Ritiro Spirituale                                                                                I LIVELLI DELLA FEDE IN DIO

 

In questo ritiro, che è il primo ritiro di questo nuovo anno pastorale vogliamo iniziare un discorso spirituale che porteremo avanti mensilmente con gli altri giorni di ritiro che abbiamo già programmato qui a S. Vittorino fino al prossimo giugno, ogni seconda domenica del mese.

Il tema con il quale vogliamo iniziare questa serie di ritiri è la FEDE in Dio.

Cerchiamo di capire cosa significhi e cosa implichi aver “fede” in Dio, credere in Dio. Vediamo subito che questa parola “fede” ha bisogno di essere precisata meglio. Moltissime persone infatti affermano di essere credenti, persone di fede, ma poi vediamo come questa affermazione trovi in ciascuno una realtà di vissuto diversa.

 

I LIVELLI DELLA FEDE

Il primo livello della fede è credere che esista Dio, credere che Dio c’è veramente. Ma come fa la persona umana a giungere a credere, a dire cioè “io credo che Dio c’è veramente”? Ecco essenzialmente abbiamo due modalità per giungere a fare questa affermazione, possiamo giungerci per ragionamento e possiamo giungerci per fede, per fede cioè non tanto perché ci ragioniamo su, quanto perché aderiamo con la nostra volontà alla nostra religione.

Bene, chiediamoci dunque quali sono dunque quei ragionamenti che mi portano ad affermare l’esistenza di Dio? Il libri sapienziali della Bibbia ci danno un aiuto con questi testi:

Sap 13 [1]Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell'ignoranza di Dio. e dai beni visibili non riconobbero colui che è, non riconobbero l'artefice, pur considerandone le opere. [2]Ma o il fuoco o il vento o l'aria sottile o la volta stellata o l'acqua impetuosa o i luminari del cielo considerarono come dei, reggitori del mondo. [3]Se, stupiti per la loro bellezza, li hanno presi per dei, pensino quanto è superiore il loro Signore, perché li ha creati lo stesso autore della bellezza. [4]Se sono colpiti dalla loro potenza e attività, pensino da ciò quanto è più potente colui che li ha formati. [5]Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l'autore. [6]Tuttavia per costoro leggero è il rimprovero, perché essi forse s'ingannano nella loro ricerca di Dio e nel volere trovarlo. [7]Occupandosi delle sue opere, compiono indagini, ma si lasciano sedurre dall'apparenza, perché le cosa vedute sono tanto belle. [8]Neppure costoro però sono scusabili, [9]perché se tanto poterono sapere da scrutare l'universo, come mai non ne hanno trovato più presto il padrone?

Sal 19 [2]I cieli narrano la gloria di Dio, e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento. [3]Il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia. [4]Non è linguaggio e non sono parole, di cui non si oda il suono. [5]Per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola. [6]Là pose una tenda per il sole che esce come sposo dalla stanza nuziale, esulta come prode che percorre la via. [7]Egli sorge da un estremo del cielo e la sua corsa raggiunge l'altro estremo: nulla si sottrae al suo calore

 

Una prima via quindi è quella dalle creature al Creatore. In questa prima via possiamo inserire anche altre considerazioni che mi portano poi ad affermare l’esistenza di Dio, quali ad esempio la contemplazione dell’ordine dell’universo e la contemplazione della bellezza delle creature.

La considerazione di come tutto l’universo si muove mirabilmente secondo un ordine, uno schema, una legge. Gli scienziati riescono appunto a capire come funzionano le cose perché esse seguono un ordine, una legge interna, ora non si dà un ordinamento senza un Ordinatore, non si dà una legge senza un Legislatore. Ecco allora Dio che viene colto come l’Architetto dell’universo.

La contemplazione della bellezza, dell’armonia del creato, tanto splendore, tanta bellezza, tanta armoniosa melodia richiama la persona ad una Bellezza, un’Armonia, uno Splendore eterno e perfetto da cui deriva ogni bellezza, armonia e splendore terreno.

Una seconda via per cogliere l’esistenza di Dio è quella della considerazione delle ingiustizie nel mondo, quante ingiustizie nel mondo, quanta gente che soffre e altra che gode, gente che è vittima di profonde ingiustizie e altri che sfruttano queste situazioni, se Dio non esistesse non ci sarebbe possibilità rendere giustizia a coloro che sono vittime di ingiustizie e di rendere giustizia a coloro che commettono ingiustizie.

Una terza via è quella dell’introspezione. La persona umana scendendo in se stessa trova una  sete infinita di vita, di gioia, di amore, di pace, di realizzazione di sé che nessuna cosa o creatura o essere umano può saziare. La persona si sente fondamentalmente orientata verso una pienezza che non trova in niente e in nessuno e che coglie solo nella presenza trascendente di Dio. L’esistenza di Dio viene quindi postulata dalla pienezza di senso che la persona umana cerca in sé, senza Dio non ha senso nessuna vita umana o no. L’ateismo, il non credere in Dio è l’affermazione del non senso della vita ed è quindi una scelta incanalata verso la morte.

 

Conseguenze che sono implicate in questo primo livello di fede in cui la persona crede veramente che Dio esiste.

La prima conseguenza implicata nell’affermazione dell’esistenza di Dio è che noi non lo siamo, non siamo “Dio”. Ma cosa significa riconoscere che non siamo Dio? Significa ammettere che la nostra esistenza è dipendente da Lui, subordinata, riferita, vincolata a Lui e non siamo quindi noi padroni della nostra vita, la nostra vita non è nostra è sua. E quindi che c’è un progetto, un disegno, un desiderio di Dio sulla persona umana.

Allora vedete bene che essere persone veramente di fede significa essere persone che vivono senza dimenticarsi che la propria vita non è propria ma di Lui, senza dimenticarsi che Dio ha un progetto, un disegno, un desiderio su di lui. E quindi la persona di fede è una persona che cerca, in continua ricerca di scoprire questo progetto, questo desiderio. Dire di credere nell’esistenza di Dio e poi vivere senza cercare di scoprire i suoi desideri, il suo progetto, il suo disegno è vivere nella più profonde delle contraddizioni.

Costruire la propria esistenza solamente sui propri desideri, pulsioni e programmi significa in pratica ritenersi il dio della propria vita, un dio piccolo, però, molto piccolo con la “d” minuscola.

La persona umana non può sfuggire a quella domanda che Dio – quello con la “D” maiuscola – ha iscritto nel proprio cuore: “Cosa devo fare della mia vita?”. Dio è venuto in aiuto alla sua creatura che  dopo il peccato ha difficoltà a cogliere nella mente la volontà di Dio e ha regalato agli uomini la possibilità di conoscere tutti ciò che devono fare, questo dono è la sua LEGGE data a Mosè.

Ogni uomo, ogni donna può anche giungere a conoscere questa legge leggendo il proprio cuore, perché lì c’è scritto da quando siamo stati pensati da Dio, c’è scritto di amarLo, ringraziarLo, lodarLo, di rispettare e onorare i nostri genitori, di non uccidere né fare del male ad alcuno, di non rubare, non fare di nessuna persona umana un qualcosa da sfruttare o un oggetto di piacere, di non mentire, di non bramare ciò che non è proprio, la legge di Dio è lì, basta avere un cuore sincero per scoprirla, ma Dio ha voluto renderci facile il tutto e ce l’ha scritta Lui non solo nelle tavole del nostro cuore, ma anche nelle tavole di pietra che consegnò a Mosè.

Vedete, alle volte Dio non si cerca perché sotto sotto si sa che se lo trovo poi non posso più vivere come se non lo sapessi, non posso più fare quello che faccio, vivere come vivo senza essere in contraddizione con me stesso.

Ecco dunque, se il primo livello della fede è credere che Dio esiste, il secondo livello è quello di cercare di scoprire la sua volontà, di conoscere i suoi pensieri, vivere la sua legge.

Sal 119(118) [1] Beato l'uomo di integra condotta, che cammina nella legge del Signore. [2]Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore. [3]Non commette ingiustizie, cammina per le sue vie. [4]Tu hai dato i tuoi precetti perché siano osservati fedelmente… [12]Benedetto sei tu, Signore; mostrami il tuo volere. [13]Con le mie labbra ho enumerato tutti i giudizi della tua bocca. [14]Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia più che in ogni altro bene. [15]Voglio meditare i tuoi comandamenti, considerare le tue vie. [16]Nella tua volontà è la mia gioia; mai dimenticherò la tua parola… [32]Corro per la via dei tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore… [36]Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti e non verso la sete del guadagno. [37]Distogli i miei occhi dalle cose vane, fammi vivere sulla tua via…[105] Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino.

Il massimo dell’elevatezza spirituale della religione ebraica si avrà quando il popolo capirà che la stessa liturgia del tempio, gli stessi riti sacri a nulla servivano se non si ricercava con amore la volontà di Dio, il Salmo 40(39) esprime questa consapevolezza (tenete presente che le parole “sacrificio”, “offerta”, “olocausto” e “vittima” indicano solenni riti della liturgia ebraica che i sacerdoti svolgevano nel Tempio).

Sal 40(39) [7]Sacrificio e offerta non gradisci, gli orecchi mi hai aperto. Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa. [8]Allora ho detto: "Ecco, io vengo. Sul rotolo del libro di me è scritto, [9]che io faccia il tuo volere. Mio Dio, questo io desidero, la tua legge è nel profondo del mio cuore".

Os 6 [6]… poiché Io voglio l'amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti.

Se volessimo tradurre in linguaggio attuale questi brani dovremmo tradurli più o meno così: “Ho capito Signore che venire a Messa ogni domenica, recitare tante preghiere e Rosari a nulla serviranno alla mia anima se non mi decido seriamente a cercare la tua volontà e a metterla in pratica con amore”.

 

Il terzo livello della fede in Dio si vive poi quando la persona, non solo crede in Dio e cerca la sua volontà, ma lo riconosce anche come “Padre del Signore Nostro Gesù Cristo” (Col 1,3) e quindi lo riconosce come “Padre suo e Padre nostro(Gv 20,17). Infatti non è esatto dire che il cristiano crede in Dio Onnipotente e Creatore di tutto, non è esatto, infatti noi non crediamo semplicemente in Dio Onnipotente, noi crediamo in “Dio Padre Onnipotente Creatore del cielo e della terra”.

Questo è il terzo livello della fede: la conoscenza intima di Dio come “Padre” e quindi il relazionarmi con Lui in quanto “figlio nel Figlio”:

Ef 1 [3]Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. [4]In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, [5]predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo…

Gv 1 [9]Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. [10]Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. [11]Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. [12]A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, [13]i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

Bisogna però stare bene attenti a non fare salti di livelli, perché sono livelli successivi e compenetranti. Non posso essere nel secondo livello di fede senza essere ben fondato nel primo, così come non posso essere pienamente nel terzo livello senza essere fondato nel primo e nel secondo.

Un esempio servirà a comprendermi meglio.

Ecco, l’esempio: una persona che non ha fatto pienamente l’atto di credere in Dio come un “Altro” assoluto ed esistente, come Colui che l’ha creato e Colui dal quale dipende la propria esistenza, al Quale riferire, orientare la propria vita, sul Quale fondare la propria esistenza, non potrà essere pienamente nel secondo livello dove, se si è coerenti, si è pronti a morire, a dare la vita per poter osservare la Legge di Dio! Non avendo un primo livello di fede ben fondato la persona seguirà nella propria vita la Legge di Dio finché essa non sarà scomoda e faticosa, e sarà invece pronta a scriversi lei una legge personale per ovviare alla fatica e pesantezza percepita nella Legge.

Sarà quindi solo la convinzione profonda della persona che riconosce di non essere Dio e quindi neanche padrone della propria esistenza, che riconosce che Dio, in quanto l’ha creata, ne sa più di lei su come funziona la vita umana, sarà questa convinzione profonda a far sì che la persona si metta con tanta umiltà davanti a Dio desiderosa di conoscere e vivere la sua volontà, la sua Legge.

Solo la persona che è ben radicata nel secondo livello della fede può aprirsi bene al terzo livello che è quello al quale il Signore Nostro Gesù Cristo ci invita, è il livello della fiducia, della confidenza e dell’abbandono alla sua provvidenza, già insegnato dai profeti del VT ma proposto in modo pieno e perfetto da Gesù.

Mt 6 [25]Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? [26]Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? [27]E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? [28]E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. [29]Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. [30]Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? [31]Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? [32]Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. [33]Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. [34]Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.

Mt 6 [7]Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. [8]Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. [9]Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; [10]venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. [11]Dacci oggi il nostro pane quotidiano, [12]e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, [13]e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.

 

 

 

 

DOMANDE PER LA RIFLESSIONE PERSONALE

· Credo veramente in Dio che mi ha creato?

· Quali sono i ragionamenti che più mi spingono a credere in Dio Creatore?

· Cerco la sua volontà, la sua Legge? Quanto impegno metto in questo? C’è in me un forte desiderio di conoscere quanto Dio vuole da me?

· Di fronte alla Legge di Dio, di fronte a ciò che è cosa grave e non si deve fare, sono pronto a morire pur di non commettere un peccato grave?

· Sento la paternità di Dio su di me? Credo nella sua provvidenza?

· Nella mia preghiera come mi relaziono con Dio Padre?

 

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