiani è un fatto d’amore, di un amore che impone di dare tutto, anche la vita per Lui, perché Lui tutto si è dato a noi.

"Perciò il martirio, col quale il discepolo è reso simile al suo maestro che liberamente accetta la morte per la salute del mondo, e col quale diventa simile a lui nella effusione del sangue, è stimato dalla Chiesa come dono insigne e suprema prova di carità. Ché se a pochi è concesso, tutti però devono essere pronti a confessare Cristo davanti agli uomini e a seguirlo sulla via della croce durante le persecuzioni, che non mancano mai alla Chiesa" (CV2 - LG 42).  Si tratta quindi non di un massimo di santità per qualcuno, ma di un minimo per tutti, cioè, o io oggi sono pronto, se necessario a dare anche la mia vita per Gesù Cristo, o non si capisce bene che cristiano io sia.

 

LA TERZA DIMENSIONE DI VERGINITÀ del cristiano è nel suo rapporto intimo con Colui che lo ha santificato e lo santifica attimo per attimo, lo Spirito Santo: tutto l’Amore del Padre e del Figlio viene riversato nel suo cuore per mezzo dello Spirito che gli viene donato (cfr. Rm 5,5). Il cristiano cammina, vive sotto la spinta dello Spirito Santo (cfr Rm 8,4; Gal 5,25). In intima unione con lo Spirito Santo ogni cristiano è chiamato a vivere la vita intima della Trinità di "Dio" che "è Amore" (1Gv 4,8.16), Gesù ci ha detto che se noi lo amiamo, “Lui e il Padre” prenderanno dimora presso di noi (cfr Gv 14,23). Lo Spirito Santo è nell’eterna comunione trinitaria proprio tutto l’Amore del Padre e del Figlio, il Padre e il Figlio venendo a dimorare in noi si amano in noi e attraverso noi nello Spirito Santo che ci viene donato e noi partecipiamo così della vita stessa di Dio, di DIO AMORE TRINITARIO.

Tutto l’Amore del Padre e del Figlio viene quindi riversato su di noi (cfr Rm 5,5) per cui noi diventiamo capaci di un amore divino, non più solamente umano, ma divino, diventiamo capaci di amare come il Padre ama il Figlio, diventiamo capaci di amare come il Figlio ama il Padre perché il loro stesso sostanziale Amore viene riversato in noi.

Lo Spirito realizza perciò il perfezionamento del nostro essere creato ad immagine di Dio (cfr Gen 1,26-27), poiché“Dio è Amore” (1Gv 4,8.16) noi diventiamo come Lui, Lui è Amore sussistente, noi diventiamo Amore per partecipazione. Ci viene donata la capacità di amare come ama Dio, il suo stesso Amore diventa il nostro, con Lui, in Lui e per mezzo di Lui amiamo il Padre, il Figlio, lo Spirito e tutte le altre persone che incrociano il nostro cammino di ogni giorno con quell’Amore che sa comprendere, sa sopportare, sa perdonare; quell’Amore che sa essere forte, fermo, costante, fedele; quell’Amore che sa dare la vita, un amore che sa morire, perché “non c’è amore più grande di questo: dare la vita per chi si ama” (cfr Gv 15,13). Un amore che non sa far questo è un amore fasullo, da quattro soldi, effimero, forse condito di tanto sentimento ma di poca verità.

 

2/ LA VERGINITÀ IN MARIA SSma E LA SUA RELAZIONE CON LA VERGINITÀ NEI CRISTIANI

 

La Verginità di Maria è il tesoro più bello della Chiesa che lo dispensa a tutti i battezzati, la sua Verginità deve infatti risplendere in ogni battezzato e in ogni battezzata che guardando lei Vergine vengono verginizzati dallo Spirito Santo. Ogni cristiano è chiamato nello Spirito a realizzare in sé quelli atteggiamenti che risplendono in Maria nel suo relazionarsi con la Trinità d’Amore. Maria è infatti modello assoluto di come la creatura deve realizzare il suo incontro con Dio Amore Trinitario. Guardiamo quindi Maria e chiediamo allo Spirito che ci comunichi questi suoi atteggiamenti.

Nell’Annunciazione abbiamo una magnifica icona, immagine, della Verginità di Maria, della sua relazione libera, consapevole, gioiosa, amorosa con Dio Trinità d’Amore.

Cerchiamo di leggere insieme questa icona dell’Annunciazione in luce trinitaria.

1/ MARIA E IL PADRE

Il Padre le manda l’angelo con la proposta, l’invito a gettarsi nel mistero della sua volontà: “Vuoi tu?”. È  chiamata a chiudere gli occhi e fidarsi di Lui, rinunciare ai suoi programmi pur belli per il programma del Padre, chiudere gli occhi e lasciarsi prendere per mano da Dio fidandosi del suo amore: “Eccomi”, un “Eccomi” non sentimentale, non frutto di una semplice spontaneità del cuore, un “Eccomi” pensato, soppesato, donato. Maria prima di dirlo s’interroga profondamente, interroga l’angelo e accetta nella luce di quel “Nulla è impossibile a Dio” e acconsente rendendosi disponibile all’azione di Dio in Lei, ecco l’atteggiamento verginale di Maria nei confronti del Padre.

 

MARIA E LO SPIRITO SANTO

Maria con il suo “Eccomi” viene adombrata dallo Spirito Santo che scende con la sua potenza su di Lei. L’Amore del Padre e del Figlio viene riversato nel suo grembo, Maria viene sommersa dallo Spirito, viene invasa dal Fuoco dell’Amore Divino. Fermiamoci ora a guardare estasiati Maria che si lascia fare dallo Spirito, lo Spirito l’adombra, la riempie, la sommerge, l’invade… lo Spirito non trova in Lei nessun ostacolo alla sua opera.

Ecco l’atteggiamento verginale di Maria nei confronti dello Spirito Santo: si lascia fare, si lascia modellare, si lascia plasmare. Se capiamo questo atteggiamento verginale di Maria nei confronti dello Spirito la nostra vita spirituale sarà letteralmente sconvolta, trasformata, rinnovata. Maria non dice al Padre: “Eccomi, io farò tutto quello che Tu vuoi”, no, Maria non dice così, ma dice: “Si compia in me la Tua parola… si faccia di me secondo la Tua parola”,

Se, dunque, abbiamo una vita spirituale stanca, annoiata, tiepida… se la nostra vita non cambia… se non vediamo miglioramenti… se cadiamo sempre negli stessi miseri errori e non usciamo a uscirne fuori… se vediamo la bellezza della vita virtuosa, ma virtuosi non siamo… il motivo è da ricercarsi nella nostra incapacità a lasciar fare a Dio, di consegnare a Dio il timone della nostra vita, di aprirci allo Spirito Santo come Maria e renderci disponibili non “a fare la sua volontà”, ma “a lasciarsi fare da Dio” a permettere alla potenza dello Spirito Santo di farci nuovi nel suo Amore: è Lui che fa nuove tutte le cose farà nuovi anche ciascuno di noi, ma bisogna fidarsi e credere come Maria che “nulla è impossibile a Dio”. Vedete il proprio di Dio è fare, il proprio della persona umana è farsi fare.

Così, d’altra parte tante nostre incapacità di amare di quell’amore che sa coprire, scusare, perdonare, dimenticare da cosa derivano se dal fatto che noi non permettiamo a Dio di amarci in profondità? Aprirsi allo Spirito significa lasciarsi amare da Lui. Il proprio di Dio è amare, il proprio dell’uomo è lasciarsi amare. “L’Amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori!” (Rm 5,5).

La nostra grandezza non sta nel farci grandi, capaci e potenti, ma nel farci piccoli, deboli, incapaci, poveri, sterili, perché tali siamo in verità senza Dio. Quando siamo tali e ci riconosciamo tali e ci apriamo a Dio Egli riversa su di noi tutto il suo Amore e ci fa nuovi dentro, ci fa grandi, forti, potenti, ricchi perché grandi di Lui, forti di Lui, potenti di Lui, ricchi di Lui, fecondi di Lui.

 

MARIA E IL FIGLIO

“Fecondi di Lui!” Ecco l’atteggiamento verginale di Maria nei confronti del Figlio: lo Spirito l’ha resa feconda del Verbo appunto perché Vergine, si è lasciata fare da Lui e la sua vita è diventata feconda di Gesù. Ciascuno di noi nel Battesimo è chiamato a generare Cristo in sé e a diventare come Maria sua madre: “Chiunque fa la volontà del Padre mio è per me fratello, sorella e madre” (Mt 12,47). Bisogna però stare attenti perché la Maternità Verginale fisica di Maria non ci distolga dalla sua maternità spirituale che è più profonda di quella fisica. Come diceva s. Agostino: “Maria prima ancora di aver concepito il Verbo nel suo grembo l’aveva concepito nella sua mente (=anima)!” 

Maria vive una duplice maternità, la sua è un'esperienza unica perché il suo posto nella storia della salvezza è unico, nessuno avrà mai più la sua esperienza fisica di sentire il Figlio di Dio crescere in Lei, nel suo grembo che piano piano lungo nove mesi prende i lineamenti di uomo, nessuno dopo di Lei avrà più l’esperienza di partorire il Figlio di Dio, "il più Bello tra i figli degli uomini", lì in quella grotta e darlo in braccio a Giuseppe, ai Pastori, ai Magi e deporlo nella mangiatoia, nessuno. Ma Maria ebbe anche l’esperienza di una maternità spirituale che è data di avere a tutta la Chiesa e quindi a tutti i cristiani. Tutti i cristiani sono nel Battesimo resi fecondi dallo Spirito, quello stesso Spirito che rese feconda di Gesù la Vergine nella Carne e nella sua anima, ha reso fecondo me, ha reso fecondi ciascuno di voi nel vostro Battesimo.

Vedete in Maria quello che si realizzava su un piano di fisicità aveva un suo particolare riscontro nella sua anima dove Gesù cresceva, Gesù non cresceva solo nella sua corporeità fisica dapprima nel suo grembo, poi nella sua casa di Nazareth, Gesù cresceva anche nella sua persona che veniva ogni giorno di più conformata, assimilata, trasformata nel Figlio: il Figlio viveva nella Madre dandole di essere sempre più Figlia amata dal Padre!

Lo stesso mistero di grazia e d’amore si realizza nella nostra intimità: quel Gesù che abbiamo ricevuto come seme nel Battesimo cresce e si sviluppa in noi con la vita di grazia, con i sacramenti, con la preghiera, con l’unione d’amore con Lui nella stessa dinamica che lo ha portato a incarnarsi in Lei. La dinamica della Kénosi, dell’abbassamento, dello spogliamento, del farsi piccolo.

Attenzione, attenzione! qui siamo nel cuore della spiritualità cristiana: come Lui, il nostro Dio e Signore Gesù Cristo, pur essendo il Verbo Eterno, Dio con il Padre e lo Spirito Santo, spogliò se stesso, depose - in un certo senso la sua divinità - e da Infinito e Incontenibile volle diventare Piccolo, Piccolo nel seno di una Piccola Donna e nascere povero, vivere da povero, morire da povero lì nudo e martoriato sulla Croce per amor mio, così quel Gesù che è in me crescerà e maturità nella sua pienezza di Figlio di Dio nella misura in cui io mi abbasserò, svuoterò di me stesso, di quell’uomo vecchio che deve morire per far  spazio all’uomo nuovo. Quanto più io diventerò piccolo piccolo, tanto più Lui diventerà Grande Grande in me fino a che io non dirò con stupore e con gioia: “Non sono più io che vive, ma è Gesù che vive in me!” (Gal 2,20) Che bello! Che bello!  Che bello poter dire questo, a questa bellezza di vita siamo tutti chiamati, invitati, sollecitati, spinti dalla Chiesa soprattutto in questo tempo.

 

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