I DUE MISTERI PRINCIPALI DELLA FEDE

1.     Unità e Trinità di Dio.

2.     Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo.

 La parola mistero ha due significati. E’ una verità che non possiamo spiegare con la nostra mente, una realtà nascosta che solo Dio conosce. Vuol dire anche azione sacra, realtà che salva, che unisce a Dio (mistero pasquale, mistero della fede, mistero della Chiesa). Il                                     mistero è una verità rivelata da Dio che supera ogni intelligenza creata. La Trinità è il fondamentale mistero della fede: Dio è uno, in tre Persone uguali e distinte: Padre, Figlio, Spirito Santo.        

Incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo vuol dire che il Figlio di Dio (il Verbo) si è fatto uomo, ha patito, è morto ed è risorto per la nostra salvezza  La religione è piena di misteri. Dinanzi ai misteri dobbiamo chinare la fronte e credere.

 

I SETTE SACRAMENTI

1.     Battesimo.

2.     Cresima o Confermazione.

3.     Eucaristia.

4.     Penitenza o Riconciliazione.

5.     Unzione degli infermi.

6.     Ordine sacro.

7.     Matrimonio.

 . Sono le sette sorgenti della grazia. Tre Sacramenti (Battesimo, Cresima, Ordine) imprimono il carattere: un segno che non si cancella mai. Come il figlio porta in volto la fisionomia del padre e della madre, così il cristiano porta nell’anima la fisionomia di Dio, la somiglianza con Cristo. 

Sacramenti sono segni visibili della grazia invisibile istituiti da Gesù per la nostra salvezza. Gesù continua la sua presenza e la sua opera nel mondo con il Sacrificio della Messa, con i Sacramenti. Nei Sacramenti Gesù è presente ed opera: avviene l’incontro di Gesù con l’uomo. Se i fedeli ricevono i sacramenti con le dovute disposizioni, si perfezionano e vivono la vita soprannaturale.

Il Battesimo è il Sacramento che ci fa cristiani, figli di Dio, membri della Chiesa. Ci unisce a Gesù Cristo per formare il suo Corpo mistico che è la Chiesa. Ecco le parole del Battesimo: ”N..., io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Il sacerdote che battezza (ministro ordinario) mentre dice le parole versa tre volte l’acqua sul bambino. Per appartenere al Regno di Dio (alla Chiesa) è essenziale essere rigenerati alla vita divina. Il Battesimo rigenera. Gesù disse a Nicodemo: “In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel Regno di Dio” (Gv3, 5).Il Battesimo è il bagno salutare dell’anima, un bagno miraco­loso, invisibile. L’anima del battezzato diventa splendida, non vive più della sola natura umana, vive la vita soprannaturale simile alla vita di Dio. Dal battistero (dalla vasca) esce un uomo che deve vivere da cristiano. “Il fonte battesimale è come sepolcro in cui vengono distrutti i peccati, è come seno materno da cui viene una nuova creatura” . L’acqua è il.segno che lava, che porta via ogni macchia. Il battesimo seppellisce con Cristo e fa risorgere con Lui. Gesù si innesta nel battezzato e lo trasforma in Lui, lo fa creatura nuova, opera in lui come l’innesto opera nella pianta. I                     battezzato è un consacrato (l’unzione col crisma è il segno della consacrazione); Cristo gli partecipa un potere sacerdotale re­gale e profetico. Il battezzato deve vivere il suo Battesimo per tutta la vita; deve spogliarsi dell’uomo vecchio (abitudini cattive e vizi) e rivestirsi dell’uomo nuovo (le abitudini buone, le virtù), diventare sempre più buono, più cristiano. Il Battesimo impone una continua lotta contro il male e un continuo crescere nel bene. Il cristiano in ogni ambiente deve vivere da battezzato, professare pubblicamente la fede. Gli impegni presi nel Battesimo (i tre rinuncio, i tre credo) devono essere mantenuti. Il cristiano che vive il suo Battesimo si sente felice perché è sicuro di risorgere con Cristo. Ogni anno si deve ricordare il giorno del Battesimo, fare la festa del Battesimo (modesta come festa esterna, ma ricca come festa interna): rivedere la veste candida e la candela, i segni augurali e i ricordi degli impegni presi. La veste bianca ricorda che si deve con­servare la bellezza dell’anima (vivere in grazia). La candela ricorda che si deve diffondere la luce della fede, dare buon esempio.  I genitori devono prendersi la responsabilità del Battesimo dei figli. Facendoli battezzare devono impegnarsi ad educarli e farli crescere cristiani, perché, nell’osservanza dei comandamenti, imparino ad amare Dio e il prossimo, come Cristo ha insegnato                                                                                                                                  

  Cresima. Quando il fanciullo diventa adolescente e tutte le energie della vita fisica gli si fanno sentire e quasi lo agitano e lo tormentano, allora riceve il sacramento della Cresima, una nuova effusione di grazia per avere la forza di combattere il male e mantenersi fedele a Cristo. Il Battesimo purifica e rigenera alla vita di Dio. La Cresima rinvigorisce, dà una forza speciale. La Cresima è il sacramento che ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo. È la confermazione del cristiano (lo rende stabile). Il cresimato riceve il dono dello Spirito Santo che deve accogliere con desiderio, con coscienza, con impegno. “Il Sacramento della Cresima si conferisce mediante l’unzione del crisma sulla fronte, che si fa con l’imposizione della mano e mediante le parole N…ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono”. L’imposizione delle mani conferisce lo Spirito Santo. L’unzione è segno di elezione, di scelta...I cresimati devono avere il desiderio e la volontà di diventare perfetti: combattere con energia il male e fare il bene, difendere e diffondere la fede, prendere parte con passione alla vita liturgica e apostolica per portare il Vangelo nella famiglia e nella società.  S. Paolo raccomanda ai cresimati: “Non contristate lo Spirito... Non estinguete lo Spirito Santo”. I cresimati sono un esercito. Si potrebbe rinnovare il mondo se tutti vivessero da cresimati. Invece quanti infedeli! Quanti sol­dati deboli e pigri! I padrini e le madrine del Battesimo e della Cresima hanno dei doveri verso i loro figli spirituali. “Li debbono ammonire che custodiscano la castità, amino la giustizia, pratichino la carità; e li devono istruire nella religione e nella preghiera” . Ma pochissimi fanno questo. I più fanno poco o niente: danno solo regali. “L’ufficio di padrino è trattato così negligentemente che ormai non è  rimasto altro che il nome”. I padrini sono tenuti per tutta la vita ad interessarsi dei loro cresimati e battezzati perché siano buoni cristiani. Padrini e ma­drine devono essere vere guide, veri amici, consiglieri sapienti dei loro battezzati e cresimati cresimati.                                 

Eucaristia. L’Eucaristia (la parola vuol dire azione di grazia, pane consacrato, Corpo e Sangue di Cristo) è Gesù presente, vivente in mezzo a noi, è il pane delle anime, della crescita spirituale: è segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale e pegno della nostra risurrezione. Tutto il bene spirituale della Chiesa è racchiuso nell’Eucaristia” (PO:5). L’Eucaristia abbraccia la reale presenza, il sacrificio della Messa e il sacramento della comunione. La presenza di Gesù nell’ostia è misteriosa, ma reale. Nella Messa avviene “la conversione singolare e mirabile di tutta la sostanza del pane nel Corpo di Cristo e di tutta la sostanza del vino nel Sangue di Cristo”. Gesù è presente nell’Eucarestia in modo specialissimo e “infonde di continuo la vita divina, mediante la sua umanità, nelle membra del suo Corpo (PO:5).

La Messa è il sacrificio di valore infinito che si offre al Padre per la salvezza del mondo. Gesù si offre come si offrì nell’ultima Cena e sulla Croce. La Messa è il vero, unico sacrificio per adorare e ringraziare Dio, per espiare i peccati e impetrare grazie. E il centro, il cuore della liturgia; è l’azione più importante e solenne della religione. È l’incontro di Dio con gli uomini, degli uomini con Dio, degli uomini tra loro. La Messa rende presente, per noi, la realtà della morte e della risurrezione di Cristo. “Ogni volta che il sacrificio della croce, col quale Cristo è stato immolato, viene celebrato sull’altare, si rinnova l’opera della nostra redenzione” (LG:3).“La Messa deve essere il centro e il culmine di tutta la vita della comunità cristiana” (LG:30). La Chiesa raccomanda che nei giorni festivi, i fedeli abbiano a partecipare vivamente al Sacrificio eucaristico, con devozione, attenzione e comprensione; che abbia­no a nutrirsi alla mensa della parola e alla mensa del Corpo del Signore. La Messa è costituita da due parti: la prima parte è la Liturgia della parola (si leggono brani della Bibbia che è parola di Dio); la seconda parte è la Liturgia eucaristica (si consacra e si riceve il pane di Dio). Queste due parti sono congiunte stretta­mente tra loro e formano un solo atto di culto. Perciò si deve partecipare a tutta la Messa, specialmente alle domeniche o fe­ste di precetto. I fedeli insieme al sacerdote, nella Messa, devono offrire la divina Vittima a Dio Padre e fare anche l’offerta della propria vita, ossia devono offrire se stessi. Perciò, perché la nostra offerta sia accetta e gradita dobbiamo essere veri e sinceri cristiani. La Messa non è solo del sacerdote: è di tutti, deve interessare tutti; ognuno deve compiere la sua parte: essere puntuale, ordi­nato, devoto, rispondere, cantare. Ognuno deve impegnarsi perché la celebrazione sia ordinata, fervorosa di fede e di carità. Si partecipa al completo alla Messa quando si fa la comunione nella stessa Messa. La comunione non si deve staccare dalla Messa se non per necessità. Gesù invita alla sua mensa. Le sue parole fanno ben comprendere l’importanza del pane consacrato: “lo sono Il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame” (Gv 6, 35). “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me ed io in lui” (Gv 6, 55) “...e ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno (Gv 6,54).Ogni Domenica, giorno pasquale perché si ricorda e si celebra la risurrezione di Cristo, si deve partecipare alla mensa della pa­rola e del pane consacrato. Fare la comunione vuoi dire unirsi a Gesù, al suo Corpo misterioso, nutrirsi di Lui per avere forza per camminare verso il Paradiso. Quelli che fanno la comunione spesso o tutti i giorni, devono essere le persone più buone, più esemplari della Parrocchia. Chi riceve il pane della vita deve compiere opere di vita. L’Eucaristia perché sia cibo salutare si deve ricevere con l’anima purificata dal sacramento della penitenza. Chi riceve la comu­nione col peccato grave commette sacrilegio. Chi fa la comunione senza confessarsi deve sentirsi libero da peccati gravi. Chi ha la coscienza a posto e le dovute disposizioni può sempre comunicarsi senza confessarsi. I primi cristiani facevano la comunione ogni domenica e anche ogni giorno, secondo le epoche.  Ambrogio dice: “Se il pane è quotidiano perché tu lo ricevi dopo un anno? Vivi in modo da meritare di riceverlo ogni giorno. giorno”.                                                               L’unità e la carità nella Messa. L’Eucaristia è segno di unità e vincolo di carità, effettua nei fedeli l’unità e la carità: ci unisce a Gesù  e tra noi, ci rende fratelli, membri gli uni degli altri. Un unico pane nutre tutta la Chiesa. Come i chicchi di grano macinati diventano una cosa sola: il pane; come gli acini d’uva torchiati diventano una cosa sola, il vino; così i fedeli, uniti a Cristo e tra loro nella carità, diventano una cosa sola. Dobbiamo sentirci figli di un unico Padre che spezza il suo pane per tutti, perciò dobbiamo amarci, volerci bene, diventare una famiglia dove regna la carità, dove tutti si vogliono bene.                                                  

 Visita al SS. Sacramento. Il pane consacrato si conserva in tutte le chiese parrocchiali. La lampada accesa indica la presenza del Signore. Si raccomanda di fare la visita al SS.Sacramento: sostare davanti al Tabernacolo per parlare con il Signore, nostro unico Amico, Maestro e Consolatore. La sosta per quanto breve rianima e dà luce.                                                                

Il Sacramento della Penitenza. È il sacramento della misericordia: distrugge il peccato e impone di ripararlo e dona la grazia e la pace. E la tavola di salvezza per quanti sono in peccato grave. Il Padre accoglie i figli pentiti. Gesù riporta le pecore smar­rite all’ovile. Gesù che fece camminare il paralitico e gli disse:” Ti siano rimessi i tuoi peccati”, è l’autore della confessione. La confessione è necessaria per rimettere a posto l’anima rovinata dal peccato: deve essere come una medicina che purifica l’anima, corregge difetti e vizi: deve essere il Sacramento del progresso spirituale. Le due cose essenziali per ottenere il perdono: il dolore dei peccati e il proposito, l’impegno serio di convertirsi. Il dolore è il pentimento di aver offeso Dio, la Chiesa, se stessi. Col dolore sincero e col proposito forte il peccatore viene perdonato e riconciliato con la Chiesa che ha ferito con il peccato. Senza dolore e proposito i peccati non vengono rimessi. Il sacerdote, ministro di Cristo, assolve in nome di Cristo; è Cristo stesso che assolve, perdona e riconcilia col Padre. Il sacerdote assolve quando il peccatore è pentito e ha la volontà di rinnovarsi, altrimenti non può assolvere. L’accusa dei peccati deve essere totale, sincera, breve: confessare tutti i peccati gravi (presenti nella memoria) nel numero, specie e circostanze che mutano la specie. Il sacerdote impone un’opera di penitenza a castigo e correzione del peccatore, e per scontare la pena temporale. Ognuno poi spontaneamente deve imporsi delle penitenze per scontare peccati e correggere difetti. La confessione non si deve fare troppo spesso né troppo raramente. Chi sta in peccato grave deve farla al più presto. E bene farla di frequente (ogni 15-30 giorni) perché i peccati veniali indeboliscono la volontà e la carità e attraggono insensibilmente al male. La confessione frequente fatta bene purifica la coscienza, rinvigorisce la volontà e aumenta la grazia. La grazia sacramentale è un forte aiuto ad agire bene, a vincere i peccati veniali. “La confessione individuale e completa con l’assoluzione è l’unico mezzo ordinario per riconciliarsi con Dio e con la Chiesa”. “Ogni fedele è tenuto a confessare privatamente a un sacerdote, per lo meno una volta all’anno, i propri peccati gravi” .L’atto di dolore può essere molto breve, interessante che sia sentito e sincero. Eccone uno. “Signore, mi pento dei miei peccati, abbi pietà di me, perdonami non voglio offenderti più”.  La penitenza virtù è il pentimento di aver fatto il male e la volontà di ripararlo. La penitenza virtù è necessaria per riordinare la vita, per scontare le pene temporali dovute ai peccati, perché tutto si paga. Il peccato lascia nell’anima una macchia morale e una pena da scontare. Nel sacramento della penitenza Dio cancella la macchia del peccato e rimette la pena eterna; rimane però la pena temporale che si può scontare in questa vita o nell’altra. Si sconta in questa vita con la penitenza e con le indulgenze; si sconta nell’altra vita con il Purgatorio. Il modo migliore per scontare la pena temporale è la penitenza in questa vita. Fa penitenza colui che sinceramente pentito dei peccati, li ripara con sacrifici, rinunce, mortificazioni, umiliazioni, opere buone. Ogni peccatore seriamente convertito deve essere un penitente, pentirsi del male fatto e ripararlo per riacquistare l’innocenza.                                                                                                            

  L’indulgenza è una remissione di pena temporale dovuta per i peccati. E’ plenaria se rimette tutta la pena temporale; è parziale se la rimette in parte.

La Chiesa raccomanda di non trascurare le sante tradizioni dei Padri, ma di accoglierle e apprezzarle come prezioso tesoro.

“Le indulgenze non possono essere acquistate senza una sincera conversione e senza l’unione con Dio... Per l’acquisto dell’indulgenza plenaria, è richiesto non solo lo stato di grazia, ma un fervore di carità che distacchi l’animo da ogni affetto disordinato” . Quindi deve essere escluso qualsiasi affetto al peccato anche ve­niale; perciò acquistare l’indulgenza plenaria non è facile. “Si concede l’indulgenza parziale al fedele, che, nel compiere i suoi doveri e nel sopportare le avversità della vita, innalza con umile fiducia l’animo a Dio, aggiungendo anche solo mentalmen­te, una pia invocazione.., a chi con spirito di fede e con animo misericordioso pone se stesso o i suoi beni a servizio dei fratelli che si trovano in necessità.., a chi in spirito di penitenza, si priva spontaneamente e con sacrificio di qualche cosa lecita”.                    

 L’Unzione degli Infermi è il sacramento che conforta l’ammalato nell’anima e nel corpo, lo solleva e lo rende sereno. La Chiesa circonda i malati di premure e con la sacra unzione li raccomanda a Dio perché alleggerisca le loro pene e li salvi. (L’unzione dà la forza all’infermo per sopportare il male e può ottenere anche la guarigione). Non si deve aver paura di ricevere l’unzione degli infermi, ma si deve accettare con animo ben di­sposto. Quando il sacerdote unge l’infermo dice. “Per questa santa unzione e per la sua piissima misericordia il Signore ti perdoni tutte le colpe che hai commesso. commesso”.           “Celebrando questo sacramento, la Chiesa proclama la vittoria di Cristo sul male e sulla morte”. La malattia ha un grande valore se si accetta per amore di Dio e se si sopporta in unione a Gesù sofferente. La morte ci deve essere familiare perché moriamo ogni giorno. Dobbiamo vivere e morire per il Signore: accettare la morte come sacrificio per amore e gloria di Dio. Il cristiano deve guar­dare alla morte come passaggio alla vera vita, come inizio di vita eterna.

La morte sarà vinta alla fine del mondo, quando i morti risorgeranno; quando l’uomo sarà completamente restaurato e avrà la completa adozione di figlio di Dio                                       

  Il        sacramento dei moribondi è l’Eucaristia (il Viatico): il pane che ci ristora nel pellegrinaggio verso la vita eterna, il pegno della risurrezione. Alla morte del cristiano si prega perché Angeli e Santi inter­cedano presso Dio e accolgano i! fedele nella gloria del Paradiso. La Chiesa terrestre consegna a quella celeste un suo mem­bro perché sia condotto al trono della misericordia divina. divina.                

 Il         Sacramento dell’Ordine. Il sacerdote è colui che riceve l’ordine sacro di celebrare la Messa, di amministrare i sacramenti: è l’uomo di Dio, l’apostolo della verità e della pace: è un eletto.Per mezzo del sacerdozio ministeriale Cristo insegna, santifica e governa la Chiesa e rende lode al Padre. Nella persona dei Vescovi e dei Sacerdoti è presente Gesù Cristo in mezzo a noi credenti; per mezzo di essi Gesù continua visibilmente la sua mis­sione di Maestro, Sacerdote e Pastore, perpetua il suo Sacrificio nel tempo e nello spazio, santifica e salva le anime.  “I presbiteri vivono in mezzo agli altri uomini come fratelli in mezzo ai fratelli” (PO:3). Sono segregati dal Popolo di Dio (ma non separati da esso) per consacrarsi alla salvezza degli uomini. Sono ministri di Cristo, “testimoni e dispensatori di una vita diversa da quella terrena” (PO:3); per questo non possono straniarsi dal popolo. Però non devono confondersi col popolo. I presbiteri devono coltivare le comunità ad essi affidate perché comprendano la vita divina che Gesù infonde nei fedeli ed elevino una lode sempre più perfetta a Dio Padre, a Dio Figlio, a Dio Spirito Santo. Il compito del sacerdote non è facile, ma il sacerdote ha grandi gioie e può dare tutto il suo amore a Dio e avere la più grande ricompensa.                                                           

   Il       Sacramento del matrimonio. Dio è l’autore del matrimonio. Egli ha voluto che la vita umana fosse trasmessa attraverso la famiglia, fondata sul matrimonio uno e indissolubile. Gesù Cristo non solo confermò il matrimonio lecito e buono, ma ne proclamò l’unità e l’indissolubilità e lo innalzò alla dignità di sacramento. I          giovani devono prepararsi al matrimonio e alla famiglia con molta bontà e molta serietà. La famiglia deve essere fondata sulla roccia e non sulla rena. I            genitori hanno l’obbligo gravissimo di educare i figli; devono essere i primi, i principali educatori dei figli,”devono con fiducia e coraggio formarli ai valori essenziali della vita umana” (FC: 37): istruirli nella religione, formarli cristiani, metterli e guidarli sulla via buona, dare loro buon esempio, vigilare la loro condotta e correggerli. I       figli devono rispettare e onorare i genitori cercando di essere buoni, bravi e religiosi.  ”I figli devono ricevere man mano che cresce la loro età, una positiva e prudente educazione sessuale” (GE: 1). Devono avere grande rispetto per il mistero della generazione e coltivare la virtù della purezza. Molti ragazzi e giovani si rovinano e abbandonano la religione perché crescono come l’albero senza bastone e si lasciano trasportare dalla corrente (una guida è sempre necessaria). E si ro­vinano anche perché i genitori non danno loro buon esempio e li trascurano. Molti genitori non sanno educare perché è mancata a loro la preparazione alla famiglia. Molte famiglie si rovinano perché in esse manca la religione. I nemici più forti della famiglia sono: gli spettacoli, la stampa, i cattivi compagni. Gli amici che giovano molto alla famiglia sono i libri di formazione.

LE TRE VIRTU TEOLOGALI

1.     Fede.

2.     Speranza.

3.     Carità.

 

“Le virtù teologali fondano, animano e caratterizzano l’agire morale del cristiano. Esse informano e vivificano tutte le virtù mo­rali. Sono infuse da Dio nell’anima dei fedeli per renderlo capaci di agire quali suoi figli e meritare la vita eterna” (CDC, 1813).

Si chiamano teologali perché ci fanno conoscere ed amare Dio.Le fede è la virtù soprannaturale che ci la credere in Dio  e a tutto quello che Egli ha rivelato: è la convinzione di cose che non si vedono. E la virtù più necessaria, fonte di fortezza e dì coraggio. Senza la fede è impossibile essere graditi a Dio (Eb 11, 6).  La speranza è la virtù soprannaturale che ci fa sperare da Dio la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla. La speranza ci sostiene e contorta nelle traversie della vita. La carità è la virtù soprannaturale che ci fa amare Dio per se stesso come sommo bene e il prossimo per amore di Dio. Carità vuol dire amare, voler bene: amare Dio, amare il prossimo. Dovè la carità ivi è Dio. La carità è maggiore della fede e della speranza perché la carità non avrà mai fine (1 Cor 13, 13).

LE QUATTRO VIRTU CARDINALI

1.     Prudenza.

2.     Giustizia.

3.     Fortezza.

4.     Temperanza.

 

IL CONCETTO DI VIRTU                                                                                    

Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri (Fil 4,8). La virtù è una disposizione abituale e ferma a fare il bene. Essa consente alla persona, non soltanto di compiere atti buoni, ma di dare il meglio di sé. Con tutte le proprie energie sensibili e spirituali la persona virtuosa tende verso il bene; lo ricerca e lo sceglie in azioni concrete (CDC, 1803).

  Si chiamano anche virtù umane o morali: Esse procurano facilità, padronanza di sé e gioia per condurre una vita moralmente buona. Luomo virtuoso è colui che liberamente pratica il bene (CDC, 1804). Le virtù cardinali mantengono e sostengono la vita cristiana. Sono indispensabili, come sono indispensabili i cardini per tenere la porta.                                                               

   La prudenza è la virtù che dirige le azioni umane: fa conoscere il bene che si deve fare e il male che si deve evitare. E prudente chi opera secondo la voce della retta coscienza e secondo le esigenze della giusta morale.                                                                                                             

  La giustizia è la virtù che dà a Dio e agli uomini ciò che ad essi si deve dare. Uno è giusto se fa bene tutto quello che deve fare. Il giusto è trasparente, luminoso, sempre sereno.                      

  La fortezza è la virtù che ci fa vincere il male e le tentazioni. E forte chi non si piega e non si spezza; chi supera gli ostacoli che impediscono di fare il bene; chi vince il male, la voluttà, lavarizia.                                                                                                                                         

 La temperanza (giusta regola) è la virtù che regola i nostri sensi, frena le passioni e i desideri cattivi. La temperanza è la dote di ogni savia persona. È la virtù indispensabile perché luomo possa essere pienamente uomo, padrone di se stesso. Il troppo nuoce. Il cristiano deve mortificare i sensi, essere moderato, tenere una giusta regola in tutto. Lintemperante è chi abusa di cibi, di bevande, di piaceri, chi oltrepassa la giusta misura.

I QUATTRO NOVISSIMI

1.     Morte.

2.     Giudizio.

3.     Inferno.

4.     Paradiso.

     Novissimi:   sono le cose ultime che ci aspettano: la morte, il giudizio, linferno, il paradiso.

Queste cose ultime devono diventare le prime; si devono ricordare spesso per vivere bene come vuole Dio. La morte è la separazione dellanima dal corpo. Il corpo ritorna alla terra, lanima ritorna a Dio e viene giudicata del bene e del male operato in vita.  Due sono i giudizi: il giudizio particolare dopo la morte, il giudizio universale alla fine del mondo. i cattivi saranno puniti (cè linferno); i buoni saranno premiati (cè il paradiso). Alla fine del mondo i corpi di tutti risorgeranno e sì riuniranno allanima per avere il premio o il castigo. I buoni risorgeranno gloriosi e avranno ladozione completa di figli di Dio e la vita eterna, I nemici di Cristo risorgeranno oscuri, saranno separati dal Regno e vivranno per sempre infelici.

 

LA LITURGIA

La Liturgia è il culto pubblico che la Chiesa rende a Dio per dare a Lui onore e gloria (culto vuol dire tributo dì onore e venerazione reso a Dio: sono atti di adorazione, di ringraziamento... con quali riconosciamo la grandezza di Dio e la nostra dipendenza da Lui). La Liturgia è la fonte dalla quale attingiamo il genuino spirito cristiano. Possiamo dire che è l’incontro nostro con Dio Dio.  Azione liturgica vuoi dire azione sacra, pubblica, fatta per dare gloria e lode a Dio (la Messa, i Sacramenti sono azioni liturgiche). Gesù è presente in modo speciale nelle azioni liturgiche. Con la Liturgia la Chiesa dà gloria a Dio e salva le anime.                                                               

L’Anno liturgico ricorda e la vivere la storia della salvezza, la vita di Gesù, i misteri della religione. E Cristo stesso che vive sempre nella sua Chiesa e unisce a sé le anime. La grazia è un dono soprannaturale che Dio fa all’anima per farla partecipare alla sua vita. in parole più facili la grazia è la vita di Dio in noi (che ci trasforma, ci fa santi, templi dello Spirito Santo). Vita non uguale ma simile a quella di Dio (come il ferro messo nel fuoco). Per vivere in grazia si deve essere fedeli a Dio, fare il bene e fuggire il male.  

NORME DI VITA CRISTIANA

I DIECI COMANDAMENTI DI DIO O DECALOGO

Io sono il Signore Dio tuo:

1.     Non avrai altro Dio fuori di me.

2.     Non nominare il nome di Dio invano.

3.     Ricordati di santificare le feste.

4.     Onora il padre e la madre.

5.     Non uccidere.

6.     Non commettere atti impuri.

7.     Non rubare.

8.     Non dire falsa testimonianza

9.     Non desiderare la donna daltri.

10. Non desiderare la roba daltri.

Per vivere nell’ordine e per salvarci dobbiamo osservare i dieci Comandamenti. Gesù dice. “Se vuoi entrare nella vita osserva i                                  comandamenti” (Mt 19, 17).  “I dieci comandamenti annunciano le esigenze dell’amore di Dio e del prossimo, I primi tre si riferiscono principalmente all’amore di Dio e gli altri sette all’amore del prossimo” (CDC, 2067). “Il Concilio di Trento insegna che i dieci comandamenti obbli­gano i cristiani e che l’uomo giustificato è ancora tenuto ad osservarli. E il Concilio Vaticano II lo ribadisce: “I Vescovi, quali successori degli Apostoli. Ricevono dal Signore la missione di insegnare a tutte le genti e di predicare il Vangelo ad ogni creatura, affinché tutti gli uomini, per mezzo della fede, del Battesimo e dell’osservanza dei comandamenti, ottengano la salvezza”” (LG, 24) (CDC, 2068). “Quantunque accessibili alla sola ragione, i precetti del Decalogo sono stati rivelati. Per giungere ad una conoscenza completa e certa delle esigenze della legge naturale, l’umanità peccatrice aveva bisogno di questa rivelazione” (CDC, 2071) 2071).            

“Il primo comandamento ci ordina di essere religiosi, cioè di credere in Dio, di amarlo, adorarlo e servirlo”. Dipendiamo in tutto e per tutto da Dio. Dobbiamo adorano ossia riconoscerlo come supremo Signore dell’universo, Padre nostro amabilissimo. La religione è il filo che ci lega a Dio. Chi non vuole istruirsi nella religione fa peccato. Dio ci ha dato l’intelligenza per conoscere la verità. verità.                                               

  “Il secondo comandamento ci ordina di avere sempre riverenza per il nome santo di Dio, e di adempiere i voti e le promesse giurate”. La bestemmia è un peccato gravissimo perché offende direttamente Dio.                                                                                                                             

   I giorni festivi, come vuole il terzo comandamento, devono essere rispettati perché sono consacrati a Dio e al bene delle anime.                                                                                          

  “Il quarto comandamento ci ordina di amare, rispettare, ubbidire i genitori i superiori”. I genitori si devono amare e onorare perché ci hanno dato la vita del corpo, mentre Dio ci ha dato la vita dell’anima, I figli dimostrano amore e onore ai genitori se sono buoni, bravi, religiosi. La Sacra Scrittura dice: “Chi maltratta ha il padre e non rispetta la madre, gli cavino gli occhi i corvi della valle e lo divorino gli aquilotti” (Pro 30, 17).                                                              

  “Il quinto comandamento ci ordina di voler bene ,a tutti anche ai nemici e di riparare il male fatto al prossimo”. E il comandamento del rispetto della vita in tutte le sue manifestazioni. Dio è il padrone della vita, perciò nessuno può uccidersi e uccidere. La vita è un grande dono, si deve custodire per fare il bene per la gloria di Dio.                                                                               

  “Il sesto comandamento ci ordina di essere santi nel corpo, portando il massimo rispetto alla propria ed altrui persona”.                                                                                                           

 Il nono ci ordina di essere puri nei pensieri e nei desideri. Sono i due comandamenti del rispetto del corpo e dell’amore. Il cristiano deve tenere il suo corpo ordinato, pulito e sano; deve considerarlo come tempio di Dio. Deve avere il massimo rispetto per il mistero della generazione; senza questo rispetto c’è il peccato, il male, il vizio. Dio ha dato all’uomo il potere di tra­smettere la vita: questo può avvenire solo nel matrimonio. C’è purezza quando si fa quello che Dio vuole e come lo vuole. Non c’è purezza se si fanno cose cattive, contrarie alla natura. Vedere, cercare, fare, dire cose vergognose è sempre sconveniente. Perciò custodire sensi, pensieri, sentimenti.                                                                                                            

“Il settimo comandamento ordina il rispetto delle cose altrui”. Si deve rispettare la proprietà perché è voluta da Dio, è richiesta dalla dignità dell’uomo. Ogni individuo ha diritto di possedere per vivere e star bene. Si deve dare a ciascuno quello che gli aspetta. Chi ruba, chi reca danni deve riparare.                          

“L’ottavo comandamento ordina di rispettare e dire la verità”. Essere sinceri perché Dio sa tutto e vede tutto e perché la carità vuole la sincerità. Il bugiardo è un falso, un egoista. “La lingua bugiarda fa molte rovine” (Pro 26,28).                                                                        

“Il decimo comandamento ordina di essere giusti e moderati nel possedere ed essere pazienti nella povertà”. Il cristiano deve contentarsi del sufficiente per vivere. Chi si affanna per le ricchezze è stolto. Il giusto prega: “O Signore, non darmi né povertà né ricchezza, ma fammi avere il necessario per vivere” (Pro 30, 7).Non è giusto che ci sia chi spreca e chi patisce la fame. I beni della terna sono per far vivere tutti. Ogni individuo ha il diritto di avere il necessario. Chi è ricco deve servirsi bene delle ricchezze, essere generoso per le opere buone. Dunque Dio con i comandamenti ci insegna come dobbiamo comportarci per vivere in maniera umana e dignitosa. Cerchiamo di osservarli e vivremo tranquilli. I Comandamenti si devono osservare tutti e bene. Il Libro sacro dice: “Questi precetti ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come segno, li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte” (Dt 6,6).

 

I DUE PRECETTI DELLA CARITA

1.     Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il cuore, con tutta lanima e con tutta la tua mente.

2.     Amerai il prossimo tuo come te stesso

Il primo precetto della carità ci comanda di amare Dio più di tutte le cose e più di tutte le persone. Dobbiamo amare Dio perché è sommo bene e perché Lui ci ha amato infinitamente.

Il secondo precetto ci comandare di amare il prossimo come amiamo noi stessi. Tutte le persone con le quali abbiamo rapporto sono il nostro prossimo. Dobbiamo amare il prossimo perché lo vuole Dio; perché siamo tutti creature di Dio e fratelli in Gesù Cristo: dobbiamo essere legati dalla carità, formare una sola famiglia in Cristo. Il prossimo si ama non facendo mai del male a nessuno; facendo agli altri sempre il bene che possiamo; perdonando a chi ci fa del male. Tra i cristiani deve regnare la carità, la concordia, la pace. Stare sempre in pace con tutti. La carità deve essere il vero distintivo del cristiano. Quando il prossimo è cattivo, è bugiardo, prepotente, imbroglione si deve perdonare... ma anche guardarsi e difendersi. Gesù trattò male i Farisei, li condannò. I malvagi, i perfidi, gli ipocriti i delinquenti, i criminali meritano condanna, punizione.

 

LE BEATITUDINI EVANGELICHE

1.     Beati i poveri nello spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli.

2.     Beati i miti, perché possederanno la terra.

3.     Beati coloro che piangono, perché saranno consolati.

4.     Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati.

5.     Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia.

6.     Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

7.     Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

8.     Beati i perseguitati a causadella giustizia, perché di essi è il Regno dei Cieli.

Beati i poveri in spirito (Mt 5,3), cioè gli umili di cuore. I Padri della Chiesa di solito interpretano la povertà in spirito come umiltà: Aggiunse in spirito, perché si intendesse lumiltà e non la penuria. Abbastanza spesso però vi includono il distacco interiore dalla ricchezza e la povertà volontaria: Non si tratta di poveri in rapporto alla ricchezza, ma di coloro che hanno scelto la povertà interiormente. Si tratta sostanzialmente di un atteggiamento di abbandono fiducioso in Dio, che implica la libertà da se stessi e dalle cose, solidarietà con i poveri. Gli umili sono felici dei beni che ricevono e più ancora di riceverli da Dio. Si accettano come sono, lieti anche della loro debolezza, che consente alla forza di Dio di manifestarsi. Non si deprimono nelle difficoltà. Sanno valorizzare tutte le possibilità di bene. Non si lasciano possedere dalle cose: Ho imparato ad essere povero ed ho imparato ad essere ricco (Fil 4,12). Tuttavia sanno che una certa disponibilità di beni è necessaria alla crescita della persona umana; quindi, per amore dei fratelli, lottano contro la miseria e lingiustizia: in tutto il loro comportamento seguono Cristo, il quale per salvarci, da ricco che era, si è fatto povero (2 Cor 8,9), si è svuotato di se stesso per obbedire in ogni cosa al disegno del Padre .

Beati gli afflitti (Mt 5,4). Sono quelli che si addolorano per il male che è nel mondo, come Gesù piange su Gerusalemme. Essi anelano ad un mondo nuovo. Espiano i propri peccati e riparano a quelli degli altri. Portano la croce dietro a Gesù. Dio li consola in ogni tribolazione e li rende capaci di consolare gli altri.

Beati i miti (Mt 5,5). Beati coloro che sono umili, pazienti e miti. Chi è umile davanti a Dio è mite, rispettoso e condiscendente con il prossimo. Non avanza pretese eccessive. Rinuncia primeggiare sugli altri. A volte è perfino capace di rinunciare alla difesa dei propri diritti e alla propria giustificazione di fronte a ingiuste accuse. Segue Gesù mite e umile di cuore (Mt 11,29) e come lui conquista il mondo con la forza della sua umanità e carità.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia (Mt 5,6), quanti seriamente e appassionatamente desiderano attuare nella propria vita la nuova giustizia evangelica. Non si adagiano sulla verità che possiedono, nelle virtù che praticano. Cercano di crescere, per essere perfetti a somiglianza del Padre celeste. In questo modo seguono Gesù che ha compiuto ogni giustizia (Mt 3,15).

Beati i misericordiosi (Mt 5,7) coloroche sanno perdonare e compiono opere di misericordia verso il prossimo che si trova in difficoltà. Imitano Gesù che incarna la misericordia del Padre.

Beati i puri di cuore (Mt 5,8). Sono le persone rette di cuore. Consapevoli del profondo disordine che si radica nel cuore delluomo, vigilano su se stessi e si purificano incessantemente. Sono leali con Dio e sinceri nel cercare la sua volontà; sono schietti e franchi con gli altri, come Gesù.

Beati gli operatori di pace (Mt 5,9), coloro che per amore progettano e costruiscono rapporti giusti. Si impegnano a creare una convivenza armoniosa, in cui sia rispettata la dignità di ogni persona e loriginalità di ogni gruppo sociale. Promuovono per tutti il benessere materiale e spirituale, temporale ed eterno. Partecipano così alla missione di Gesù, che porta agli uomini la pienezza della vita, la vera pace.

Beati i perseguitati per causa della giustizia (Mt 5,10). Si tratta di chi subisce insulti, discriminazioni e violenze a motivo della nuova giustizia evangelica, e quindi a motivo della sua identità cristiana

: Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia (Mt 5,11). Lamore appassionato per Cristo e il fascino del suo vangelo danno il coraggio e anche la gioia, di affrontare prove, quotidiane o eccezionali che siano, nella consapevolezza di seguire più da vicino il Maestro, ingiustamente perseguitato.

Gli atteggiamenti indicati dalle beatitudini tracciano la via cristiana alla felicità; in definitiva si riassumono nellaffidarsi totalmente allamore di Dio e nel riamare Dio e gli altri fino al dono totale di sé. Su questa via Gesù si pone davanti a noi come modello vivo e personale, con una forza di persuasione e una ricchezza di valori che trascende qualsiasi norma etica. Egli incarna la legge e la supera nellamore. E la via nuova e vivente (Eb 10,20), la via, la verità e la vita (Gv 14,6). Chi lo segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita (Gv 8,12).  

 

I CINQUE PRECETTI GENERALI DELLA CHIESA

1.     Partecipare alla Messa domenicale e le altre feste di precetto.

2.     Santificare i giorni di penitenza,come dispone la Chiesa.

3.     Confessarsi almeno una volta all’anno e comunicarsi almeno nel periodo pasquale.

4.     Soccorrere alle necessità della Chiesa, contribuendo secondo le leggi e le usanze.

5.     Non celebrare solennemente le nozze nei tempi proibiti (quaresima e avvento).

     (Precetto vuoi dire legge, comando). Si deve partecipare alla Messa nei giorni festivi perché la Messa è il centro della religione, è l’azione più importante della Liturgia.                                             

 Circa il secondo precetto riguardante l’astinenza dalle carni e il digiuno, i Vescovi italiani, sulla base dei canoni 1251, 1252 e 1253 del Codice di Diritto Canonico, hanno stabilito che il Venerdì Santo e il Mercoledì delle Ceneri sono giorni di astinenza e di digiuno. I venerdì di Quaresima sono giorni di astinenza dalle carni, In tutti gli altri venerdì dell’anno l’astinenza dalle carni può essere liberamente sostituita con altra opera di penitenza da compiersi nello stesso giorno (una elemosina, la rinuncia ad un divertimento, un’opera di misericordia corporale e spirituale, la recita del Rosario, ecc). L’obbligo del digiuno va dagli anni 18 compiuti ai 59 compiuti; l’obbligo dell’astinenza dalle carni comincia dagli anni 14 compiuti. La Chiesa ci chiede sacrifici, mortificazioni, opere di penitenza per farci essere virtuosi. Il corpo deve essere servo e non padrone. Chi ha peccati gravi deve confessarsi quanto prima. Ogni volta che uno non sta tranquillo in coscienza deve confessarsi. Il buon cristiano che ha capito che l’Eucaristia è Gesù Cristo, fa spesso la comunione per unirsi a Lui.

 

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE

1.     Dar da mangiare a chi ha fame.

2.     Dar da bere a chi ha sete.

3.     Dare vesti a chi ne ha bisogno.

4.     Alloggiare chi non ha casa.

5.     Visitare ed assistere gli ammalati e chiè solo.

6.     Visitare i carcerati e aiutare gli handicappati.

7.     Partecipare al funerale dei fedeli defunti.

8.     LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE

1.     Consigliare i dubbiosi.

2.     Insegnare a chi non sa.

3.     Ammonire chi sbaglia.

4.     Consolare gli afflitti.

5.     Perdonare le offese ricevute.

6.     Sopportare con pazienza le persone moleste.

7.     Pregare Dio per i vivi e suffragare i fedeli defunti.

Le opere di misericordia corporale sono opere fatte per il bene del prossimo. I poveri, i sofferenti ci richiamano Gesù. Chi aiuta il povero, aiuta Gesù; chi disprezza il povero, disprezza Gesù. Gli affamati, gli assetati, gli ignudi, i pellegrini, gli infermi, i carcerati non si devono trascurare. Gesù darà una grande ricompensa a chi li aiuta. Nella società odierna così carente nel soccorrere quanti si trovano in stato di bisogno, il volontariato esercitato in qualsiasi sua forma e per amore di Dio e dei fratelli, realizza in modo davvero gratificante le sette opere di misericordia corporale. Le opere di misericordia spirituale riguardano anchesse il bene del prossimo in relazione alle sue necessità di ordine interiore, disciplinano i nostri rapporti con gli altri fondandoli sulla comprensione e la pazienza, ci invitano ad associare nella preghiera i vivi e i morti.

I SETTE VIZI CAPITALI

1.     Superbia.

2.     Avarizia.

3.     Lussuria.

4.     Ira.

5.     Gola.

6.     Invidia.

7.     Accidia (ozio).

  Il vizio è labitudine di fare il male: intorbida la ragione e guasta il cuore. I sette vizi capitali sono i vizi più gravi che rovinano lanima e spesso anche il corpo.                
 La superbia è (a troppa stima di se stessi e il disprezzo degli altri. È la radice di ogni male: cambiò gli angeli in demoni, scacciò dal paradiso i progenitori. Bisogna essere umili perché Dio resiste ai superbi e dà la grazia agli umili.                            
Lavarizia è lattaccarsi troppo al denaro e alla roba. Lavaro è un egoista; egli dice: Tutto a me, niente per gli altri. Il denaro deve servire per vivere e per fare opere buone.                                                                                                                                            
La lussuria è lo sfrenato abbandono ai piaceri sensuali: è il vizio di chi sì dà alla  vita cattiva, alle azioni cattive. La lussuria rovina lindividuo, la famiglia, la società: degrada e rende triste la vita. Il cristiano deve essere puro. Gesù ha detto: Beati i puri di cuore perché vedranno Dio (Mt 5,8).     

L’ira è l’agitazione dell’anima contro persone o cose; è sfogo cattivo contro il prossimo. Toglie la ragione e fa commettere molte mancanze. Quando uno si adira non sa più quello che fa. Il cristiano deve dominarsi, essere paziente e mite.

La gola è l’avidità di cibi e bevande. Il goloso pensa solo a mangiare e a bere, vuole sempre le cose migliori. Si deve mangiare per vivere e non vivere per mangiare.

L’invidia è il rattristarsi per il bene degli altri o il godere per il male degli altri. Il            cristiano non deve mai invidiare. Dobbiamo essere contenti se gli altri stanno meglio di noi. Contentiamoci di quello che abbiamo e del posto che occupiamo.

L’accidia è la pigrizia, la svogliatezza nel fare il bene; è la negligenza nei doveri di religione. E accidioso chi è pigro e svogliato. Il lavoro è voluto da Dio. Tutti dobbiamo lavorare. L’ozio è il padre dei vizi. Il cristiano non deve essere pigro, negligente e svogliato, ma deve compiere il proprio dovere con diligenza e sveltezza.  

 

I SEI PECCATI CONTRO LO SPIRITO SANTO

1.     Disperare della salvezza eterna.

2.     Presumere di salvarsi senza merito.

3.     Impugnare la verità conosciuta.

4.     Invidia della grazia altrui.

5.     Ostinarsi nei peccati.

6.     Impenitenza finale

1)         Disperazione della salvezza vuol dire non aver più speranza di salvarsi l’anima. Questo è il peccato di Caino e di Giuda che non chiesero perdono a Dio. Il    Signore è misericordioso quindi mai disperare. Si deve ri­tornare a Dio sinceramente pentiti e riparare il male fatto. Gesù ha detto: “ Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori” (Lc 5,32) 5,32).                                                    

2) Presunzione di salvarsi senza merito vuoi dire pretendere di salvarsi senza meritarlo. il Paradiso si deve meritare, non  è fatto per i poltroni.                                                                                             

3) Impugnare la verità conosciuta vuol dire negare la verità, dire il falso invece dei vero che si conosce. La sincerità deve risplendere nella vita del cristiano.                                                              

  4) Invidia della grazia altrui vuoi dire invidiare i buoni cristiani che vivono in grazia di Dio. i buoni cristiani si devono imitare  e non invidiare.                                                                                                    

5)         Ostinazione nei peccati vuol dire continuare a peccare, indurirsi nel male senza cercare di correggersi. Chi si abbandona al peccato viene abbandonato da Dio.                                                   

6)         Impenitenza finale vuoi dire portarsi male fino alla fine della vita: morire senza pentimento. Chi non si vuoi ravvedere dimostra cattiva volontà e non può avere il perdono di Dio  

 

I QUATTRO PECCATI CHE OFFENDONO MAGGIORMENTE DIO

1.     Omicidio, suicidio, aborto volontario.

2.     Peccato impuro contro natura.

3.     Oppressione dei poveri.

4.     Frode nella paga agli operai.

Si chiamano peccati che gridano vendetta perché sono peccati gravissimi.                                       

1) Omicidio volontario vuoi dire uccidere di propria volontà. il primo omicida fu Caino che uccise l’innocente Abele.                                                                                                                        

2) Peccato impuro contro natura vuoi dire fare cose impure, cose cattive che sono contrarie alla natura. La legge naturale è voluta da Dio; non si deve andare contro natura. i peccati impuri contro natura sono puniti gravemente da Dio. Sodoma e Gomorra furono distrutte per questi peccati.

3)Oppressione dei poveri vuol dire trattare male i poveri, disprezzarli, recare loro danni. I poveri si devono trattare bene e aiutare.

4) Frode nella mercede agli operai vuol dire non dare la giusta paga agli operai. L’operaio si deve trattare con molta giustizia.  Evidentemente la giustizia sociale riguarda ogni dipendente in qualsiasi settore presti la propria opera. Ciascuno ha diritto allo stipendio e ai contributi previsti dalle leggi sindacali per assicurarsi le prestazioni necessarie alla vita del singolo e dei familiari.

 

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