Sono venuto a portare il fuoco sulla terra (Lc 12,49)

Se sarete quello che dovete essere metterete fuoco a tutto il mondo (Giovanni Paolo II)

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Motivo del titolo “FUOCOVIVO”

Eugène Burnand, Pietro e Giovanni accorrono al sepolcro la mattina della Resurrezione, 1898 (Parigi, Musée d'Orsay)Quando ti imbatti in una cosa bella, la racconti. E quando ti imbatti in una cosa vera, la dici. E se hai capito che la storia di Gesù ha illuminato il cammino del mondo e dell'uomo dandogli senso, allora lo racconti.

Non  puoi farne a meno. E' come se dentro ti ardesse un fuoco, un "Fuoco Vivo".

E se l'incontro con Gesù ha cambiato la tua esistenza dandole forza, direzione, senso, allora inviti gli amici a condividerla.

SE VUOI ASCOLTARE LA CANZONE

 "Come fuoco vivo - Gen Rosso & Gen Verde"

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Lettera ai cercatori di Dio

Questa “Lettera ai cercatori di Dio” è stata preparata per iniziativa della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi della Conferenza Episcopale Italiana, come sussidio offerto a chiunque voglia farne oggetto di lettura personale, oltre che come punto di partenza per dialoghi destinati al primo annuncio della fede in Gesù Cristo, all’interno di un itinerario che possa introdurre all’esperienza della vita cristiana nella Chiesa. Il Consiglio Episcopale Permanente ne ha approvato la pubblicazione nella sessione del 22–25 settembre 2008.

Frutto di un lavoro collegiale che ha coinvolto vescovi, teologi, pastoralisti, catecheti ed esperti nella comunicazione, la Lettera si rivolge ai “cercatori di Dio”, a tutti coloro, cioè, che sono alla ricerca del volto del Dio vivente. Lo sono i credenti, che crescono nella conoscenza della fede proprio a partire da domande sempre nuove, e quanti – pur non credendo – avvertono la profondità degli interrogativi su Dio e sulle cose ultime. La Lettera vorrebbe suscitare attenzione e interesse anche in chi non si sente in ricerca, nel pieno rispetto della coscienza di ciascuno, con amicizia e simpatia verso tutti.

Il testo parte da alcune domande che ci sembrano diffuse nel vissuto di molti, per poi proporre l’annuncio cristiano e rispondere alla richiesta: dove e come incontrare il Dio di Gesù Cristo? Ovviamente, la Lettera non intende dire tutto: essa vuole piuttosto suggerire, evocare, attrarre a un successivo approfondimento, per il quale si rimanda a strumenti più adatti e completi, fra cui spiccano il Catechismo della Chiesa Cattolica e i Catechismi della Conferenza Episcopale Italiana.

La Commissione Episcopale si augura che la Lettera possa raggiungere tanti e suscitare reazioni, risposte, nuove domande, che aiutino ciascuno a interrogarsi sul Dio di Gesù Cristo e a lasciarsi interrogare da Lui. Affida perciò al Signore queste pagine e chi le leggerà, perché sia Lui a farne strumento della Sua grazia. 


+ Bruno Forte
Arcivescovo di Chieti–Vasto
Presidente della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi

SCARICA LA LETTERA AI CERCATORI DI DIO

 

L’icona o immagine che serve da modello per i credenti che vivono nel mondo della comunicazione (tratta dal capitolo 8 degli Atti degli Apostoli).

Il diacono della Chiesa nascente Filippo è inviato dallo Spirito Santo in una zona quasi desertica e lì trova un etiope, al servizio della regina Candace, che legge la Scrittura ma senza comprenderne il significato. Filippo cammina accanto al carro dell'eunuco, lo ascolta, gli chiede se comprende ciò che legge.

L'etiope risponde con umiltà che ha bisogno che gli venga spiegato. Filippo sale sul carro e gli spiega le Scritture annunciandogli il Signore Gesù Cristo. L'uomo chiede di essere battezzato, e Filippo, dopo averlo fatto, viene portato via dallo Spirito. Quel nuovo cristiano prosegue sul suo cammino, molto felice.

Monsignor Celli ha invitato i partecipanti al Convegno “Testimoni digitali” svoltosi a Roma dal 22 al 24 aprile 2010, a esercitare un'autentica “diakonia” della cultura, vale a dire un servizio specifico alle persone che sono alla ricerca di un senso per la loro vita, spesso sole anche se a volte dotate di numerosi mezzi di comunicazione, per ascoltarle, camminare con loro, andare al loro ritmo in una compagnia autentica e proclamare loro in un modo adeguato alla loro cultura la Buona Novella di Gesù Cristo.

 

«TESTIMONI DEL RISORTO.

ANCHE SU INTERNET»

“Il web non come uno spazio virtuale da occupare ma un ambito in cui offrire la nostra testimonianza, e dove riportare senso, dialogo e relazioni”.

Questo, in una frase, quanto è scaturito dal Convegno nazionale “Testimoni Digitali” organizzato dalla CEI a Roma nei giorni 22-23-24 aprile 2010.

Difficile descrivere in così poche righe quanto detto dai numerosi e prestigiosi relatori che si sono alternati durante i lavori. Essi hanno di volta in volta indicato le linee guida che la Chiesa del nuovo millennio deve seguire per poter affrontare le sfide missionarie, educative ed etiche della Rete internet. “Bisogna rompere il silenzio su temi come vita, famiglia, solidarietà per essere sale di sapienza senza conformismi” – ha dichiarato il Card. Bagnasco –, che ha definito Internet “luogo per annunciare Cristo e l’uomo”.

La rete è infatti sempre più un “luogo” da frequentare per stare in contatto con gli altri, e poiché la Chiesa ha nell’annuncio di un messaggio e nelle relazioni di comunione due pilastri fondanti del suo essere, Rete e Chiesa sono destinate ad incontrarsi.

Sentir dire che “è urgente annunciare Cristo anche su internet”, da cristiano che da anni vi opera – seppur in maniera amatoriale ma allo stesso tempo appassionato –, mi ha reso molto felice.

Il Convegno ha sicuramente fornito una iniezione di fiducia che adesso va trasferita nelle diocesi.

È indispensabile che ognuno di noi – presbiteri e laici, uomini e donne, giovani ed adulti, insegnanti e catechisti, operatori della comunicazione e scettici del mondo digitale – rifletta sul grande potenziale costituito dalle tecnologie digitali e su come esse stiano modificando non soltanto il nostro modo di informarci e di comunicare, ma anche e più in profondità le stesse  relazioni tra persone. In sinergia con quanto proposto dall’attuale Piano Pastorale della Chiesa di Mazara del Vallo “Comunicazione e Missione”, impegniamoci,  quindi, a lasciare sul web tracce visibili di Cristo.

Ma occorre essere preparati e soprattutto attenti a puntare l’attenzione sull’uomo.

“Non ci si può accontentare – come ha detto Mons. Giuliodori, presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali – di dare una verniciatura digitale alla testimonianza cristiana illudendosi che sia sufficiente adottare qualche nuovo strumento di comunicazione per rendere l’azione più accattivante e accettata”. La questione è ben più profonda. Siamo chiamati a dare un’anima alla rete.

Vittore Saladino

 

LA PREGHIERA DEL SITO

I discepoli di Emmaus

Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». (Lc 24,30-36)

 

PREGHIAMO INSIEME

Santo Spirito, concedici di bruciare per incendiare! E se già bruciavamo, donaci di bruciare ancora di più, non per noi, ma per comunicare questo fuoco d’Amore a quelli che incontriamo, specialmente a coloro che non hanno ancora dato la loro vita a Gesù.

Copio e incollo...

Mi ha impressionato di recente leggere una pagina di San Vincenzo de’ Paoli, il Santo della carità, che decise di dedicare tutta l'esistenza alla cura e all'evangelizzazione dei più poveri che popolavano le città e le campagne, e quindi sembrerebbe, dell’attivismo e dell’iniziativa; e invece scrive:

“Le cose di Dio si fanno da sé e la vera sapienza consiste nel seguire passo passo la Provvidenza. Spesso le opere si guastano perché si agisce secondo le proprie inclinazioni. Le opere di Dio non si fanno quando desideriamo noi, bensì quando piace a lui. Aspettate sempre pazientemente l’evidenza della sua santa e adorabile volontà. Noi dobbiamo contentarci di mettere a frutto i pochi talenti che ci ha messo in mano, senza darci pena per averne dei più grandi, o dei più estesi. Se siamo fedeli nel poco, Dio ci costituirà sopra il molto; ma questo riguarda lui e non noi. Lasciamolo fare e rimaniamo tranquilli nel nostro guscio. Se desidera qualcosa di più, sarà lui a provvedere e non noi. Se Dio vuole che la cosa si faccia, il ritardo non guasterà nulla; e meno ci sarà del nostro, più ci sarà del suo.
Dobbiamo gemere davanti a Dio nel vedere tanti bisogni nella Chiesa, e pregare la divina bontà che voglia provvedervi e inviare buoni operai alla sua vigna; mai offrirci noi agli uomini in un qualche luogo prima che vi siamo chiamati, non lo dobbiamo fare. Se Dio vuol servirsi di noi per qualche cosa che riguarda la sua gloria, egli, a questo scopo, ci conserverà; io lo credo. La grazia ha i suoi momenti. Abbandoniamoci dunque alla Provvidenza di Dio e guardiamoci dal volerla anticipare” (da Perfezione evangelica)

 

Responsabile del sito

Vittore Saladino

91025 MARSALA (TP)

Cell. 335.58.11.924

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