
Dalle «Omelie» di San Giovanni
Crisostomo
Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto
di disprezzo nelle sue membra, cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi.
Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri
quando soffre per il freddo e la nudità. Colui che ha detto: "Questo è il
mio corpo", confermando il fatto con la parola, ha detto anche: "Mi avete
visto affamato e non mi avete dato da mangiare" e "ogni volta che non avete
fatto queste cose a uno dei più piccoli fra questi, non l'avete fatto
neppure a me".
Il corpo di Cristo che sta sull'altare non ha bisogno di mantelli, ma di
anime pure; mentre quello che sta fuori ha bisogno di molta cura. Impariamo
dunque a pensare e a onorare Cristo come egli vuole. Infatti l'onore più
gradito, che possiamo rendere a colui che vogliamo venerare, è quello che
lui stesso vuole, non quello escogitato da noi.
Che vantaggio può avere Cristo se la mensa del sacrificio è piena di vasi
d'oro, mentre poi muore di fame nella persona del povero? Prima sazia
l'affamato, e solo in seguito orna l'altare con quello che rimane. Gli
offrirai un calice d'oro e non gli darai in bicchiere d'acqua? che bisogno
c'è di adornare con veli d'oro il suo altare, se poi non gli offri il
vestito necessario? che guadagno ne ricava egli? Dimmi: se vedessi uno privo
del cibo necessario e, senza curartene, adornassi d'oro solo la sua mensa,
credi che ti ringrazierebbe, o piuttosto non s'infurierebbe contro di te? e
se vedessi uno coperto di stracci e intirizzito dal freddo, e, trascurando
di vestirlo, gli innalzassi colonne dorate, dicendo che lo fai in suo onore,
non si riterrebbe forse di essere beffeggiato e insultato in modo atroce?
Pensa la stessa cosa di Cristo, quando va errante e pellegrino, bisognoso di
un tetto. Tu rifiuti di accoglierlo nel pellegrino e adorni invece il
pavimento, le pareti, le colonne e i muri dell'edificio sacro. Attacchi
catene d'argento alle lampade, ma non vai a visitarlo quando lui è
incatenato in carcere. Dico questo non per vietarvi di procurare tali
addobbi e arredi sacri, ma per esortarvi a offrire, insieme a questi, anche
il necessario aiuto ai poveri, o, meglio, perché questo sia fatto prima di
quello. Nessuno è mai stato condannato per non aver cooperato ad abbellire
il tempio, ma chi trascura il povero è destinato alla geenna, al fuoco
inestinguibile e al supplizio con i demoni. Perciò,
mentre adorni l'ambiente per il culto, non chiudere il tuo cuore al fratello
che soffre. Questo è il tempio vivo più prezioso di quello.
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Motivo del titolo “FUOCOVIVO” |
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Quando
ti imbatti in una cosa bella, la racconti. E quando ti imbatti in una
cosa vera, la dici. E se hai capito che la storia di Gesù ha illuminato
il cammino del mondo e dell'uomo dandogli senso, allora lo racconti.
Non
puoi farne a meno. E' come se dentro ti ardesse un fuoco, un "Fuoco
Vivo".
E se
l'incontro con Gesù ha cambiato la tua esistenza dandole forza,
direzione, senso, allora inviti gli amici a condividerla. |
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fuoco vivo -
Gen Rosso & Gen Verde"
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Azione e
Contemplazione |
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Fra
gli episodi evangelici che possono illuminare il cammino del cristiano e
che ci pongono il problema del nostro atteggiamento dinanzi a Cristo,
l’episodio di Marta e Maria ci fa riflettere sul modo di accogliere il
Salvatore nella nostra esistenza.
I
Santi hanno sperimentato una profonda unità di vita tra preghiera e
azione, tra l’amore totale a Dio e l’amore ai fratelli. San Bernando,
che è un modello di armonia tra contemplazione ed operosità, nel libro
De consideratione, indirizzato al Papa Innocenzo II per offrigli alcune
riflessioni circa il suo ministero, insiste proprio sull’importanza del
raccoglimento interiore, della preghiera per difendersi dai pericoli di
una attività eccessiva, qualunque sia la condizione in cui ci si trova e
il compito che si sta svolgendo. San Bernardo afferma che le troppe
occupazioni, una vita frenetica, spesso finiscono per indurire il cuore
e far soffrire lo spirito (cfr II, 3).
E’ un
prezioso richiamo per noi oggi, abituati a valutare tutto con il
criterio della produttività e dell’efficienza.
Senza
la preghiera quotidiana vissuta con fedeltà, il nostro fare si svuota,
perde l’anima profonda, si riduce ad un semplice attivismo che, alla
fine, lascia insoddisfatti. C’è una bella invocazione della tradizione
cristiana da recitarsi prima di ogni attività, che dice così: «Actiones
nostras, quæsumus, Domine, aspirando præveni et adiuvando prosequere, ut
cuncta nostra oratio et operatio a te semper incipiat, et per te coepta
finiatur», cioè: «Ispira le nostre azioni, Signore, e
accompagnale con il tuo aiuto, perché ogni nostro parlare ed agire abbia
sempre da te il suo inizio e in te il suo compimento». Ogni passo della
nostra vita, ogni azione, anche della Chiesa, deve essere fatta davanti
a Dio, alla luce della sua Parola.
LEGGI ANCHE: "Preghiera o
Carità?"
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Copio e incollo... |
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Mi ha impressionato di recente leggere una pagina di San Vincenzo de’
Paoli, il Santo della carità,
che decise di dedicare
tutta l'esistenza alla cura e all'evangelizzazione dei più poveri che
popolavano le città e le campagne,
e quindi sembrerebbe, dell’attivismo e dell’iniziativa; e invece scrive:
“Le cose di Dio si fanno da sé e la vera sapienza consiste nel seguire
passo passo la Provvidenza. Spesso le opere si guastano perché si agisce
secondo le proprie inclinazioni. Le opere di Dio non si fanno quando
desideriamo noi, bensì quando piace a lui. Aspettate sempre
pazientemente l’evidenza della sua santa e adorabile volontà. Noi
dobbiamo contentarci di mettere a frutto i pochi talenti che ci ha messo
in mano, senza darci pena per averne dei più grandi, o dei più estesi.
Se siamo fedeli nel poco, Dio ci costituirà sopra il molto; ma questo
riguarda lui e non noi. Lasciamolo fare e rimaniamo tranquilli nel
nostro guscio. Se desidera qualcosa di più, sarà lui a provvedere e non
noi. Se Dio vuole che la cosa si faccia, il ritardo non guasterà nulla;
e meno ci sarà del nostro, più ci sarà del suo.
Dobbiamo gemere davanti a Dio nel vedere tanti bisogni nella Chiesa, e
pregare la divina bontà che voglia provvedervi e inviare buoni operai
alla sua vigna; mai offrirci noi agli uomini in un qualche luogo prima
che vi siamo chiamati, non lo dobbiamo fare. Se Dio vuol servirsi di noi
per qualche cosa che riguarda la sua gloria, egli, a questo scopo, ci
conserverà; io lo credo. La grazia ha i suoi momenti. Abbandoniamoci
dunque alla Provvidenza di Dio e guardiamoci dal volerla anticipare”
(da Perfezione evangelica) |
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LA
PREGHIERA DEL SITO |
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I discepoli di Emmaus
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo
spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo
riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un
l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava
con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E
partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono
riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano:
«Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi
riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano
riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a
loro e disse: «Pace a voi!».
(Lc
24,30-36)
PREGHIAMO INSIEME
Santo
Spirito, concedici di bruciare per incendiare! E se già bruciavamo,
donaci di bruciare ancora di più, non per noi, ma per comunicare questo
fuoco d’Amore a quelli che incontriamo, specialmente a coloro che non
hanno ancora dato la loro vita a Gesù. |
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«TESTIMONI DEL RISORTO.
ANCHE SU INTERNET»
“Il
web non come uno spazio virtuale da occupare ma un ambito in cui offrire
la nostra testimonianza, e dove riportare senso, dialogo e relazioni”.
Questo, in una frase, quanto è scaturito dal Convegno nazionale
“Testimoni Digitali” organizzato dalla CEI a Roma nei giorni 22-23-24
aprile 2010.
Difficile descrivere in così poche righe quanto detto dai numerosi e
prestigiosi relatori che si sono alternati durante i lavori. Essi hanno
di volta in volta indicato le linee guida che la Chiesa del nuovo
millennio deve seguire per poter affrontare le sfide missionarie,
educative ed etiche della Rete internet. “Bisogna rompere il silenzio su
temi come vita, famiglia, solidarietà per essere sale di sapienza senza
conformismi” – ha dichiarato il Card. Bagnasco –, che ha definito
Internet “luogo per annunciare Cristo e l’uomo”.
La rete è infatti sempre più un “luogo” da frequentare per stare in
contatto con gli altri, e poiché la Chiesa ha nell’annuncio di un
messaggio e nelle relazioni di comunione due pilastri fondanti del suo
essere, Rete e Chiesa sono destinate ad incontrarsi.
Sentir dire che “è urgente annunciare Cristo anche su internet”, da
cristiano che da anni vi opera – seppur in maniera amatoriale ma allo
stesso tempo appassionato –, mi ha reso molto felice.
Il Convegno ha sicuramente fornito una iniezione di fiducia che adesso
va trasferita nelle diocesi.
È indispensabile che ognuno di noi – presbiteri e laici, uomini e donne,
giovani ed adulti, insegnanti e catechisti, operatori della
comunicazione e scettici del mondo digitale – rifletta sul grande
potenziale costituito dalle tecnologie digitali e su come esse stiano
modificando non soltanto il nostro modo di informarci e di comunicare,
ma anche e più in profondità le stesse relazioni tra persone. In
sinergia con quanto proposto dall’attuale Piano Pastorale della Chiesa
di Mazara del Vallo “Comunicazione e Missione”, impegniamoci, quindi, a
lasciare sul web tracce visibili di Cristo.
Ma occorre essere preparati e soprattutto attenti a puntare l’attenzione
sull’uomo.
“Non ci si può
accontentare
– come ha detto Mons. Giuliodori, presidente della Commissione
episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali – di dare una
verniciatura digitale alla testimonianza cristiana illudendosi che sia
sufficiente adottare qualche nuovo strumento di comunicazione per
rendere l’azione più accattivante e accettata”. La questione è ben
più profonda. Siamo chiamati a dare un’anima alla rete.
Vittore Saladino |
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L’icona o immagine che serve da modello per i credenti che vivono nel
mondo della comunicazione
(tratta dal capitolo 8 degli Atti degli Apostoli). |
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Il
diacono della Chiesa nascente Filippo è inviato dallo Spirito Santo in
una zona quasi desertica e lì trova un etiope, al servizio della regina
Candace, che legge la Scrittura ma senza comprenderne il significato.
Filippo cammina accanto al carro dell'eunuco, lo ascolta, gli chiede se
comprende ciò che legge.
L'etiope risponde con umiltà che ha bisogno che gli venga spiegato.
Filippo sale sul carro e gli spiega le Scritture annunciandogli il
Signore Gesù Cristo. L'uomo chiede di essere battezzato, e Filippo, dopo
averlo fatto, viene portato via dallo Spirito. Quel nuovo cristiano
prosegue sul suo cammino, molto felice.
Monsignor Celli ha invitato i partecipanti al Convegno “Testimoni
digitali” svoltosi a Roma dal 22 al 24 aprile 2010, a esercitare
un'autentica “diakonia” della cultura, vale a dire un servizio specifico
alle persone che sono alla ricerca di un senso per la loro vita, spesso
sole anche se a volte dotate di numerosi mezzi di comunicazione, per
ascoltarle, camminare con loro, andare al loro ritmo in una compagnia
autentica e proclamare loro in un modo adeguato alla loro cultura la
Buona Novella di Gesù Cristo. |
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Responsabile del sito
Vittore
Saladino
91025 MARSALA (TP)
Cell. 328.9736094
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