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Motivo del titolo “FUOCOVIVO” |
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Quando
ti imbatti in una cosa bella, la racconti. E quando ti imbatti in una
cosa vera, la dici. E se hai capito che la storia di Gesù ha illuminato
il cammino del mondo e dell'uomo dandogli senso, allora lo racconti.
Non
puoi farne a meno. E' come se dentro ti ardesse un fuoco, un "Fuoco
Vivo".
E se
l'incontro con Gesù ha cambiato la tua esistenza dandole forza,
direzione, senso, allora inviti gli amici a condividerla. |
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SE VUOI
ASCOLTARE LA CANZONE
"Come
fuoco vivo -
Gen Rosso & Gen Verde"
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Lettera ai cercatori di Dio |
Questa
“Lettera ai cercatori di Dio” è stata preparata per
iniziativa della Commissione Episcopale per la dottrina
della fede, l’annuncio e la catechesi della Conferenza
Episcopale Italiana, come sussidio offerto a chiunque voglia
farne oggetto di lettura personale, oltre che come punto di
partenza per dialoghi destinati al primo annuncio della fede
in Gesù Cristo, all’interno di un itinerario che possa
introdurre all’esperienza della vita cristiana nella Chiesa.
Il Consiglio Episcopale Permanente ne ha approvato la
pubblicazione nella sessione del 22–25 settembre 2008.
Frutto di un lavoro collegiale che ha coinvolto vescovi,
teologi, pastoralisti, catecheti ed esperti nella
comunicazione, la Lettera si rivolge ai “cercatori di Dio”,
a tutti coloro, cioè, che sono alla ricerca del volto del
Dio vivente. Lo sono i credenti, che crescono nella
conoscenza della fede proprio a partire da domande sempre
nuove, e quanti – pur non credendo – avvertono la profondità
degli interrogativi su Dio e sulle cose ultime. La Lettera
vorrebbe suscitare attenzione e interesse anche in chi non
si sente in ricerca, nel pieno rispetto della coscienza di
ciascuno, con amicizia e simpatia verso tutti.
Il testo parte da alcune domande che ci sembrano diffuse nel
vissuto di molti, per poi proporre l’annuncio cristiano e
rispondere alla richiesta: dove e come incontrare il Dio di
Gesù Cristo? Ovviamente, la Lettera non intende dire tutto:
essa vuole piuttosto suggerire, evocare, attrarre a un
successivo approfondimento, per il quale si rimanda a
strumenti più adatti e completi, fra cui spiccano il
Catechismo della Chiesa Cattolica e i Catechismi della
Conferenza Episcopale Italiana.
La Commissione Episcopale si augura che la Lettera possa
raggiungere tanti e suscitare reazioni, risposte, nuove
domande, che aiutino ciascuno a interrogarsi sul Dio di Gesù
Cristo e a lasciarsi interrogare da Lui. Affida perciò al
Signore queste pagine e chi le leggerà, perché sia Lui a
farne strumento della Sua grazia.
+ Bruno Forte
Arcivescovo di Chieti–Vasto
Presidente della Commissione Episcopale per la dottrina
della fede, l’annuncio e la catechesi
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SCARICA LA LETTERA AI CERCATORI DI DIO
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L’icona o immagine che serve da modello per i credenti che vivono nel
mondo della comunicazione
(tratta dal capitolo 8 degli Atti degli Apostoli). |
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Il
diacono della Chiesa nascente Filippo è inviato dallo Spirito Santo in
una zona quasi desertica e lì trova un etiope, al servizio della regina
Candace, che legge la Scrittura ma senza comprenderne il significato.
Filippo cammina accanto al carro dell'eunuco, lo ascolta, gli chiede se
comprende ciò che legge.
L'etiope risponde con umiltà che ha bisogno che gli venga spiegato.
Filippo sale sul carro e gli spiega le Scritture annunciandogli il
Signore Gesù Cristo. L'uomo chiede di essere battezzato, e Filippo, dopo
averlo fatto, viene portato via dallo Spirito. Quel nuovo cristiano
prosegue sul suo cammino, molto felice.
Monsignor Celli ha invitato i partecipanti al Convegno “Testimoni
digitali” svoltosi a Roma dal 22 al 24 aprile 2010, a esercitare
un'autentica “diakonia” della cultura, vale a dire un servizio specifico
alle persone che sono alla ricerca di un senso per la loro vita, spesso
sole anche se a volte dotate di numerosi mezzi di comunicazione, per
ascoltarle, camminare con loro, andare al loro ritmo in una compagnia
autentica e proclamare loro in un modo adeguato alla loro cultura la
Buona Novella di Gesù Cristo. |
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«TESTIMONI DEL RISORTO.
ANCHE SU INTERNET»
“Il
web non come uno spazio virtuale da occupare ma un ambito in cui offrire
la nostra testimonianza, e dove riportare senso, dialogo e relazioni”.
Questo, in una frase, quanto è scaturito dal Convegno nazionale
“Testimoni Digitali” organizzato dalla CEI a Roma nei giorni 22-23-24
aprile 2010.
Difficile descrivere in così poche righe quanto detto dai numerosi e
prestigiosi relatori che si sono alternati durante i lavori. Essi hanno
di volta in volta indicato le linee guida che la Chiesa del nuovo
millennio deve seguire per poter affrontare le sfide missionarie,
educative ed etiche della Rete internet. “Bisogna rompere il silenzio su
temi come vita, famiglia, solidarietà per essere sale di sapienza senza
conformismi” – ha dichiarato il Card. Bagnasco –, che ha definito
Internet “luogo per annunciare Cristo e l’uomo”.
La rete è infatti sempre più un “luogo” da frequentare per stare in
contatto con gli altri, e poiché la Chiesa ha nell’annuncio di un
messaggio e nelle relazioni di comunione due pilastri fondanti del suo
essere, Rete e Chiesa sono destinate ad incontrarsi.
Sentir dire che “è urgente annunciare Cristo anche su internet”, da
cristiano che da anni vi opera – seppur in maniera amatoriale ma allo
stesso tempo appassionato –, mi ha reso molto felice.
Il Convegno ha sicuramente fornito una iniezione di fiducia che adesso
va trasferita nelle diocesi.
È indispensabile che ognuno di noi – presbiteri e laici, uomini e donne,
giovani ed adulti, insegnanti e catechisti, operatori della
comunicazione e scettici del mondo digitale – rifletta sul grande
potenziale costituito dalle tecnologie digitali e su come esse stiano
modificando non soltanto il nostro modo di informarci e di comunicare,
ma anche e più in profondità le stesse relazioni tra persone. In
sinergia con quanto proposto dall’attuale Piano Pastorale della Chiesa
di Mazara del Vallo “Comunicazione e Missione”, impegniamoci, quindi, a
lasciare sul web tracce visibili di Cristo.
Ma occorre essere preparati e soprattutto attenti a puntare l’attenzione
sull’uomo.
“Non ci si può
accontentare
– come ha detto Mons. Giuliodori, presidente della Commissione
episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali – di dare una
verniciatura digitale alla testimonianza cristiana illudendosi che sia
sufficiente adottare qualche nuovo strumento di comunicazione per
rendere l’azione più accattivante e accettata”. La questione è ben
più profonda. Siamo chiamati a dare un’anima alla rete.
Vittore Saladino |
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LA
PREGHIERA DEL SITO |
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I discepoli di Emmaus
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo
spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo
riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un
l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava
con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E
partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono
riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano:
«Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi
riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano
riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a
loro e disse: «Pace a voi!».
(Lc
24,30-36)
PREGHIAMO INSIEME
Santo
Spirito, concedici di bruciare per incendiare! E se già bruciavamo,
donaci di bruciare ancora di più, non per noi, ma per comunicare questo
fuoco d’Amore a quelli che incontriamo, specialmente a coloro che non
hanno ancora dato la loro vita a Gesù. |
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Copio e incollo... |
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Mi ha impressionato di recente leggere una pagina di San Vincenzo de’
Paoli, il Santo della carità,
che decise di dedicare
tutta l'esistenza alla cura e all'evangelizzazione dei più poveri che
popolavano le città e le campagne,
e quindi sembrerebbe, dell’attivismo e dell’iniziativa; e invece scrive:
“Le cose di Dio si fanno da sé e la vera sapienza consiste nel seguire
passo passo la Provvidenza. Spesso le opere si guastano perché si agisce
secondo le proprie inclinazioni. Le opere di Dio non si fanno quando
desideriamo noi, bensì quando piace a lui. Aspettate sempre
pazientemente l’evidenza della sua santa e adorabile volontà. Noi
dobbiamo contentarci di mettere a frutto i pochi talenti che ci ha messo
in mano, senza darci pena per averne dei più grandi, o dei più estesi.
Se siamo fedeli nel poco, Dio ci costituirà sopra il molto; ma questo
riguarda lui e non noi. Lasciamolo fare e rimaniamo tranquilli nel
nostro guscio. Se desidera qualcosa di più, sarà lui a provvedere e non
noi. Se Dio vuole che la cosa si faccia, il ritardo non guasterà nulla;
e meno ci sarà del nostro, più ci sarà del suo.
Dobbiamo gemere davanti a Dio nel vedere tanti bisogni nella Chiesa, e
pregare la divina bontà che voglia provvedervi e inviare buoni operai
alla sua vigna; mai offrirci noi agli uomini in un qualche luogo prima
che vi siamo chiamati, non lo dobbiamo fare. Se Dio vuol servirsi di noi
per qualche cosa che riguarda la sua gloria, egli, a questo scopo, ci
conserverà; io lo credo. La grazia ha i suoi momenti. Abbandoniamoci
dunque alla Provvidenza di Dio e guardiamoci dal volerla anticipare”
(da Perfezione evangelica) |
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Responsabile del sito
Vittore
Saladino
91025 MARSALA (TP)
Cell. 335.58.11.924
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