IL VANGELO secondo Matteo

 

Messaggio teologico

 

Matteo può essere considerato l'autore che nel NT pone nel Regno dei cieli uno dei fondamenti del suo messaggio teologico.

Egli considera il Regno come lo scopo principale della missione di Gesù.

E’ Cristo che rende presente, con la sua azione salvifica, il Regno, anche se in modo nascosto, per prepararne la manifestazione piena alla fine della storia.

Alla luce del Regno è possibile comprendere l'identità di Gesù, il Re, e dei discepoli.

 

- Gesù

Il versetto di apertura al Vangelo di Matteo presenta Gesù come il Cristo, Figlio di Davide‑Figlio di Abramo, titoli che avevano segnato l’attesa delle speranze del popolo giudaico.

 

- Gesù Cristo, Figlio di Davide

Nel primo Vangelo, Gesù viene spesso presentato e riconosciuto come discendente della casa regale di Davide, a cui, la grande profezia di Natan, aveva promesso un regno stabile per sempre.

Egli è sì Figlio di Davide ma non secondo le attese e prospettive d'Israele. Gesù non vive  il suo essere re in termini trionfalistici di poten­za. Per questo più volte Matteo collega questo titolo con la solidarietà di Gesù verso i più poveri e i malati (cfr. 9,27).

La sua missione si può comprendere solo se Gesù viene accolto nella sua  identità di Figlio di Dio, obbediente in tutto al Padre.

Figliolanza rivelata nel racconto delle origini, riconfermata nel battesimo, messa alla prova nelle tentazioni e sulla croce,  quando egli verrà sollecitato a scendere dalla croce per dimostrare la sua relazione particolare con il Padre, il Dio vivente.

 

- Gesù Cristo. Figlio di Abramo

Gesù viene riconosciuto anche come 'Tiglio di Abramo". Con Abramo Dio avvia il rapporto di alleanza con Israele: in lui tutte le famiglie della terra saranno benedette.

In Gesù la promessa diventa realtà e raggiunge, con la missione, tutte le genti. Egli, come figlio di Abramo, è profondamente radicato nella storia del suo popolo ma è il Signore di tutti, il Figlio che viene a condividere la storia degli uomini, il Dio‑con‑noi.

 

Nei racconti della passione, Gesù viene presentato con i tratti del giusto sofferente e del servo fedele.

Sebbene sia Figlio di Dio, Gesù è rifiutato proprio da coloro che hanno il compito di guidare il popolo nell'alleanza con Dio, sacerdoti, scribi, farisei e capi. Sono tutti concordi nel voler eliminare il Messia che rivela un'immagine diversa di Dio e invita il popolo a un'esperienza di libertà, ‘oltre'  le tradizioni giudaiche.

Ma l'azione da parte dei capi di ostacolare la rivelazione di Dio non può annientare la forza del Padre che si rivela, in Gesù, come potenza di Risurrezione.

 

I discepoli

Gesù chiama i suoi discepoli prima di dare avvio al suo ministero pubblico (4,18‑22): essi hanno un ruolo insostituibile all'interno della sua missione.

-          La loro vocazione è descritta attraverso un verbo, "seguire", che implica l'abbandono delle realtà che in precedenza circondavano il chiamato per avere come unico punto di riferimento Gesù.

-          I tratti distintivi del discepolo sono descritti nel discorso delle beatitudini che, contrapponendosi alla logica umana, propongono di vivere come poveri in spirito, miti, misericordiosi,…. Solo facendo proprio questo stile essi potranno essere la luce del mondo e il "sale della  terra”.

-          I discepoli non solo devono seguire; sono anche inviati da Gesù ad evangelizzare le genti. Questa missione non è caratterizzata da successi, ma piuttosto da persecuzione e incomprensione. Mentre si aspettano un Messia glorioso, sono chiamati a seguire Gesù sulla via della croce e ad annunciarlo come Messia crocifisso.

-          I discepoli, proprio perché seguono Gesù e sono da Lui inviati, compiendo la volontà del Padre, sono per Lui dei fratelli. Fratelli che al Getsemani lo abbandonano ma che Lui riunisce nuovamente in Galilea perché la fraternità possa essere estesa, attraverso di loro, ad ogni uomo. Lo stile del gruppo, nato dal perdono del Risorto, deve essere caratterizzato da rapporti di misericordia e di amore; le relazioni tra fratelli devono essere di servizio e non di dipendenza.

-          I discepoli non possono permettersi di fuggire dalle responsabilità, appellandosi al tempo escatologico; proprio questo tempo è il fondamento del loro impegno nella storia.

Sono chiamati a pregare e ad impegnarsi seriamente per favorire l'avvento della presenza salvifica del Padre.

 

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